IL ’68 NE COMPIE 50 E C’E’ QUALCOSA DI NUOVO NELL’ARIA

DI CARLO PATRIGNANI

Il Sessantotto, la ribellione all’ordine costituito iniziata nel ’64 a Berkeley, divenuta presto anche in Europa rivolta contro l’autorità per una libertà generica e finita per il sotteso pensiero religioso nella religione, nella droga e, dieci anni dopo, nella lotta armata, di anni ne compie 50 in un mondo oggi dominato dal dogma neoliberista: la ricchezza nelle mani di pochi, dell’1% sempre più ricco, disagio e povertà nella vita dei molti, del restante 99%.

E 50 anni dopo, nonostante il dominio neoliberista, c’è qualcosa di nuovo nell’aria che induce a pensare a una svolta che ne può ripercorrere genesi, tragitto e esiti, ma diversi, grazie ancora ai movimenti giovanili – i Millennials – che sia negli Usa che in alcuni paesi europei – Regno Unito, Spagna Portogallo, Finlandia – sono tornati a farsi sentire, a essere i protagonisti di una ribellione nonviolenta contro l’ordine costituito dal neoliberismo.

Ribellione sintetizzata nella parola Youthquake, che indica – secondo l’Oxford Dictionary  che l’ha eletta parola dell’anno 2017 – un significativo cambiamento culturale politico o sociale derivante dalle azioni o dall’influenza dei giovani. Di più, dice del terremoto che ha alterato il paesaggio di Westminister, il quartiere londinese dove ha sede, al numero 10 di Downing Street, il governo inglese ora guidato dalla lady Tory, il partito conservatore, Theresa May.

Una parola, Youthquake, che, nata dall’incontro, per le elezioni politiche di giugno scorso, tra il movimento giovanile e il leader del Labour Party, il vecchio signore Jeremy Corbyn sull’obiettivo di costruire con il Socialismo del XXI°  il governo for the many, not the few, è di estrazione politica, ma al tempo stesso offre the hope for change, una speranza di cambiamento.

Un analogo fenomeno culturale, politico, sociale sta diffondendosi negli Usa con tanti giovani e donne a sostegno dell’ideatore di Our Revolution, il vecchio signore e senatore socialista del Vermont, Bernie Sanders che nelle elezioni presidenziali di un anno fa di slancio ha sfidato Democratic Party e Republican Party, nella lotta senza quartiere contro l’establishment economico e finanziario.

Di nuovo parte dagli Usa e dai giovani la ribellione a una cultura che ha cancellato il collettivo e imposto un modello perverso di società in cui le persone non sono esseri umani ma oggetti, cose, secondo lo schema della lady di ferro dei Tory Margaret Thacher: la società non esiste, esistono individui, uomini, donne e famiglie, per cui il benestante e ricco sarà sempre più benestante e ricco, il disagiato e povero sempre più disagiato e povero.

Di nuovo dagli Usa e dai giovani guidati da Sanders, che ha conquistato anche il sindaco di New York, Bill de Blasio, la ribellione senza armi approda in Europa dove l’epicentro, ironia della sorte, è il Regno Unito guidato con grandi difficoltà dalla lady più di latta che di ferro dei Tory, la May, ma fortemente influenzato dalle idee e dai programmi ambiziosi del veterano dell’ala sinistra del Labour, l’anomalo ribelle pacifista e anticapitalista, Corbyn.

Oggi rispetto a 50 anni fa molte cose sono cambiate che fanno pensare a una possibile riuscita della ribellione in fieri e non alla tragedia di una rivolta fallita: sono stati smascherati i grandi pensatori, i maitre a penser di quel tempo, da Heidegger a Freud, da Binswanger a Basaglia, da Sartre a Foucault a Marcuse, che costruirono teorie false fuse a ideologie fasulle, il comunismo, dal tratto comune: siamo tutti figli di Caino, tutto quel che non è ragione, comportamento, coscienza, ossia il non cosciente è inconoscibile e sta nelle mani della religione perchè anima o infinito, come sosteneva Spinoza.

Oggi rispetto a 50 anni fa c’è, esiste, ed è ben conosciuta, non solo in Italia, la teoria della nascita dello psichiatra dell’Analisi Collettiva, Massimo Fagioli scomparso quasi un anno fa: una teoria che Stefania Rossini conosce bene, benissimo, ma che nella sua rievocazione – Tutti dall’Io il sabato sera – del ’68 sull’Espresso ignora, come se la storia rivoluzionaria dell’Analisi Collettiva iniziata nel ’75-’76 non fosse mai esistita.

Ma si trattava di fare psichiatria, si trattava di fare cura e adesso, nonostante che qui si stiano facendo tantissime cose, resta il punto cardine di fare psichiatria per la storia della cura della malattia mentale…cura dalle false ideologie del fallito ’68 che è pienamente riuscita e che la Rossini per le sue approssimative rievocazioni non può non sapere.