SCUOLA: IN STALLO LA TRATTATIVA SUL CONTRATTO. SCIOPERO L’8 GENNAIO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Anno nuovo ma situazioni “vecchie” ancora da risolvere e tra queste vi è quella della scuola, elemento importante per la formazione e lo sviluppo mentale degli alunni ma anche per le situazioni in cui versa la categoria degli insegnanti.
Se da una parte troviamo l’ottimismo della Minestra Valeria Fedeli, dall’altra vi è il realismo dei sindacati .
Una trattativa che interessa il rinnovo del contratto scuola, svoltasi nella giornata di ieri 2 gennaio che non ha portato ad esiti positivi e si è conclusa senza vincitori ma anche senza vinti.
Ad essere interessati alla trattativa vi sono anche il settore delle università  ed il settore della ricerca.
Tutto slittato in data 4 Gennaio, ed in sospeso anche la questione dei diplomati magistrali.

Il rinnovo del comparto Istruzione-Ricerca riguarda 1,1 dipendenti della scuola, 53mila degli atenei (non i prof), 24mila degli enti di ricerca e quasi 10mila dell’Afam. Secondo quanto viene riportato da Il Sole 24 Ore, in bilico ci sarebbero 200 milioni di euro destinato al bonus merito. Secondo il Miur dovrebbero essere esclusi dalla trattativa, per i sindacati, invece, dovrebbero essere inseriti .Nella giornata di ieri si è più discusso sui massimi sistemi che sugli aspetti concreti della vicenda.
Sergio Gasperini, presidente dell’Aran dichiara:
“Al prossimo incontro affronteremo i capitoli relativi alle relazioni sindacali e alle risorse. Poi ci concentreremo sull’adeguamento delle discipline contrattuali alle nuove disposizioni legislative”. Le linee guida sono già state tracciate. Un riconoscimento economico lordo nell’ordine del 3,48% della retribuzione. Facciamo un esempio concreto: un docente con busta paga da 26mila euro otterrebbe circa 70 euro lordi di aumento nella sua retribuzione.
Le richieste dei sindacati vertono sul

superamento della legge 107, la contrattualizzazione di tutte le risorse (compresa la carta del docente), un governo condiviso dell’organizzazione del lavoro, a partire degli orari.
Tutto parte dal 2016 quando la contrattazione vede come punto di partenza la proposta economica, che fa fede agli accordi di Palazzo Vidoni firmati il 30 novembre 2016, di 85 euro medi per comparto e da una proposta giuridica che punta sul pieno ripristino delle prerogative negoziali su organizzazione del lavoro e orari.
I sindacati cercheranno di inserire all’interno della contrattazione, oltre i soldi previsti nella legge di bilancio 2018 per i contratti del pubblico impiego ( appunto i famosi 85 euro lordi medi mensili), anche i 640 milioni di euro, o almeno una parte di questi, già inseriti in bilancio per onorare i commi 121 e 126 dell’art.1 della legge 107/2015. In questo modo nessun docente dovrebbe percepire meno di 85 euro lordi al mese, ma molto probabilmente potrebbero essere in molti a riuscire ad ottenere un’entrata lorda mensile che superi i 100 euro lordi mensili.
Non resta che vedere che piega prenderà il tutto, senza dimenticare mai l’importanza che chi svolge questo lavoro ha e quanto sia prezioso il contributo che insegnanti e ricerca apportano alle nostre vite, facendo spesso i “salti mortali” con i pochi mezzi a disposizione, per renderle migliori.