PRESIDENZIALI REPUBBLICA CECA. QUATTRO UOMINI PER UNA POLTRONA

DI  CECILIA CHIAVISTELLI

Nel panorama europeo, il 2018, per qualche paese rappresenta un anno decisivo per l’assetto politico. Per qualcuno come l’Italia la campagna elettorale è da poco iniziata, per altri, come la Repubblica Ceca, sta per giungere alla conclusione.
Le elezioni presidenziali in Repubblica Ceca sono guardate con particolare interesse da Bruxelles per l’appartenenza di questo paese al gruppo dei 4 di Visegrad. I quattro paesi rappresentati dalla sigla V4, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria, hanno in comune la posizione geografica, il confine europeo a est e anche una visione contrastante, rispetto ai paesi della UE, per quanto riguarda la redistribuzione dei migranti nei loro territori.
L’attenzione è rivolta verso i 9 candidati che si presenteranno il 12 e 13 gennaio 2018 al primo turno e, in caso non sia raggiunta una maggioranza solida, al secondo turno il 26 e 27 gennaio. La campagna elettorale è agli sgoccioli e le previsioni contrastanti.

Nella Repubblica Ceca ogni cittadino maggiorenne può proporre un candidato alla presidenza, basta che la petizione con il nome scelto superi le 50mila firme. Presidente può diventare un cittadino ceco con età superiore ai 40 anni. Tra i 9 uomini che hanno raggiunto la candidatura solo 4 sono, al momento, quelli che hanno più possibilità di conquistare la poltrona, grazie alla loro attività comunicativa e anche con l’uso sapiente dei social network. Uno di loro è il presidente uscente, che difende strenuamente la sua poltrona. Gli altri sono Jiří Drahoš seguito da Michal Horáček e
Mirek Topolánek.
L’attuale presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, e candidato per la nuova reggenza, è stato uno dei più forti sostenitori della posizione assunta dal Gruppo di Visegrad.
Una sua eventuale riaffermazione garantirebbe un potere ai V4 all’interno dell’Europa, ma purtroppo una grossa difficoltà per quest’ultima, per l’atteggiamento di forte contrasto che i V4 hanno, rispetto a tutte le proposte in campo sociale ed economico. Una sua sconfitta rimetterebbe in discussione la posizione della nazione rispetto all’Europa e, forse, all’interno del V4.
Uno dei favoriti è Jiří Drahoš, chimico e fisico, ex presidente dell’Accademia delle Scienze si presenta come candidato indipendente. Originario della Slesia, classe 1949, non era un membro del Partito Comunista e fino alla caduta del muro di Berlino è stato un semplice scienziato. Drahoš ha ricevuto 142.000 firme

Michal Horáček è un uomo d’affari, nato a Praga nel 1952. Dopo la rivoluzione del 1989, ha studiato antropologia alla Charles University di Praga, ma deve la sua fortuna a una società di scommesse. La sua petizione conteneva 86.000 firme. In caso non arrivasse al secondo turno, ha detto che sosterrà Drahoš.

Il quarto uomo, Mirek Topolánek si è unito all’ultimo minuto al gruppo dei candidati. Ingegnere, inizia la sua carriera politica nel 1989. Ex primo ministro, ex senatore e deputato di ODS, Občanská demokratická strana, il partito democratico civico, ha un passato controverso per il suo coinvolgimento nel settore energetico. Nella sua campagna elettorale ha promesso di rompere l’asse politico Zeman-Babiš, entrambi forti sostenitori delle politiche comunitarie per l’immigrazione.

La corsa alla poltrona non è priva di colpi di scena. Il più importante è il dubbio della partecipazione occulta della Russia alla scelta del futuro presidente. Jiří Drahoš, con una sua dichiarazione, ha insinuato che le passate elezioni, dove ha vinto Zeman, siano state influenzate da “propaganda russa”. Ultimamente, in una conferenza stampa Drahoš aveva puntato il dito sui servizi segreti russi, ma Zeman ha contrattaccato dicendo dell’avversario di fare propaganda per qualche altro paese.