E’ SCOPPIATA LA GUERRA DEL SACCHETTO

DI MARINA POMANTE

Uno degli argomenti che imperversano nei social in questo periodo, è sicuramente il tanto discusso uso del sacchetto biodegradabile per l’ortofrutta che i supermercati adottano dal 1° gennaio di quest’anno, del quale però, il costo graverà sui consumatori. Anche se in concomitanza con i rincari ben più onerosi di: energia elettrica, gas, pedaggi, ticket sanitari, prezzo dei carburanti, Rc auto, ecc… Questo (che non è un rincaro ma una spesa aggiuntiva) pare stia facendo andare su tutte le furie i cittadini che alla fine, distratti dalla esigua spesa dei sacchettini, rischiano di perdere di vista la vera “stangatina” degli aumenti di inizio d’anno.

LA REGOLA
E’ Scattata infatti dal 1° gennaio 2018 la Legge che regolamenta l’uso dei sacchetti biodegradabili contenitori di frutta e verdura che saranno impiegati nei supermercati ed in qualunque punto vendita.
Tali sacchetti erano già presenti in tutti (o quasi) i punti vendita dei supermarket o dei centri commerciali, dove è previsto il reparto ortofrutta e tali contenitori dalla consistenza quasi effimera, erano disponibili insieme ai guanti di protezione igienica, solitamente su un supporto a ridosso delle scaffalature e in effetti ci sono ancora, soltanto che alla cassa vengono conteggiati come gli altri articoli. Il motivo? E’ in rispetto della disposizione di Legge che prevede che il costo del sacchetto debba essere caricato al consumatore.
E’ chiaro che il suo costo unitario risulti praticamente irrisorio, oscilla tra i 2 e 3 centesimi di euro, ma rappresenta in ogni caso, una spesa ulteriore.
E’ l’articolo 9-bis della Legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 (il Decreto Legge Mezzogiorno) che stabilisce che “le borse di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”. Sono previste sanzioni che vanno da 2500 a 25 mila euro per gli esercizi commerciali che non dovessero applicare la Normativa, ma le multe possono arrivare anche addirittura a 100 mila euro nei casi di quantità ingenti di buste fuorilegge.
Come stabilito dal ministero dell’Ambiente, per motivi igienici, i sacchetti non potranno essere portati da casa o riutilizzati.

PAGA IL CONSUMATORE
In base ad una stima dell’Osservatorio di Assobioplastiche, per ogni famiglia il costo annuo per i sacchetti di plastica è indicato tra i 4,17 ed i 12,51 euro.
Sempre Assobioplastiche fa sapere che considerando anche il sacchetto utilizzato come “secondo imballo” (per i prodotti che prima vengono incartati, come pesce, panetteria, carne, gastronomia), il consumo è stimato tra i 9 e i 10 miliardi di unità ed il consumo medio per il consumatore e di 150 sacchetti all’anno.
Marco Versari, il presidente di Assobioplastiche ha affermato soddisfatto “non ci sono speculazioni ai danni del consumatore”.
I consumatori invece non sono dello stesso avviso e piuttosto seccati, hanno iniziato a “postare” sui social, foto di espedienti più o meno efficaci per evitare il costo del sacchetto, naturalmente più che per motivi economici, è facile intuire che si tratti di un principio…
Anche la Codacons ha espresso il suo parere, definendo “balzello” tale Provvedimento.

POLEMICHE POLITICHE
Rimanendo fuori dalla mischia e per quanto possibile restando super partes, corre l’obbligo di registrare le tante insinuazioni e illazioni che vedono oggetto di tanto “rumore”, l’azienda che produce i sacchetti biodegradabili, la Novamont di Terni.
In particolar modo viene indicata Catia Bastioli, l’amministratore delegato in Novamont, che “è colpevole” di aver partecipato come oratrice alla seconda edizione della “Leopolda” nel 2011 e particolarmente per questo, soprattutto la stampa di destra, la indica come “amica di Renzi”.
E’ innegabile che la Bastioli, con la sua partecipazione all’incontro dei “Piddini” alla Leopolda, non abbia fatto mistero della sua simpatia politica, ma dovremmo anche considerare che esponenti di molti settori, hanno negli anni partecipato al “convegno” portando le proprie testimonianze all’attenzione della platea e non tutti questi ospiti, dichiarano l’appartenenza politica necessariamente al Pd o a Renzi…
Detto ciò, bisogna ammettere che la Novamont è l’azienda italiana principale che produca e commercializzi questo tipo di sacchetto (biodegradabile al 40%) e naturalmente ora, con la Legge che ne specifica l’obbligo, vedrà crescere il proprio fatturato. La Novamont immette nel mercato l’80% del fabbisogno delle buste bio è conseguenza palese che ne derivi un gettito importante per l’azienda.

Però Stefano Cifani, il direttore generale di Legambiente, contesta su “Repubblica” che tale Normativa porti vantaggio alla sola Novamont e dice che “Quella del monopolio è un’accusa senza fondamento, le bioplastiche le fanno le maggiori aziende al mondo e anche la difficoltà di approvigionamento è pretestuosa”.
La Norma aumenterà certamente il fatturato delle aziende che producono bioplastiche e in Italia, Novamont è leader nel settore, ma ci sono altre aziende che producono sacchetti biodegradabili e anche all’estero colossi come la Basf producono questo articolo.

Anche Catiuscia Marini, la presidente della Giunta regionale dell’Umbria, ha espresso parere contro chi, sempre secondo la Marini, fomenta odio politico. (Ma indirettamente contro i cittadini che indicano questa spesa come una tassa occulta).

RISPETTO PER L’AMBIENTE
Tutto quello che serve per contenere l’inquinamento ambientale è sempre visto con favore. Dalle centraline che ci informano che si è superata la soglia “delle polveri sottili” e ci obbligano a fermare le auto, all’introduzione di provvedimenti che abbattano la componente di plastica nel packaging dei prodotti, eppure questo Provvedimento sta risultando impopolare e desta contestazioni e rimedi fai da te, per evitare l’acquisto dell’ormai tanto odiato sacchettino bio.
Quello che il cittadino non può tollerare è che i costi degli incarti (qualunque essi siano) fin’ora sono stati sempre considerati dall’esercente, nella formazione del prezzo finale delle merci. Adesso in osservanza della Legge, i costi devono essere computati a parte e a carico del cliente che decida di comprare patate sciolte…

IL POPOLO SOVRANO
Non accade spesso, anzi quasi mai, che al cittadino spetti davvero di decidere cosa sia giusto fare e cosa no, anche in questo caso, nascosta tra le “pieghe” di una Legge varata nello scorso agosto, quando le distrazioni vacanziere, inducevano a pensare ad altro, piuttosto che alle letture dei Provvedimenti legislativi, ci siamo ritrovati con un’ulteriore piccola spesa imposta dal Governo.
I vincoli che in tutta onestà, appaiono davvero pretestuosi, sulla impossibilità del riutilizzo e di buste portate da casa, lasciano trasparire senza ricorrere a troppa dietrologia che nell’obiettivo della Legge, possa concretamente celarsi la volontà di dar una mano al produttore della busta bio.
A nulla varranno proteste e artifizi fantasiosi per bypassare quanto ormai stabilito come il ricorso all’acquisto di merci già confezionate, poichè il prezzo del prodotto risulta comunque più alto proprio in ragione del costo di confezionamento. Ma col tempo, finiremo con l’abituarci come abbiamo fatto in passato con le altre buste, più capaci e atte al contenimento e trasporto della spesa, che attualmente hanno un costo alla cassa che varia dai 10 centesimi in su.
Le generazioni che ci hanno preceduto, erano use recarsi al mercato con le “sporte” della spesa, elemento immancabile nel corredo della casalinga per gli acquisti quotidiani per la famiglia. Oggi forse dovremmo riadottare tale abitudine e ricominciare a portare con noi, oltre al telefonino e le chiavi dell’auto, anche le buste di tela o a maglia che magari non recheranno il logo del supermercato, ma possono essere riusate più e più volte, faremo comunque un favore all’ambiente e non in ragione di un 40% di biodegradabilità ma del 100% di impatto zero.