8 GENNAIO. UNO SCIOPERO DA COMPRENDERE

DI VINCENZO SODDU

Quest’anno, al rientro dalle vacanze, gli alunni e le loro famiglie troveranno una sorpresa dolceamara, uno sciopero della scuola indetto da Cobas e Anief per l’8 gennaio, e che coinvolgerà tutto il personale, soprattutto delle scuole primaria e dell’infanzia.
Uno sciopero certamente inusuale oltre che inaspettato, nonostante i tanti problemi che affliggono l’istituzione scolastica.
E allora cerchiamo di capire quali sono le vere ragioni che hanno spinto i suddetti sindacati a indire questa agitazione.
I motivi che hanno portato a questo sciopero sono molteplici: si parla sicuramente di rinnovo contrattuale, della scarsa tutela dei docenti in caso di mobbing, e anche dell’estrema lentezza delle graduatorie. Soprattutto, però, il motivo cruciale che ha portato alla decisione di scioperare l’8 gennaio è legato alla recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha dichiarato che il diploma magistrale oggi non è più ritenuto sufficiente per conseguire l’abilitazione.
Così è arrivata la decisione dei Cobas di promuovere la protesta, soprattutto tra coloro che sono maggiormente colpiti, come i docenti della scuola primaria e dell’infanzia, contro una sentenza che, come sostiene il leader dei Cobas Piero Bernocchi, pone drammatici problemi, professionali e umani, a circa 50mila diplomati magistrali. “Molti di loro hanno avuto nomine annuali dalle Gae (graduatorie a esaurimento), in diversi sono già stati immessi in ruolo, e ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o, secondo un’interpretazione ancora più penalizzante della sentenza, addirittura in terza fascia”, sostiene ancora Bernocchi.
Questo il freddo meccanismo che porterà a una decisione tanto drastica, anche se, a ben vedere, nell’ottica spesso complessa vigente all’interno delle graduatorie scolastiche, non ingiusta.
Fino all’anno scolastico 2001/2002, infatti, data dalla quale diventa necessaria la laurea in Scienze della formazione primaria, i diplomati potevano accedere regolarmente al ruolo. Per contrastare questa variazione normativa, i diplomati fecero allora ricorso, continuando regolarmente a iscriversi alle GaE (Graduatorie a Esaurimento). Nel 2007, però, il ministro Fioroni, chiudendo tutte le graduatorie, ha di fatto impedito questo diritto agli ex diplomati, che hanno nuovamente fatto ricorso. Vincendo ancora.
Il problema è che da allora tutti i laureati in Scienze della formazione primaria si sono potuti inserire soltanto in terza fascia o, nel caso del conseguimento di un titolo abilitante, in seconda fascia. In una parola, dietro i diplomati. Ora, il Comitato tutela docenti Gae Infanzia, che riunisce tutti i laureati inseriti in seconda e terza fascia, chiede che sia applicata la legge, e nel merito la sentenza del Consiglio di Stato che nega l’inserimento in GaE dei Diplomati Magistrale ante 2001/2002. Dunque una piccola guerra in casa, come spesso accade nel mondo della scuola, reso caotico da leggi spesso contrastanti e perpetrate sulla pelle dei poveri docenti, una guerra in questi giorni colpevolmente raccontata soltanto da una parte.
La verità, ancora una volta, è invece soltanto una, e cioè che la scuola non è altro che il terreno di applicazione di decisioni errate e improvvisate operate da tutti i governi, indistintamente, cavalcando spesso gli interessi di una parte contro un’altra.
Unica consolazione, il fatto che i maestri che rischiano il posto potranno terminare l’anno scolastico, garantendo alle famiglie un compimento regolare dell’attività.