E RENZI FINI’ IN UN SACCHETTO. BIODEGRADABILE

DI LUCIO GIORDANO

Benedetto figliolo: ma non sapeva che tra 60 giorni si vota? Evidentemente no. Oppure lo sapeva benissimo, ma poi andremmo nel terreno scivoloso delle tesi complottiste, cioè la dissoluzione di un partito progressista ad opera dello stesso segretario del Pd. Ed è meglio lasciar perdere. Perchè  appare chiaro che la stupidaggine dei sacchetti biodegradabili, che dal primo gennaio scorso paghiamo da uno a tre centesimi a busta, porteranno Renzi e il suo partito a perdere una vagonata di voti. Paradossalmente quasi più del Jobs act e  della Buona scuola, quelle sì,  leggi che hanno ucciso la civile convivenza degli italiani.

Contro il provvedimento delle buste biodegradabili si sono infatti  scatenate tutte le opposizioni, che non vedevano l’ora di cogliere in fallo l’ex premier. Una delle aziende tirate in ballo è, come noto,  quella di Catia Bastioli, Presidente di Terna  e Ad  proprio di Novamont che, va detto,  non è l’unica  a produrre bioplastiche per film, anche se è il principale fornitore di polimeri bio e compostabili in Italia. Ma che è sopratutto amica di Renzi. La Bastioli, nel 2011, in effetti  ha preso parte alla Leopolda, invitata da Ermete Realacci. E nei tanti giri renziani verso le eccellenze italiane, aveva ricevuto la visita dell’ex presidente del consiglio. Apriti cielo: un presunto conflitto d’interessi si è trasformato dunque in un tornado elettorale. Perchè è su quello che si sono concentrate le opposizioni, orchestrate dai giornali berlusconiani. Quello che insomma viene dato da molti come il principale alleato renziano, è stato il primo a pugnalare alle spalle l’ex premier, con le bocche di fuoco dei suoi organi d’informazione. Ma sono stati soprattutto i social a far montare la questione, su un argomento in fondo di secondaria importanza.

Adesso, sia ben chiaro. La gente dovrebbe arrabbiarsi per la raffica di aumenti di autostrade, luce, gas. Dovrebbe schiumare per il lavoro diventato solo precario, e mal pagato,  dovrebbe incazzarsi per il terremoto bancario che finiamo per pagare noi o imbufalirsi  per le condizioni di scuola e sanità pubblica, eccellenze italiane distrutte dai governi Berlusconi- Lega Nord in poi,  per fare un favore ai privati. Ma le buste da pagare al supermercato sono una novità. Improvvisa. Che ha fatto storcere per davvero gli italiani. Senza mezzi termini quei due centesimi a busta li trovano un balzello ingiusto , tra l’ altro non accompagnato da una campagna mediatica lenta, costante, capillare, come ai tempi delle lampade a basso consumo, ad esempio. Sarebbe bastato dilatare i tempi della direttiva europea, che in effetti prevedeva tempi più lunghi per la sua entrata in vigore, per rendere tutto più semplice.

Perchè va da sè che spiegando bene i motivi del balzello, toccando i temi  sacrosanti dell’ambiente (tranne pensionati e disoccupati che veramente contano i centesimi) tutti, ma proprio tutti, avrebbero accettato di pagare senza patemi quella piccola tassa di pochi euro l’anno:  tra i 4 e i 12. Ci può stare, per una nobile causa. Così invece no. Così c’è stata una sollevazione popolare pilotata ben bene dagli avversari di Renzi. Tutto per la classica  goccia che fa traboccare il vaso, mentre la destra radicale e i 5 stelle si fregavano le mani per tanto ben di Dio elettorale. Troppa grazia Sant’Antonio, si diceva un tempo. Sì, troppa grazia. Se n’è accorto anche il governo Gentiloni, che adesso sta studiando delle soluzioni alternative per consentire di portare  i sacchetti monouso da casa. Però avete idea del casino che succederebbe alla cassa? Immaginate le liti sulla qualità delle buste acquistate dai clienti prima di andare al supermercato? E poi chi decide se vanno o meno bene? Insomma, la toppa peggiore del buco. E così, a conti fatti, e  a sessanta giorni dalle elezioni, con questa storia Renzi rischia di finire in un sacchetto. Biodegradabile. Esattamente come la sua carriera politica.