IRAN: CHI LOTTA CONTRO CHI? E PERCHE’?

DI LETIZIA MAGNANI
Ma voi, davvero, ci avete capito qualcosa sulle dinamiche delle proteste in Iran, perché io, lo ammetto, poco o niente. Intanto una precisazione, prima di proseguire. Basta con il “si stava meglio quando si stava peggio” e anche con “le donne non portavamo il velo prima della rivoluzione Komeinista”. Vero, ma anche falso.
Partiamo da qui, perché a leggere gli articoli della stampa italiana degli ultimi giorni c’è da mettersi le mani nei capelli (senza velo). E c’è anche da chiedersi, se in Persia si stava così tanto bene, perché nel 1979 c’è stato bisogno di una rivoluzione che ha segnato la storia di quell’area geografica per sempre? Prima di lasciare definitivamente l’Iran lo Shah aveva già dovuto abbandonare il Paese, facendo rotta a Roma (che negli anni Cinquanta era davvero luogo di incontro diplomatico, di rifugio e di relazione, ma questa è un’altra storia). Siamo nel 1953 e in Iran è salito al potere il laico (attenzione a questa parola, se si vuole capire davvero la storia del velo e delle donne) Mossadeq, che per prima cosa nazionalizzò la Anglo-Iranian Oil Company. Ora, devo dirvi, per onestà intellettuale che sono stata per dieci la responsabile delle relazioni esterne del Centro Pio Manzù e che sulle questioni di petrolio e sulle relazioni internazionali qualcosina so. Quel governo laico, moderno fu abbattuto con un colpo di Stato voluto dai servizi segreti americani e inglesi. Per gli appassionati di questioni militari è l’Operazione Ajax. Gli altri parlino pure del velo, ignorando le ragioni reali per cui vent’anni dopo l’ayattolah Khomeyni fece la rivoluzione più grande di sempre per quell’area e perché da allora uno stato laico divenne un baluardo della peggior ortodossia religiosa.
Ci sarebbe da fare una digressione, lunga, sull’intervento degli Stati Uniti non solo in Iran, ma anche negli altri paesi ricchi di materie prime e poveri di diritti umani. Fra tutti Iraq e Afghanistan. Pensate, persino lì le donne fino al 1976 andavano all’università in minigonna e capo scoperto, vestite all’Occidentale, ovvero seguendo la moda Europea, che arrivava dalla Roma di Fellini, dalla Milano della moda e dalla Parigi bohémien. Ma anche questa è, apparentemente, un’altra storia. Quindi, davvero, se vogliamo capire qualcosa nelle dinamiche in corso oggi, proviamo a lasciare da parte i luoghi comuni e mettiamoci a studiare la complessità incrostata nel tempo di realtà lontane anni luce da noi. Ovunque i servizi segreti americani sono intervenuti dagli anni Settanta in poi ad est e nel Medio Oriente a farne le spese sono state le popolazioni, le donne e la laicità.
E’ questa la parola chiave per capire l’Iran, ma anche l’Iraq. L’Iraq di Saddam Hussein, per dirla in sintesi, era l’ultimo baluardo di laicità in un mondo nel quale la religione (l’ortodossia religiosa più bieca) aveva preso il sopravvento. In Iran, come in Afghanistan, l’imposizione del velo alle donne (che coincide con la privazione dei principali diritti) è stata per decenni la tassa da pagare per avere olio, gas e soprattutto petrolio a costi bassi. Poi quando tornate da un viaggio negli Usa meravigliatevi pure a cena che lì la benzina costa meno di un dollaro.
Ma torniamo all’Iran di oggi. Che cosa è successo? Chi ha protestato contro chi? E perché? Il punto cruciale è che ne abbiamo notizie parziali e ben poco veritiere. Si tratta davvero di una nuova “onda verde”? C’è la lunga mano degli Stati Uniti? Il capo dei Pasdaran, “Le Guardie della Rivoluzione”, il generale Mohammad Ali Jafari, che risponde direttamente all’ayatollah Ali Khamenei, ha annunciato “la fine della sedizione”. Le rivolte sono state per lo più nelle campagne e nei centri meno abitati, non nella capitale, dove invece ci sono state manifestazioni pro-governative. E mentre i nostri tg facevano vedere le immagini della giovane simbolo della rivoluzione (di quale rivoluzione non è ben chiaro), la giovane senza velo, arrestata, mentre si faceva la conta dei morti e perfino i giornalisti meno attenti parlavano di Telegram, come fossero esperti di telecomunicazioni, la cosa realmente da chiedersi è: cosa significano davvero queste proteste nella repubblica islamica iraniana? E che eco potranno avere nel Kurdistan iracheno? C’è uno spazio concreto per un futuro laico per l’Iran e per quell’area? Cosa significa questo in un quadro internazionale? Cesserà il terrorismo internazionale, la cui matrice è religiosa? Gli Stati Uniti, come ha tweettato Trump saranno davvero al fianco della popolazione? Di quale popolazione? Dei giovani millennials che usano Telegram per comunicare fra loro e nelle campagne provano a portare le loro ragioni (sociali più che politiche)? Di chi sostiene l’attuale governo, che è ortodosso e islamico e nel quale lo spazio per i diritti civili (compresi quelli di genere) non sono rubricati? Un giorno chiesi al principe ereditario dell’Arabia Saudita se le donne avrebbero potuto guidare prima o poi nel suo Paese e in Iran. Mi guardò storto, con quello sguardo che hanno i principi ereditari di un paese nel quale la parola diritto non ha alcun significato.
Ecco perché si tratta di una rivolta difficile da interpretare, perché non è chiaro chi sia contro chi, ma soprattutto per cosa? I giovani iraniani sono scesi in piazza in città periferiche, non a Teheran. Motivo per cui, anche, le notizie che abbiamo ricevuto in Europa sono state frammentarie e poco chiare. I millennials inoltre, in Iran più che altrove, ma il fenomeno è globale, non sono legati ai partiti e ai movimenti. I riformisti che nel 2009 (dieci anni fa in pratica) avevano messo in atto una protesta importante, la famosa “Onda Verde”, sono rimasti spiazzati dalle proteste di oggi. Allora c’erano leader politici, c’era un’idea di cambiamento e la rivolta era sostenuta dalle classi medie ed agiate di Teheran (la parte a nord, quella più borghese, delle università e dell’economia), oggi hanno protestato i giovani delle periferie, quelli diseredati, privi di un passato e di un futuro. La domanda da porsi è: chi manovra i ribelli? Ma anche: chi sono i ribelli? Chi lotta contro chi? E perché? Lo sottolineo: a chi andrà davvero il sostegno degli Usa? E come reagirà l’attuale governo? Forse indurendo ancora di più la propria linea, magari marginalizzando l’ala moderata, capeggiata da Hassain Rohani (è questa la preoccupazione), e aumentando la recrudescenza ortodossa religiosa? Cosa faranno i giovanissimi? E, soprattutto, sposeranno la linea laica, lottando non solo contro il regime, ma anche al fianco delle donne ventenni per cui il velo non ha alcun significato?