SACCHETTI, COALIZIONE DEGLI ANTIPATIZZANTI DI RENZI E SUDDITANZA NEL PD

DI VANNI CAPOCCIA

È talmente priva di senso la bagarre scatenatasi contro i due-tre centesimi del costo dei sacchetti biodegradabili per la frutta che, a meno di non pensare a un ammattimento repentino delle persone, dietro quanto sta accadendo deve esserci un motivo diverso dai 10-12 euro all’anno di spesa che i sacchetti biologici comporteranno. Spesa che d’altronde già sosteniamo, perché solo degli sprovveduti possono pensare che i sacchetti di plastica finora ce li abbiano regalati e non fatti pagare sotto altra forma.

Allora la ragione di quello che si sta verificando deve essere altra. Per esempio l’aver saputo che l’amministratrice di un’azienda che produce i sacchetti biologici in passato ha partecipato ad una delle Leopolde renziane.

Questo ha innescato la ricomposizione della coalizione degli antipatizzanti di Renzi e quanto sta accadendo con i sacchetti è quanto successe con il referendum sulla Costituzione. Problema non da poco per un partito, diventato il partito di Renzi, impegnato in una campagna elettorale che tutti i sondaggi gli delineano in salita.

Ciò che sorprende non è tanto che in Italia si sia formata la coalizione degli antipatizzanti di Renzi, la grande forza del segretario del Pd è quella di compattare le persone contro di sé e le rappresentazioni sociali sono un fenomeno noto da tempo.

Stupisce, invece, che i dirigenti e militanti del Pd non percepiscano questo problema. Come se il senso di smarrimento e d’impotenza provato da non pochi elettori del Pd di fronte a quanto accade sia un problema accessorio rispetto alla figura di Renzi verso la quale manifestano autentica sudditanza.