MARINA RIPA DI MEANA: SI SPEGNE CON LEI L’ITALIA PIU’ AUDACE

DI LETIZIA MAGNANI


Con Marina Ripa di Meana se ne va la nostra giovinezza, fatta di audacia, intelligenza e bellezza. Marina era una delle donne più belle che avessi mai visto. L’ho incontrata molte volte. Il privilegio del giornalismo è che ti fa fare incontri straordinari. Carlo (a cui va il mio affettuoso abbraccio) e Marina Ripa di Meana sono stati uno di questi.
Negli ultimi anni abbiamo perfino condiviso l’editore. Roberto Mugavero è un grande amico e una persona perbene, uno di quegli imprenditori che amano i libri e che con i loro autori instaurano un rapporto di amicizia sincera, autentica. Una sera di qualche anno fa ci siamo incontrati tutti in spiaggia, fatico a ricordare se Igea Marina o a Riccione, era una sera estiva, calda. Avrei dovuto intervistare Marina. Roberto aveva appena acquisito i diritti di un libro (uno dei pochi) che aveva avuto davvero successo in Italia “I miei primi quarant’anni”.
Era un libro straordinario, icona di una donna e di un Paese allo stesso tempo. Era un mito per me, allora, perché rappresentava benissimo l’equilibrio fra il lavoro intellettuale e quello della comunicazione. Mi ero appena laureata in Scienze della comunicazione, facevo la giornalista, avevo pubblicato i miei primi libri, ma non sempre trovavo la sintesi fra tutto questo. L’esempio di Marina era quello di una donna che riusciva allo stesso tempo ad essere colta, ironica, intelligente e bellissima. C’era una dimensione materiale spiccatissima in lei. Prevaleva la forma e la comunicazione su tutto il resto. Ma c’era anche una dimensione intellettuale, di sostanza, mai formale, che emergeva subito a chi la incontrava e ancor più a chi la intervistava. Il suo rapporto con Carlo era ciò a cui ogni donna matura avrebbe voluto tendere. I loro scandali pubblici e la loro audacia poggiava le basi su un solido, duraturo amore passionale.
Quella sera avremmo dovuto parlare di un altro libro “Virginia Agnelli madre e farfalla”. Marina aveva avuto una conoscenza diretta della famiglia Agnelli e in quel libro, a metà saggio, a metà romanzo, raccontava il lato umano di Virginia, donna allo stesso tempo debole e potente.
Avevo messo un camicia di lino bianca e un paio di pantaloni, i tacchi altissimi. Avevo già avuto il piacere di incontrare e intervistare Marina e sapevo della sua bellezza folgorante, magnetica. Volevo in qualche modo defemminilizzarmi, per non entrare in competizione con lei: bellissima. Marina era in minigonna, elegante, raffinata. A cena parlammo di scandali e di laicità. Lo abbiamo fatto molte altre volte. Carlo è un uomo raffinato, di un’intelligenza che sfocia nell’ironia, ha uno sguardo capace di mettere a nudo il reale. La cosa che mi ha sempre colpito del loro essere coppia era l’assoluta complicità. Chiesi loro, senza pudore, di raccontarmi la campagna animalista più shoccante di tutte, quella nella quale entrambi si fecero fotografare nudi, a letto. Erano passati molti anni, eppure, ancora, i loro occhi ridevano divertiti per l’audacia di aver avuto addosso solo il pelo naturale dei loro corpi. Il claim era “L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare”. Audace e geniale allo stesso tempo. Mai volgare. Sempre sopra le righe.
Marina ha pisciato addosso a Vittorio Sgarbi “piscio di artista”, il motivo non aveva nemmeno più importanza. E’ il gesto dell’artista che rimane. C’era qualcosa di esibizionista nel suo rispondere e qualcosa di voyeurista nel mio chiedere. Ma un’intervista in fondo è quasi sempre così. Senza curiosità non si potrebbe incontrare nemmeno il sindaco di una città, figuriamoci una donna che aveva posato per il mitico Playboy e che aveva attraversato i decenni di questo Paese, amando indistintamente gli uomini più potenti e intelligenti sempre. Era il suo essere femmina che andava indagato. Avevo sbagliato a vestirmi da uomo per l’intervista, avrei dovuto avere l’audacia di scoprire le gambe, come lei.
Quella sera imparai il coraggio del femminile. Certo di un femminile privilegiato, salottiero, colto. Ma pur sempre coraggioso. Incontrare Marina Ripa di Meana ogni volta ti metteva di fronte agli scandali e ai segreti del Paese. Restano nella cronaca alcuni scandali che hanno fatto scuola negli anni Ottanta e Novanta. Quando Agnelli trovò Marina a letto con due uomini o quando lei raccontò per filo e per segno i retroscena di quella “Milano da bere” che in Craxi prima e in Berlusconi poi (ma in maniera diversa, più sciatta, meno anticonformista) aveva trovato un’incarnazione, anche politica. La Roma dei salotti e di Moravia era solo apparentemente lontana da quel mondo, in verità quei mondi quasi convergevano e il corpo di Marina ne era in fin dei conti la prova più evidente.
La cosa che mi ha sempre conquistato di quei mondi, che si sono sgretolati entrambi, era la laicità assoluta del messaggio. Carlo e Marina hanno rappresentato il baluardo di un’Italia laica. La passione per la vita e per le battaglie poteva sposarsi con una visione intellettuale e laica del mondo. Anche nell’ultimo messaggio, in punto di morte, Marina testimonia questo. L’impegno deve coincidere con la libertà. L’esempio con la bellezza.
Per questo parlava della sua malattia, come di ogni altra cosa della vita. Perché perfino quell’esperienza umiliante, dolorosa, intima, potesse diventare esempio. Il video-testamento che Marina lascia testimonia esattamente questo: l’impegno e l’esempio servono. Il suo ultimo messaggio è che esiste un’alternativa al suicidio assistito in Svizzera, la sedazione palliativa profonda. E’ commuovente e senza reticenza il video-messaggio, è urticante e umano allo stesso tempo. E’ consapevole e perfino bello. Proprio come lei, già pronta a scandalizzare le nuvole (e gli angeli!).