UN SACCHETTO BIODEGRADABILE CHE BIODEGRADABILE NON E’

DI FRANCESCO ERSPAMER

Un sacchetto biodegradabile al 40% non è biodegradabile, è solo pubblicità. Se poi se ne impone l’uso con la scusa dell’igiene (le multinazionali stanno arricchendosi e distruggendo il pianeta con questa scusa e con quella della sicurezza) quel sacchetto diventa una truffa e un attacco all’ambiente.
Ben diversa sarebbe stata la questione se per tutti i sacchetti di plastica, di qualsiasi tipo, la legge avesse prescritto una biodegradabilità di almeno il 40%, senza però renderli obbligatori. In questo caso il prezzo maggiore ne avrebbe disincentivato l’uso ma anche se il consumo non fosse calato il danno ambientale sarebbe diminuito del 40%. A costringere la gente a comprare sacchetti di cui avrebbe fatto a meno si accresce invece esponenzialmente l’inquinamento da plastiche sottili (lo si accrescerebbe anche se i sacchetti fossero biodegradabili al 90%, figuriamoci al 40%).
Quando qualcuno inventerà e commercializzerà una plastica biodegradabile in tempi brevi e al 100%, come la buccia di una mela, se ne potrà parlare di nuovo. Sino ad allora qualsiasi plastica, comunque etichettata, contribuisce alla catastrofe ambientale prossima ventura e rende il governo che ne imponga l’uso e i suoi sostenitori, diretti e indiretti, complici di quella catastrofe.