CERCASI PRATICANTE CON TACCHI A SPILLO

DI CLAUDIA SABA

Partiamo proprio dall’annuncio:
“Richerchiamo giovane avvocatessa o praticante avvocatessa dainserire nella nostra struttura. Offriamo una seria formazione qualificata e, in caso di avvocato un corrispettivo”.
Questo il messaggio, compresi gli errori, di un annuncio di lavoro apparso sul web.
È stato pubblicato dall’avvocato Giannelli di Caserta, regolamente iscritto al Foro di Santa Maria Capua Vetere.
L’annuncio prosegue poi con l’elenco dei requisiti:
“Bella presenza
Vestimento elegante consono a professione legale: tailleur e tacchi a spillo.
Voglia di lavorare in gruppo.
Si privilegiano donne single.
Residenza nelle seguenti zone. Caserta e provincia, Napoli e provincia.
astenersi perditempo e prive di requisiti”.
Sorge spontanea una domanda.
Per fare l’avvocata serve il tailleur e il tacco a spillo? Deve essere single? E ancora: “riservato solo alle donne”.
Ma davvero sono questi i requisiti professionali necessari per lavorare in uno studio legale?
Le leggi italiane che impediscono questo tipo di discriminazioni sul posto di lavoro sono abbastanza chiare e sono ben due: la legge numero 903 del 9 dicembre 1977 e la legge numero 125 del 10 aprile 1991.
La prima, all’articolo 1 dice che “è vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale”.
Per la legge inoltre è vietata la discriminazione verso l’appartenenza “all’uno o all’altro sesso”.
L’annuncio dell’avvocato che cerca solo donne, dunque, sarebbe quindi, discriminante per gli uomini. Insomma nel 2018 sembra di essere ancora fermi a limitazioni e pregiudizi che dovrebbero appartenere ormai a tempi molto antichi. Per non parlare poi di tutte le lotte delle donne per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della parità di genere, sembrerebbero non aver nemmeno sfiorato questo illustre avvocato.
Dopo le polemiche per il suo annuncio di lavoro così sessista, l’avvocato ha risposto con questa mail: “Rispondo tranquillamente che la mia era solo una provocazione dopo il clamore suscitato dal caso del giudice Bellomo. Grazie. A presto”. Non ha dato altre spiegazioni circa la provocazione a cui fa riferimento.
Il giudice Bellomo da lui citato, avrebbe obbligato alcune studentesse del suo corso di magistratura ad indossare minigonne, tacchi a spillo e trucco molto pronunciato. L’avvocato Giannelli nel frattempo ha provveduto a rimuovere l’annuncio di lavoro dal web.