GRASSO APRE A M5S MA ANCHE A PD SENZA RENZI

DI MARINA POMANTE

Pietro Grasso, con raffinatezza e con aplomb inglese che da sempre lo contraddistinguono, auspica la possibilità di fare di Liberi e Uguali, una Forza di Governo. La governabilità come fine e non come mezzo.
Liberi e Uguali aspira ad una posizione di Governo, non ne fa mistero il suo leader Pietro Grasso, che per tale ragione dice che il Partito è disponibile a valutare intese con altre formazioni politiche, purchè ci sia una forte inversione di tendenza. Al primo posto ci dovrà essere una “Legge per la parità retributiva tra uomini e donne” ed aggiunge specificando: “un Governo assieme a Dem e Movimento 5 Stelle? Saremo responsabili, dipenderà dai programmi”. Serve una campagna elettorale per recuperare gli elettori che non si sentono rappresentati dal CentroSinistra e sono passati al M5S. Velate critiche anche alla Legge Elettorale.
Dopo il voto si dovranno vedere le Forze in campo e soprattutto i numeri… Possibile anche un’alleanza con Pd, ma senza Renzi e i punti imprescindibili per la politica di Liberi e Uguali saranno appunto una Legge che si preoccupi della parità contributiva tra uomo e donna, il welfare, la sostenibilità ambientale. il leader LeU dice pure che il cambiamento deve avvenire attraverso le istituzioni e lanciando una critica sott’intesa ai “pentastellati”, non “aprendole come una scatoletta di tonno”. Arriva anche la critica alle ricette “neo liberiste” del Governo e il bonus bebè.
Grasso, il capo di Liberi e Uguali, non dice mai espressamente chi potrebbero essere gli alleati per un’eventuale maggioranza di Governo, mostrandosi così possibilistico verso quelli che dovessero “sposare” il programma del Partito. La Forza politica che naturalmente conferirebbe maggiore peso ad un’alleanza post elettorale, appare evidente che potrebbe essere proprio il M5S, al quale dopo gli ultimi risultati delle tanto discusse “candidarie”, pare stiano convergendo personaggi più o meno eccellenti che con la loro presenza portano credibilità aggiunta (se non valore aggiunto) al M5S.
Insomma la campagna elettorale è attiva e viva e si comiciano ad appalesare le prime timide volontà da parte di tutti, di strizzare l’occhio a tutti!
Anche il perenne persecutore di Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro, ha affermato di aver voglia di “correre” per il suo Molise e sta decidendo se legarsi a Liberi e Uguali o scegliere il Pd. Ha dichiarato in una intervista a “Repubblica”, che per lui sono uguali, sono la stessa cosa, affermando anche che “sarebbe meglio con tutt’e due insieme”. Trascurando evidentemente il fatto che tra le due formazioni politiche non corra buon sangue e comunque a pochi giorni giorni dalle liste, l’uomo di mani pulite, non sa ancora con chi candidarsi.

Dal M5S arrivano caute impressioni possibilistiche verso Liberi e Uguali, “Guardiamo con attenzione a Pietro Grasso. Se i sondaggi si dimostreranno più generosi con lui, si potrebbe aprire un bel ragionamento”.
Anche per il M5S è una questione di numeri se Grasso arriva alle due cifre, è possibile l’alleanza, anche se nel vocabolario Pentastellato il termine alleanza non deve esistere! In effetti al Movimento 5 Stelle, preferiscono parlare di “convergenze programmatiche”.

Oggi all’Assemblea Nazionale, Grasso ha annunciato la volontà di eliminare le tasse universitarie ma di non pensare minimamente di abrogare il canone della TV.
L’assemblea convocata per discutere le linee programmatiche e per l’individuazione dei candidati delle elezioni del prossimo 4 marzo, ha accolto con un lungo applauso l’ingresso di Pietro Grasso.
Siamo l’unica alternativa credibile”. Ha detto il leader di Liberi e uguali, citando gli avversari politici e le loro “favole”, “Renzi ha detto di voler abolire il canone Rai dopo averlo messo in bolletta. Berlusconi ne ha dette troppe, non riesco a pensare alla più clamorosa. Il discorso vale anche per Salvini e per i Cinque stelle”.
Con questa affermazione, Pietro Grasso ha forse voluto tracciare una linea di demarcazione netta sulla questione alleanza post-voto col Movimento 5 Stelle o può anche darsi che abbia solamente voluto significare quanto i partiti pre Liberi e Uguali, non fossero attendibili, almeno sempre secondo la linea del partito di Grasso.
Il discorso è proseguito articolando i progetti da mettere sul tavolo e facendo cenno alla rassegnazione ed alle paure della gente ed al “populismo” che fa leva proprio su questo e candidando LeU ad essere il Partito che ha il coraggio di reagire e porre rimedio a tutto ciò.
“Siamo eredi degli uomini e delle donne che 70 anni fa ci liberarono dal fascismo dandoci la libertà, siamo orgogliosi di credere nella democrazia parlamentare e pronti a lottare fino in fondo per realizzare i principi della Costituzione”.
Per il Lavoro, LeU indica come priorità, far tornare prevalenti i contratti a tempo indeterminato e la necessità di un nuovo contratto a tutele crescenti che introduca le garanzie tolte dal Jobs Act.
Nel Programma è prevista anche la permanenza in UE ma con l’impegno che la UE riveda i “trattati”…

Nella sua relazione all’Assemblea Laura Boldrini, ha attaccato i Partiti sullo “ius soli” dicendo che “ha avuto la meglio una sconcertante subalternità culturale e politica per cui bisognava far prevalere quello che la destra diceva. Si perde voti? Allora non si fa. Ma inseguire la destra vuol dire rafforzarla e renderla vincente, è stata una decisione assolutamente miope”.
Ribadisce poi, la priorità sulla questione femminile e denuncia la difficoltà delle donne ad accedere al mondo del lavoro, usando parole come: “medioevo” e “club esclusivo per soli uomini”, chiudendo l’argomento con la frase “Vogliamo contare e avere peso”.

Sulle alleanze dopo le elezioni, si sono detti tutti d’accordo di non chiudere la porta a nessuno, né al Partito democratico, né al Movimento 5 Stelle ma, ha precisato Bersani: “Parleremo con tutti, tranne con la destra ma per una questione di igiene mentale”, aggiungendo che al primo posto deve esserci una politica per il Lavoro rimarcando anche lui, il bisogno di ridurre il precariato in ragione di più contratti a tempo indeterminato. Senza queste cose oltre al welfare ed il fisco, non c’è possibilità di dialogo con nessuno, ha concluso Bersani.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratoianni: “Il giorno dopo le elezioni verificheremo programmi e rapporti di forza, discuteremo nel merito come sempre. Quello che ci interessa però è il nostro programma, la nostra proposta politica”.

Una particolare sfumatura che mostra, secondo gli osservatori, una chiave di lettura particolarmente attenta al Pd è l’affermazione di valutare eventuale alleanza con il Governatore uscente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, come spiegato da Pietro Grasso che, a chi ha fatto notare che all’interno di LeU ci sono posizioni distanti da un’intesa con Zingaretti, ha risposto che “Il pluralismo non può che essere qualcosa che arricchisce, certamente non depotenzia”.

Concludendo, si cominciano ad intravedere chiare volontà di non restare fuori, da parte di tutti e se a destra si fa buon viso a cattivo gioco, anche a sinistra si sorride a denti stretti e in questo caso è emerso palese che la variabile ostativa, sembrerebbe proprio Renzi che ora tutti si affannano ad indicare come responsabile di ogni “malefatta”, Renzi dal canto suo a causa della sua politica aggressiva ha sempre tirato dritto e alla fine, si è inimicato tutti. E’ da aspettarsi che non appena le cose si saranno delineate (dovremo attendere il 4 marzo) molte posizioni, oggi inderogabili, finiranno con l’ammorbidirsi e in un caso o nell’altro, finirà tutto con “tarallucci e vino” e si procederà alla festa per la formazione del nuovo Governo.