SI CHIAMA SPICE MA E’ TUTTO TRANNE CHE UNA SPEZIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Il suo nome è Spice, quasi come a volerle regalare un’immagine meno temibile, quasi come a volersi aggrappare all’ingenuità, la stessa che utilizza per farsi largo nel mercato delle droghe sintetiche reperibili sul web, strumento di cui i giovani soprattutto si avvalgono molto spesso senza nessuna forma di controllo.
Spice si è fatta largo indisturbata infatti seguendo a ruota il primato della Cannabis che risulta essere la sostanza psicoattiva illegale più diffusa, dato confermato anche dalla relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze.
I quantitativi di sostanze sequestrati rappresentano per l’80 per cento dei casi detenzione di cannabis ad uso personale. Ma osserviamo meglio e notiamo che: I ragazzi iniziano a sperimentare l’utilizzo di sostanze psicoattive illegali a partire dai 15 anni, ovvero quasi un terzo degli adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni almeno una volta nel corso della propria vita, le ha utilizzate. Il loro consumo si differenzia tra i generi di circa il 10% (maschi 37,7% e femmine 28%). Nell’ultimo anno lo ha fatto il 25,9% dei ragazzi (maschi 30,9% e femmine 20,7%).
Questi che non sono solo numeri, ma corrispondono a giovani vite, vanno attenzionati e rivelano che è in aumento il consumo di droghe tra le ragazze, suonando come un vero e proprio campanello d’allarme.
Sono infatti quasi 20mila le donne in trattamento presso i Servizi per le dipendenze per uso di oppiacei, cocaina.
L’universo femminile quindi si sta trasformando, forse per emulare quello maschile senza rendersi conto che l’emulazione avviene per un primato negativo a quanto pare.
Ma parlavamo di Spice, andiamo a vedere cos’è questa droga.
Un miscuglio di erbe essiccate che spesso trova rifugio in bustine colorate simili a quelle che contengono i migliori the presenti sul mercato.


Una droga sintetica, in grado di riprodurre gli stessi effetti della cannabis, una volta consumata; per questo, la Spice viene chiamata anche “cannabis sintetica” (ed è talvolta conosciuta come K2). Tuttavia, la Spice non ha nulla a che vedere con la cannabis, a parte la riproduzione degli stessi effetti e rimangono ancora sconosciuti i rischi dell’assunzione.
La Spice si è largamente diffusa negli Stati Uniti (nella parte occidentale), in Inghilterra, dove è conosciuta come Black Mamba, fino ad arrivare in Germania e nell’Europa settentrionale.
Realizzata nei laboratori del narcotraffico in questo” trito di erbe” vengono aggiunte sostanze chimiche. Si presenta come innocua ma ha effetti micidiali. Definita anche la “droga degli zombie” perché dopo l’assunzione immobilizza, questa marijuana sintetica può provocare, tra l’altro, accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna, visione offuscata, allucinazioni sensoriali, psicosi, aggressività. Il suo mercato ha avuto “successo” anche in Italia, dove il consumo è cresciuto tra i giovanissimi . Lo scorso anno coloro che l’hanno fumata erano convinti di aver acquistato una sostanza simile alla marijuana. In realtà questa sorta di spinello sintetico ha effetti anche 100 volte più potenti del Thc, il principio attivo della cannabis.
Occorre un attimo per “cadere in trappola” poiché la Spice fa insorgere già alla prima assunzione dipendenza esattamente come l’eroina oggi in disuso, ecco perché non va sottovalutata.
Un prodotto facilmente reperibile attraverso l’utilizzo della rete a costi accessibili, qualcosa che genera stordimento portando conseguenze per la salute di cui al momento si conosce davvero molto poco.
La Spice viene fumata, in alcuni casi può essere aggiunta alla marijuana o bevuta come fosse un’infuso di tè, qualcosa di “all’apparenza innocuo “ ma con conseguenze che possono diventare letali.
In rete sono stati diffusi numerosi filmati che mostrano le immagini degli effetti su chi la assume, si diventa realmente degli zombie, si sbava, si perde coscienza di sé pensando forse di raggiungere oasi di pace, senza rendersi conto di diventare invece vittime di qualcosa che con poco è in grado di prendere possesso delle esistenze altrui.
Delirio di onnipotenza, spaccati di vita sociale da mettere attentamente in discussione. famiglie spesso disgregate, sogni infranti, contesti sociali che paiono sempre più dimenticarsi degli adolescenti, giovani insicuri presi da soli ma imbattibili quando sono in “branco”, capaci di qualunque cosa tranne che di prendersi cura della loro persona.
Ricerca di affermazione in un mondo che non vuole vedere, ma soprattutto che pare privo di idee e di alternative da offrire a questi giovani.
Se da adolescenti, quando si sta per affacciarsi soltanto alla vita, ci si deve stordire per reggerne il peso, davvero c’è qualcosa che non va in questo sistema, che costringe i genitori a lavorare entrambi, a trascorrere molte ore distanti dalla famiglia, ad arrivare a casa stanchi dopo una giornata di lavoro con turnazioni che sempre più li vedono occupati anche durante i fine settimana.
Si perde la voglia ma anche il tempo per poter dialogare, cercare di conoscere i propri figli e si ricorre sempre più a diventare genitori “surrogati” e sostituiti dalla rete, dalla televisione, dalla pubblicità che martella, fino a convincere che se non si possiede quel dato oggetto si è delle nullità , ed allora: altro lavoro, altri sacrifici, altre rinunce pur di non esporre i figli a diventare oggetto di scherno e rivalsa da chi ha tutto ma fondamentalmente non possiede nemmeno se stesso.
Un mondo che fagocita tutto alla velocità della luce, che ha fatto si che i valori concreti dell’esistenza vengano relegati nelle ultime file e che le banalità ne ricoprano i vertici, annullando in questo modo la fatica che si fa per mettere insieme una famiglia e per cercare di mandarla avanti nel migliore dei modi.
Vero è che il tema droga viene trattato da molti anni ormai, sarebbe anche banale pensare che a quest’ora si sarebbe dovuto risolvere, perché come si può ben notare, si utilizzano le debolezze per trasformarle in florido “mercato di consumo”, è sopraggiunta una sorta di “arrendevolezza culturale” che spinge a vedere le droghe come qualcosa di poi non così dannoso, ed è proprio questo modo di vedere che deve essere contrastato.
Chi ricopre un ruolo di contatto educativo con i giovani dovrebbe far comprendere loro che le conseguenze di queste droghe, anche se non sono ancora note non è detto che non vi siano, dovrebbe mostrare loro le immagini di coetanei che all’improvviso si trovano a ciondolare in strada, buttati li come se fossero oggetti da calpestare intanto che il mondo ruota loro intorno, perdendosi la possibilità di viversi la vita e diventando solo un complemento di arredo.


Il mondo non si conquista in questo modo, ma trovando la capacità di mettersi in  discussione  senza diventare pedina di un gioco che vede vincitore chi incassa denaro vendendo sempre e comunque morte.
Bisogna tenere conto infatti che ogni individuo ha una reazione diversa all’assunzione di droghe quindi ciò che può essere quasi innocuo per uno, può diventare devastante per un altro, ed anche questo aspetto viene spesso tralasciato, quando è invece di rilevante importanza.
E’ un dovere prendere per mano i giovani, guidarli ed accompagnarli verso un futuro che abbia qualcosa che si chiama speranza da offrire loro, è un dovere donare loro degli esempi differenti da seguire, è un dovere non voltarsi dall’altra parte, ascoltarli, è un dovere non riempire le loro tasche di banconote ( magari per compensare i sensi di colpa) che poi non si sa come verranno investite, ma guidarli seguendoli con discrezione.
E’ un dovere cercare di riempire le serate con momenti di incontro evitando di lasciarli fuori fin da giovane età e farli rincasare ad orari improbabili per chi il giorno dopo deve andare a scuola ed essere attento e vigile.
Potrebbe sembrare retorica, falso moralismo, banalità ma sono piccole regole che fanno bene all’esistenza, parlategli di voi, raccontate loro cosa avete vissuto quando eravate adolescenti, raccontate loro di quanti amici avete perso, di come mi siete “salvati” sapendo dire no, e forse tutto sarà più chiaro anche a loro.
Mostratevi per ciò che siete, con le vostre fragilità e debolezze, perché forse è proprio di questo che hanno più bisogno, di comprendere che tutti hanno vissuto e che nessuno è infallibile, quindi ben venga anche il racconto della prima canna ed del perché poi avete optato per scelte differenti.
Le nostre generazioni, figlie del post 68, vedevano nelle canne forme di evasione, nei “figli dei fiori” la voglia di libertà, la curiosità di infilarsi in furgoni colorati per visitare e conoscere il mondo, sceglievano un certo tipo di musica per contestare già da allora, ma nonostante tutti gli “eccessi” ( cose che oggi fanno sorridere) nessuno ha mai perso la curiosità di viversi e non di lasciarsi vivere.