L’EX DIRETTORE DELLA PADANIA CANDIDATO CON IL M5S

DI PINO APRILE

Alle parlamentarie del Movimento 5stelle (le votazioni online per selezionare i candidati alle prossime elezioni di deputati e senatori) si sono iscritti diversi voti noti. Tanto che, in molti casi, si è avuta la sensazione di una sorta di riciclaggio, “in mancanza di meglio”.
Nulla di male. E comunque è un bene che il M5S abbia operato questa “apertura”. Il rischio è che l’occasione venga usata da chi cerca di trovare una sistemazione e far dimenticare chi è, da dove viene, approfittando del fatto che possono bastare poche decine di “like”, con il sistema di voto interno del M5S, per prevalere, essere prescelti.
Si rischia di vedere arrivare in parlamento come “nuovo”, nientemeno che Gianluigi Paragone, “nordico” con madre siciliana e papà sannita riciclato leghista in terra padana, e poi eletto sindaco al suo paese nel Beneventano, San Giorgio la Molara (ognuno ha quel che si merita), con i fazzoletti verdi della banda razzista di Bossi, Calderoli e altri campioni di “Prima il Nord” alla Maroni, o “Prima il Veneto” alla Zaia, ideatori e diffusori del verbo che descrive i terroni come “porci”, “topi da derattizzare”, “merdacce mediterranee” (ai terroni per Salvini va bene tutto…).
E Paragone figlio a far da trombettiere capo di cotanto ingegno razzista, quale direttore del “La Padania”! E oggi ce lo volete proporre come “nuovo”? Una norma del M5S impedisce di candidare chi ha già avuto esperienze politiche in altri partiti. Formalmente, Paragone (e anche qualche altro) non infrange la norma; di fatto, è molto peggio, perché senza la sua militanza giornalistica alla guida de “La Padania” (equivalente, per me e per tanti, a “La difesa della razza” in epoca fascista), starebbe ancora a far quadrare titoli in pagina a “La Prealpina” oppure, perché no?, avesse deciso di non prendere scorciatoie sui taxi del potere partitico, starebbe a dirigere un grande quotidiano, in forza di capacità giornalistiche mostrate sul campo e non nella segreteria di Bossi e complici (ricordiamo che il senatur è stato condannato per l’uso che lui e i suoi cari facevano dei soldi pubblici al partito).
Il M5S ha deciso di “aprirsi” ai non militanti. Buona idea e come tutte le altre, ha pregi e difetti, che generano polemiche… Il sistema precedente di “chiusura” (ti iscrivi, lavori, trascorre un certo tempo, ti proponi…) ha immesso nella politica una generazione esclusa, volti assolutamente nuovi, con tanto entusiasmo, a volte tanta incompetenza (ma l’unica competenza di gran parte dei vecchi marpioni è quella di trarre ogni possibile vantaggio personale dal seggio), ma anche tanta volontà di capire, sapere, fare, di cambiare.
Sono stati chiamati “l’antipolitica”: colossale autogol, se “la politica” è banche Etruria e istituti di credito truffaldini, per totale 200 miliardi che ora vogliono e prendono da noi, i derubati, per darli ai ladri, appalti Consip, generali dei carabinieri, ministri, parlamentari indagati o condannati (qualcuno ha visto Galan, Formigoni?) che restano ai loro posti…
L’hanno chiamato “populismo”, termine solitamente usato da lor signori, quando il popolo fa sapere che si è stufato e ha qualcosa da dire (non sempre questo equivale ad aver davvero qualcosa di serio e ragionevole da dire: fallibili e imperfetti tutti, eh!).
La chiusura nei riguardi di chiunque avesse svolto ruoli legati alla “vecchia politica” (insomma, c’è del buono ovunque e M5S non è la linea di demarcazione fra il bene e il male) appariva ottusa, ma aveva qualche vantaggio: forse, non avremmo visto proporsi candidato un Gianluigi Paragone.
Mi dicono sia persino simpatico. Non so, non lo conosco personalmente (di sicuro, sa suonare la chitarra meglio di me); le volte che mi ha invitato ai programmi da lui condotti, ho sempre rifiutato con una scusa e buona educazione; la mia capacità di tolleranza ha un limite: non riesco a stimare i razzisti o chi tollera il razzismo. Se sei terrone, e te ne fanno accorgere che sei già un giovane uomo, perché non ci avevi mai fatto caso, non puoi accettarlo: il razzismo è una diminuzione della altrui qualità umana. Allora, capisci che la ragione prima del razzismo è, non riuscendo ad elevarsi, portare gli altri al proprio, basso livello, e persino un po’ più giù. Questo è il motore di tutti i mali della storia dell’umanità. Non sto dicendo che Paragone è razzista; in un certo senso, mi auguro che lo fosse, quando dirigeva La Padania, perché se lo faceva senza condividerne la linea politica, è persino peggio. Certo, a tutti va riconosciuto il diritto di cambiare idea, ma mi fido di più di chi lo fa rimettendoci qualcosa.
Una responsabilità come quella basterebbe a segnare a vita chiunque. A lui servì per essere assunto con ruolo dirigenziale, nella televisione di Stato: gli va riconosciuto che, a differenza di quasi tutti i lottizzati politici, ha sempre ammesso di essere stato sistemato lì a spese nostre, in quota Lega Nord. Con il declino della coalizione berlusconian-bossiana, si allontanò (coincidenza!) dalla Lega, sino al boicottaggio della sua trasmissione ordinato da Bossi agli esponenti padani.
Le coincidenze possono essere volute o no; in questo caso: boh! Diciamo che, se fosse successo prima, quando la fatwa leghista poteva sbarrargli l’accesso in Rai e non sembrare una medaglia, ci avrei creduto di più. Dopo vari giri professionali, fra quotidiani e tv, Paragone approda al M5S, che pare gli riconosca benemerenze, per l’ospitalità generosa nei suoi programmi, ai capi grillini.
Specie nel momento dell’onda calante del renzismo e dell’onda montante del M5S, o mi sbaglio? Quando Paragone, nel 2011, prese le distanze dalla parte politica cui doveva la sua carriera, il parlamentare di centrodestra, Stracquadanio, lo accusò in diretta tv, di “saltare sul carro dei vincitori”, a centrosinistra. Ora, con i cinquestelle lanciatissimi, rieccolo, ma su un altro carro (ci sono vere e proprie mosche cocchiere del potere, in grado di avvertire in anticipo il cambio di vento e, soprattutto, il momento giusto di cambiare cavallo. Che ciò avvenga consapevolmente o meno, il segnale è lo stesso). Le nuove norme del Movimento consentono che questo avvenga. Chi osserva dall’esterno, ma con interesse (non possiamo essere estranei alla politica, che è il modo di governare la vita di tutti e di ognuno) non può far a meno di notare che tanti, fra mille critiche, anche nostre, nel M5S, da anni lavorano rimettendoci tempo, a volte pure soldi, e quando ne prendono, pochi, girando il dipiù alle attività del Movimento. Sono i portatori d’acqua, per il bene comune (che altri discuta sul fatto che sia il bene comune, non cambia lo spirito e il valore di tanta dedizione). E ora che la vasca è piena, qualcuno viene a bere, provenendo da altro pozzo.
Ripeto: ho scritto questo testo, convinto che: 1) ognuno ha diritto a cambiare idea; 2) mi fido di più (e forse, solo) di chi, cambiando idea, ci rimette; 3) chi ha diretto La Padania e dato fiato, spazio e condivisione al razzismo, dovrebbe cercare l’oblio, per farsi dimenticare, non le luci indossando altre divise; 4) un Paragone eletto con i cinquestelle non fa bene al M5S, ma lo rende tanto uguale al vecchio, e forse indistinguibile.
Paragone è in buona fede? Può dimostrarlo: faccia un favore ai cinquestelle. Un passo indietro.

https://www.facebook.com/Terroni-di-Pino-Aprile-1545756872378210/?hc_ref=ARQAfRKNUCtHYoOBWij95Ia07bw87kCPo5oGUKg9jXAXhmRo6oYyFAQUessyUXn8DX0&fref=nf&hc_location=group