SALVIAMO L’ITALIA DA BERLUSCONI. E DA SALVINI

DI LUCIO GIORDANO

 

 

Fossi una delle quattro gambe, camminerei raso raso al muro. Quello che è  infatti evidente, dopo l’incontro di ieri ad Arcore, è che l’alleanza  della destra radicale è solo un modo per vincere le elezioni e spartirsi le poltrone. Per il resto: unità d’intenti zero. Programma condiviso, nemmeno a parlarne. Ognuno va e andrà per la propria strada e, vedrete,  alla fine non si metteranno nemmeno d’accordo sui termini per l’abolizione della Legge Fornero, nè sulla pensione minima a mille euro, anche perchè sono ricette improponibili. Addirittura catastrofiche, per l’economia italiana. Un bellissimo libro dei sogni, quindi, a cui solo gli elettori più gonzi finiranno per credere. Del resto sul web gira una vignetta che fotografa alla perfezione questa furba armata brancaleone: ” Vi ricordate di noi? Nel 2011 abbiamo sfiorato la bancarotta. Ci fate riprovare?”. E si vedono Berlusconi, Salvini e la Meloni, sorridenti e abbracciati.

Ecco, che i danni provocati dalla destra al governo siano stati enormi da ogni punto di vista, politico economico e soprattutto culturale, è fuori discussione. Nonostante ciò,  proprio a causa di una  pessima legge elettorale cucita addosso a Berlusconi, probabilmente un favore richiesto, in tutti i sondaggi la destra  unita si trova  miracolosamente in testa. Sia ben chiaro. Nessuna delle quattro gambe supererà il 15 per cento,  il 4 marzo a stento uno dei due partiti principali salirà sul podio. Ma è la somma che fa il totale, diceva Totò. E il totale ci racconta di un trentacinque per cento circa. Più dei 5 stelle, del Pd e di Liberi e uguali. Dunque, con questa sciagurata legge elettorale:  primi. Talmente sicuri di esserlo che Maroni non si ricandida a presidente della regione Lombardia, ma si prepara ad un ruolo di prestigio nel nuovo, traballante governo che verrà dopo il 4 marzo.

Comunque, a guardarle con distacco, le tre gambe sono obiettivamente sghembe. La quarta gamba, zoppa visti i numeri miseri che porterà in dote, serve solo a sistemare il tavolino a piano inclinato, per non farlo cadere, come tutti i tavoli che si rispettino.  Cesa e Fitto, uno dei  delfini berlusconiani  del passato, sono in  fondo il paracadute di Berlusconi, non certo di Salvini. Ed è altrettanto chiaro che un’alleanza del genere si sfalderà un secondo dopo essere andata al governo, sempre che riesca ad andarci. Perchè nessuno si fida di nessuno e tutti, appunto, camminano raso raso al muro. Un esempio? Berlusconi, vecchia volpe della politica, ha fatto la sorpresina di presentare il logo di Forza Italia poche ore prima di incontrare  ad Arcore, i suoi vecchi alleati di sempre. Berlusconi presidente, c’è scritto. Ben sapendo che il pronunciamento della corte di Strasburgo non arriverà prima dell’estate. Pronunciamento che, se anche sorridesse  all’ex cavaliere, verrebbe bloccato dalla Legge Severino, che  ha stabilito l’ incandidabilità dell’ex premier.

Dunque è  stato solo un modo per mostrare i muscoli al suo alleato finto, Salvini, l’unico che può insidiare la sua leadership. Il segretario della Lega nord,  da diverse settimane gira intanto  con il suo, di logo: Salvini premier. E anche in questo caso, considerata la legge elettorale con la quale si andrà al voto, sembra più che altro  una presa in giro nei confronti degli elettori. Ma tanto qualche ingenuo pronto a votarli, lo si trova sempre. L’unica cosa su cui i due sono d’accordo è che le regole  le stabilirà il partito che otterrà più voti. Salvini fino a qualche mese fa era sicuro del risultato. Ora non più. E il Berlusconi in rimonta, con la mossa di ieri,  ha lanciato un messaggio più che chiaro. Ora  il segretario della Lega nord , raso raso al muro ci deve camminare per forza. La fregatura è in agguato. A seconda di come voteranno gli italiani infatti, l’ex presidente del consiglio potrà tranquillamente sciogliere l’alleanza e puntare alle larghe intese con il partito di Renzi, da settimane in caduta libera. Vatti a fidare degli alleati, insomma. E infatti Salvini non si fida e da qualche tempo è alquanto nervoso. Ha già fatto macchina indietro sull’uscita dall’euro, il suo cavallo di battaglia. E anche  sui migranti batte con meno insistenza.

Anche perchè sa  bene che le elezioni le vinci garantendo il lavoro agli italiani. Certo, i campioni del liberismo, quelli che hanno aperto la strada al jobs act, alla dissoluzione del welfare messo poi in pratica da Renzi, avrebbero poca voce in capitolo. Non sarebbero di sicuro   le loro ricette a far ripartire l’economia. Ma il fallimento di Monti e di Renzi hanno incredibilmente  rilanciato una coalizione che meriterebbe di sparire dopo i disastri combinati in un quinquennio di scelte sbagliatissime. In fondo, però,   la debolezza degli avversari è talmente ghiotta che provarci non costa nulla. Per l’Italia, inutile negarlo, il ritorno della destra radicale al governo sarebbe a dir poco drammatico e in breve aprirebbe con tutta probabilità la strada ad un altro esecutivo tecnico della troika, guidato stavolta da Mario Draghi.

I segnali  che possa andare così, cioè con la vittoria della destra, ci sono tutti. C’è la Merkel che è tornata a guardare con favore al partito di Berlusconi. E c’è  anche  Bill Emmott,  che  da direttore dell’Economist defini’ inadeguato Berlusconi a guidare l’Italia. Unfit, strillò in copertina. Sette anni dopo, in un editoriale scritto  qualche settimana fa, ha evidentemente  cambiato idea. Chiede e si chiede Emmott «E se Silvio Berlusconi finisse per essere il salvatore politico dell’Italia? Non escludetelo. L’ex premier  si sta accreditando agli occhi degli  italiani e a quelli del mondo intero come un vecchio saggio, un consigliere esperto da ascoltare». Uno capace di formare coalizioni a seconda di dove tirerà il vento: con Salvini o con Renzi va tutto bene, secondo la logica dei due forni e seguendo i desideri delle cancellerie di tutta Europa che preferiscono lui ad un governo a guida Cinque stelle. Meglio insomma il vecchio che ritorna all’ idea di incertezza che suscita il movimento di Grillo.

Adesso, per carità, il M5s qualche patema di sicuro lo susciterebbe. Meglio, molto meglio, sarebbe puntare su altro. Ma dovendo proprio scegliere, tra la vecchia destra radicale e Di Maio, non ci sarebbe partita. In soldoni, con Berlusconi e Salvini abbiamo già dato. Vogliamo davvero rischiare una nuova catastrofe economica politica e culturale? E soprattutto, noi italiani siamo davvero così masochisti?