SCIOPERO DELLA SCUOLA. LA FEDELI TRATTA

DI VINCENZO SODDU
La sorpresa c’è stata, anche se annunciata. Molte scuole elementari e materne, alla ripresa delle lezioni, hanno accolto i genitori con i battenti chiusi, a causa dello sciopero indetto dai Cobas e da altri sindacati di categoria per protestare contro la decisione del Consiglio di Stato di non considerare più sufficiente il diploma come titolo di accesso al ruolo. Una sentenza che potrebbe significare il licenziamento e l’esclusione dalle graduatorie a esaurimento per quasi 50 mila tra insegnanti delle materne e della Primaria, provvedimento però ritenuto giusto dai laureati in Scienze della Formazione, che si ritengono scavalcati e che allo stesso tempo rivendicano rispetto ai diplomati una maggiore preparazione. Queste le prospettive, anche se proprio in queste ore il Miur ha affermato di seguire con attenzione lo sciopero, aggiungendo che un accordo potrebbe essere possibile.
Lo sciopero, appunto. E allora, oggi, davanti al Ministero in viale Trastevere, si sono dati appuntamento molti insegnanti coinvolti nella protesta e che contestano molti giudizi diffusi in questi giorni dai media. Silvia Mureddu, del Coordinamento abilitati, ad esempio, fa presente che quando si è reso obbligatorio come titolo per esercitare la professione di infermiere la laurea corrispondente, non sono stati licenziati i lavoratori che già operavano da anni grazie soltanto al loro diploma, e suggerisce che così si possa fare anche nella scuola.
In mattinata, una delegazione ha tentato di marciare in corteo verso Montecitorio, ma le Forze dell’Ordine gliel’hanno impedito. Con il passare delle ore, però, le posizioni sembrano ammorbidirsi, e forse un incontro ci sarà in serata. La Fedeli ha fatto trapelare una proposta: Corsi di formazione per i maestri diplomati, ma gli scioperanti resistono. Bisogna riaprire le Gae, dicono, per scongiurare ogni possibile rischio di licenziamento.
Altre manifestazioni e proteste davanti agli uffici scolastici regionali a Bologna, Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari.