UNIVERSITA’ PUBBLICA GRATUITA PER TUTTI? GIUSTISSIMO

DI LUCIO GIORDANO

C’è un modo molto, molto  semplice per evitare che i fannulloni vengano parcheggiati gratis  negli atenei pubblici. Ed ha un nome altrettanto chiaro: si chiama impegno. Il tuo corso di laurea prevede 30 esami da distribuire in cinque anni? Bene. In cinque anni ti laurei e, se non ce la fai, il primo anno fuoricorso paghi una retta molto alta, il secondo ancora più alta, magari solo per chi è stato costretto da una malattia a rinviare la laurea. Al terzo anno  fuoricorso? Non ci arrivi, vai in segreteria e obbligatoriamente sei costretto a restituire il tuo tesserino universitario. Paradossalmente non serve nemmeno la progressività delle tasse universitarie di cui ha parlato Pietro Grasso nella sua proposta, all’assemblea di Liberi e uguali di domenica scorsa.

Perchè, sfatiamo un luogo comune di questi ultimi trent’anni:  è giusto, sacrosanto che tutti possano accedere allo studio universitario, senza pagare un centesimo. Appare altrettanto evidente che l’istruzione è il motore di una nazione, vuol dire investire sui giovani, vuol dire soprattutto non subire il ricatto dei padroni delle ferriere. Non è un caso che nel secolo scorso, grazie all’istruzione di massa, all’accesso universitario per tutti, il benessere fosse diffuso. Ovvio :  solo con un popolo ignorante si può governare ( meglio, comandare) in totale tranquillità. Un popolo istruito, invece, è capace di dire no. Mille volte no. Ed è per questo che nel drammatico trentennio liberista di cui fatichiamo a liberarci, le tasse universitarie in Italia sono diventate altissime  e in Europa solo Gran Bretagna Olanda ci superano in questa speciale e bruttissima classifica. In Germania e nei paesi Scandinavi, al contrario, l’università pubblica è quasi del tutto gratuita. E il motivo è semplice: le tasse servono ad alimentare il welfare, cosa che alla destra degli egoismi fa venire l’orticaria.

Ma si sa: alla destra tutto quello che è collettivo è un insulto al proprio feroce individualismo. Bisogna capirla. Non si è di destra a caso. Se si riesci a ragionare con ampie vedute è chiaro invece che l’Università gratuita è un investimento sui giovani ed è, sopratutto,  un investimento sulla futura classe dirigente del Paese, sulla produttività in generale. ‘Ma anche con gli atenei dagli accessi ad imbuto è così’, obietterà qualcuno. ‘Ci sono le borse di studio apposta’…. Errore. Perchè le variabili sono tante ed è giusto non dimenticare che stiamo parlando di ragazzi di 20 anni con la personalità in formazione e gli obiettivi  spesso ancora confusi. Tanti, tantissimi genitori vorrebbero cullare il sogno di un figlio laureato, come  capitava negli anni 60-70-80, cioè del trentennio più florido della storia moderna. Ma quando si trovano di fronte a dei ragazzi ancora non troppo determinati, non insistono per mandare i propri figli all’università,  come facevano i genitori del dopoguerra. Mettono le mani in tasca e non trovano il coraggio.  Spendere 3000 euro l’anno di tasse, più i soldi per i libri e i mezzi di trasporto, sapendo che la scommessa potrebbe essere vinta o persa, li porta ad arrendersi e, quel che è grave, a far arrendere i propri ragazzi. Onestamente: alzi la mano chi, della piccola o media borghesia, non si è trovato di fronte a questi dubbi amletici. Non a caso negli ultimi 15 anni, c’è stato un crollo delle iscrizioni: meno 40 mila. Qualcuno si è mai chiesto il  perchè di questa emorragia? Tra l’altro l’operazione Università gratis  è assolutamente sostenibile. Si parla di 1, 6 miliardi di Euro. Niente in confronto all’obolo degli 80 euro, niente in confronto alle spese militari o alla mancata caccia ai grandi evasori fiscali.

Certo, come detto, i ventenni una volta negli atenei devono mettere da parte pigrizie e fancazzismi, sintonizzarsi sullo studio, sulle proprie aspirazioni, impegnarsi allo spasimo . Ovvio, per arrivare a questo, i giovani devono  essere agevolati in tutti i modi. Via allora  al numero chiuso, via tutti gli orpelli della pessima riforma Gelmini,  sì a tutte le  facoltà in tutte le città di provincia, di modo che anche chi abita nei Paesi possa fare il pendolare tra casa e Università, senza dover costringere le famiglie a sobbarcarsi soggiorni fuori sede costosissimi. Insomma, la proposta di Grasso è giustissima, socialmente sacrosanta. Per davvero di sinistra. Del resto, la conoscenza rende liberi, emancipa.  Non a caso Sanders negli Stati Uniti e Corbyn in Inghilterra hanno un enorme seguito soprattutto tra i giovani, anche grazie alla proposta di rendere gratuite le Università pubbliche. Forse, anche per questo, una proposta del genere  è ostacolata proprio dalla destra parlamentare: si chiami Renzi o Berlusconi. E se il ministro Calenda è arrivato a dire che l’idea del leader di Liberi e Uguali sembra fatta da Trump, c’è da drizzare le orecchie ed interpretare per bene  quelle parole infastidite : un popolo istruito infatti  darà  sempre del filo da torcere a chi lo governa. Davvero l’ultima cosa che i ricchi vogliono. Altrimenti come farebbero a farsi i loro porci comodi?