LA LINEA ROSSA TRA LE DUE COREE

DI MARINA POMANTE

Tra Corea del nord e Corea del sud, gli incontri ad alto livello tesi a raggiungere un accordo per la partecipazione olimpica dei Nord Coreani, hanno prodotto un risultato inatteso ma che in buona sostanza era nelle intenzioni non espressamente dichiarate di entrambe le Coree. Si è infatti concordato di riattivare il dialogo militare per “allentare le tensioni lungo i confini”.
Come riferito dall’agenzia di stampa della Corea del Sud, Yonhap News Agency, Nord e Sud Corea hanno espresso volontà reciproca di continuare sulla strada dei colloqui ad alto livello “per il miglioramento dei legami”, oltre naturalmente alla decisione di dare il via ad incontri operativi per la partecipazione Nordcoreana alle Olimpiadi di Pyeongchang.
Ma l’esito dell’incontro tra i due Paesi che invece tutto il mondo dello sport e non solo, era in attesa di conoscere, è sulla partecipazione della Corea del nord alle Olimpiadi di Pyeongchang e questa, è stata ufficialmente confermata, anche se spetta al Comitato Olimpico Internazionale mettere la parola finale sulla candidatura olimpica ed è proprio da Mark Adams, portavoce del Cio, che arriva la dichiarazione di tenere “la porta aperta” alla possibilità di partecipazione della delegazione degli atleti Nordcoreani ai Giochi Olimpici, informando che è stata prolungata la scadenza per la registrazione e che il Cio sostiene i Nordcoreani nel processo delle qualificazioni.

LA LINEA ROSSA
I colloqui tra Nord e Sud Corea sono i primi dagli ultimi due anni e le due delegazioni hanno reciprocamente espresso parere positivo sulla riapertura della “linea rossa” di comunicazione militare, un evidente segnale di riavvicinamento tra i due Stati o per lo meno, una volontà di disgelare i rapporti da troppo tempo distanti.
L’incontro si è tenuto a Panmunjom, un villaggio al confine tra le Coree che è il simbolo della tregua del 1953 che determinò la fine delle ostilità nella guerra tra Nord e Sud Corea.
Ancora prima dell’inizio dei colloqui, agli osservatori era arrivata l’impressione che si sarebbero affrontati problemi e ricercate soluzioni alla crisi tra i due Paesi e che il vertice, non si sarebbe limitato al trattamento della questione olimpica, infatti il capo delegazione di Seoul, il ministro dell’Unificazione Cho Myoung-Gyn, aveva dichiarato che l’obiettivo dell’incontro andava oltre i Giochi, “Faremo del nostro meglio perché questo incontro sia il primo passo verso il miglioramento delle relazioni tra le due Coree”.
Anche Ri Son-Gwon il capo della delegazione della Corea del Nord aveva dichiarato di aspettarsi “preziosi” risultati dall’incontro.

SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO
La proposta avanzata da Seoul è che le due squadre degli atleti sfilino insieme alla cerimonia di apertura e chiusura dei Giochi. L’ultima volta che i Giochi Olimpici hanno visto sfilare insieme le due Coree è stato in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006.
La Corea del Sud è andata anche oltre, ha proposto che in occasione delle prossime festività del “Capodanno lunare” il 16 febbraio, si sarebbe potuto organizzare un meeting della Croce Rossa per il ricongiungimento delle famiglie divise dal trentottesimo parallelo, che funge da confine tra le due Coree.

Come accadde per Berlino quando si procedette ad erigere il muro e alcune famiglie si trovarono “smembrate” tra ovest ed est, anche per la penisola coreana, accadde lo stesso nel 1945 alla fine della guerra, che vide il Giappone sconfitto, la Corea che ne era annessa fin dal 1910, venne suddivisa in due territori controllati rispettivamente da Russia a America, anche se, si sarebbe dovuto procedere alla riunificazione in poco tempo, questa non avvenne mai e le trattative tramontarono e furono definitivamente accantonate nella primavera del 1954.
Durante gli anni che seguirono la fine del conflitto mondiale, tra le due Coree ci furono tre anni di inutile guerra che come unico risultato portò tre milioni di morti tra militari e popolazione civile.

Alla proposta della Corea del Sud, Pyongyang, ha dato una risposta piuttosto cauta, “è meglio non correre e risolvere una a una le questioni con pazienza” e “risolvere le questioni riguardanti i legami inter-coreani attraverso il dialogo e i negoziati per la pace e l’unità nella penisola”.

INTENZIONI REALI O OPERAZIONE DI PULIZIA DELL’IMMAGINE
Con buona pace di Russia, America, Giappone e Cina, le Coree, parrebbero quindi avviate verso un confronto positivo alla ricerca di una ritrovata coesione. Questo, è quanto viene percepito dall’opinione pubblica e la speranza di tutti è che questo processo conduca realmente ad una serena riappacificazione.
Ma nessuno dimentica che il dittatore di Pyongyang, nei mesi scorsi ha proseguito la sua corsa al nucleare ed ha instaurato un “muro contro muro” con Donald Trump, le ultime battute sul “bottone” sulle scrivanie dei Capi di Stato, sono la prova che nella mente di Kim Jong-un, la dimostrazione di forza e di potenza militare del suo Governo, rappresentino un punto fermo. Come mai allora il leader Nordcoreano, ha assunto improvvisamente un atteggiamento di insospettabile disponibilità in ragione della partecipazione olimpica del suo popolo? E’ evidente che l’inasprimento delle già alte tensioni con gli USA, dopo l’apertura con la Corea del sud, riportano gli equilibri di giudizio internazionale più prossimi ad un virtuale baricentro, piuttosto che assumere un giudizio severo verso Pyongyang.
Kim Jong-un è prima di tutto l’ennesimo dittatore della dinastia Kim che governa in Corea del nord, non vuol dire che necessariamente stia seguendo un copione, sfruttando l’occasione che si è presentata con le Olimpiadi, ma certamente prima di affidarsi idealmente a lui, ci sarà bisogno di valutazioni approfondite e verifiche sulle intenzioni militari, specialmente sulla questione nucleare che al momento non sembrerebbe essere prossima dall’essere accantonata da Kim.
Lo spietato giudizio che arriva dagli USA, è che tali accordi dovrebbero limitarsi alle sole Olimpiadi e non estendersi a percorsi di diplomazia tra i due Paesi. Il “pericolo” che è indicato da Trump, è l’indebolimento dell’attenzione militare.
Non arrivano certamente indicazioni favorevoli al dialogo da parte degli USA, i quali evidentemente aspirano al proseguimento della supremazia, con l’auspicio che tutto continui ad avvenire sotto l’egida americana.
Anche la Cina, in fondo non vedrebbe di buon occhio una “riunificazione” delle Coree, poichè la Nord Corea in effetti funge da “cuscinetto” alle basi americani presenti in Corea del sud.
Vestendo quindi i panni dell’avvocato del diavolo, la sensazione è che sulla riunificazione coreana, non ci siano fortissime tifoserie a livello globale e che anzi, tutto sommato vada bene a tutti una Corea “spaccata” in due Stati e guai a turbare gli “equilibri” che dal dopo guerra si sono venuti via via consolidando. L’ultima parola però spetterà ai Capi di Stato del Nord e del Sud che seppure saranno “bombardati” da ingerenze e minacce, dovranno (se vorranno) rispondere ai rispettivi cittadini della volontà di avviare un processo che, seppure dolorosamente (sotto l’aspetto economico) riporti i coreani ad essere tutti un popolo con una sola bandiera.