TASSE UNIVERSITARIE. ATENEI GRATUITI E NON IN EUROPA

DI CECILIA CHIAVISTELLI


Ultimamente, dopo la proposta fatta da Piero Grasso, presidente del Senato, durante un incontro di LeU, si sono accesi i riflettori sulle tasse universitarie. In Italia si pagano, e care. In diversi paesi dell’Unione europea si può accedere all’istruzione terziaria senza versare alcun genere di tasse.
Nel nostro paese le tasse universitarie costituiscono una voce importante nel badget familiare e molto spesso, finite le scuole secondarie, la decisione di continuare gli studi è influenzata dal costo. Le università italiane sono tra gli istituti europei che fanno pagare tutti, europei e non. Negli ultimi dieci anni le tasse sono aumentate fino al 60%. Nella classifica delle università europee siamo tra le più costose, al terzo posto, dopo Regno Unito e Olanda.

Ma la realtà europea è composta anche da isole felici, dove gli studenti possono accedere agli studi senza pagare tasse. Il caso più evidente è la Germania, dove l’istruzione terziaria è gratuita per studenti europei e non. Gli unici versamenti, di modeste dimensioni, fra i 100 e i 200 euro riguardano alcuni servizi, trasporti gratuiti, assistenza sanitaria o riduzioni per eventi, come in Norvegia, dove il costo è rappresentato da una somma che varia fra 30 e 60 euro da far pagare a tutti gli studenti europei e extra europei.
Solo nel caso gli studi si prolunghino nel tempo, in Germania, in alcune regioni è prevista una tassa. Negli altri paesi scandinavi e l’Austria la gratuità è prevista solo per gli europei, negli altri casi viene imposta una tassa, variabile dalla nazione. Si va da una cifra oscillante fra i 6.000 e i 16.000 euro l’anno in Danimarca fino ai 600, 1.500 in Austria.
Nella Repubblica Ceca, non ci sono tasse, ma un rigoroso sistema di controllo del programma, che deve essere completato nei tempi previsti. In Francia tutti pagano le tasse ma hanno un costo molto contenuto e, dipende dalla facoltà, ma non superano i 650 euro l’anno. In Spagna le cifre si aggirano intorno a 700 fino a 1.400 euro annui. In Olanda invece si pagano abbastanza care. Si va da un minimo di 2mila euro per gli europei, fino a 12mila euro per i non europei. La nazione con dei costi altissimi, prima in classifica fra le università più care, è l’Inghilterra, dove la triennale si aggira sui 13mila euro.

In Francia, invece, le tasse le pagano tutti ma sono molto basse. Per gli studenti Ue e non Ue si aggirano tra i 200 e i 650 euro annui, secondo il livello e il programma di studio, e a parte, si pagano i costi previdenziali. In Spagna, come in Portogallo, si sale, con le triennali che costano tra 680 a 1.400 euro l’anno, in media. Ancora di più in Olanda, dove per gli europei si superano anche i 2mila euro e per i non europei si sfiora anche la soglia dei 12mila. Il Paese più caro, ma anche tra i più richiesti dagli studenti di tutto il mondo, resta l’Inghilterra, dove si pagano quasi 13mila euro l’anno per una triennale. Sono previste delle aggiunte per i non europei. In Scozia è gratuita la triennale, ma non la magistrale. L’Irlanda prevede dei costi tra 6.000 euro e 30.000 per le magistrali.
In Grecia si paga la magistrale, con costi differenti da istituto a istituto, e nessuna tassa per la triennale.

In Italia si parte da 200 euro per raggiungere e superare i 1.200 euro. La differenza dipende dall’ISEE e dalla facoltà scelta. Il costo per l’abolizione delle tasse universitarie, si aggira sui 1,6 miliardi di euro. Con la legge di bilancio 2017, l’ISEE ha subito delle variazioni che permette di studiare gratuitamente a chi ha un reddito annuale di 13.000 euro, e in alcune regioni fino a 15.000. L’esenzione è possibile solo se si rientra in determinati parametri. Attualmente circa un terzo degli studenti universitari rientrano in questa casistica.
Poi ci sono delle novità riguardanti le ragazze che scelgono facoltà scientifiche. Infatti, il Miur ha firmato un decreto che permette le iscrizioni universitarie gratuite alle ragazze che scelgono lauree scientifiche.
Nello specifico il decreto firmato dalla ministra Valeria Fedeli riguarda 3 milioni di euro da usare per incentivare le iscrizioni femminili in ambito scientifico, prevedendo l’esonero parziale o totale dalle tasse.