GRAVE CRISI NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA. MIGLIAIA DI RIFUGIATI NEI PAESI CONFINANTI

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

 

Da diversi anni la Repubblica Centrafricana (RCA), un Paese già esangue per le numerose ed interminali guerre civili e per i mai cessati scontri fra gruppi armati e brigantaggio locale, attraversa una terribile crisi politica le cui conseguenze in termini di fuga verso la salvezza dalle violenze continue sono oramai divenute drammatiche per tutta la popolazione.

Nello scorso mese di settembre 2017, oltre 600 000 persone sono fuggite dalla Repubblica Centrafricana. A queste si aggiungono ulteriori 500 000 rifugiati nei Paesi limitrofi, quali il Camerun, il Tchad e la Repubblica democratica del Congo. E, da ultimo, dalle 25 mila alle 30 000 persone sono fuggite dagli scontri che oppongono il gruppo armato del “Movimento nazionale per la liberazione del Centrafrica” (MNLC) creato nel mese di ottobre scorso dall’autoproclamatosi « generale » Ahamat Bahar, al gruppo armato « Rivoluzione e Giustizia ».
Benché nel 2015 le violenze contro i civili si fossero leggermente ridimensionate, in particolare a Bangui ed in alcune regioni della RCA, i gruppi armati ancora attivi ed il gran banditismo rendono la sicurezza dei cittadini altamente aleatoria.

Dalla fine dell’anno 2016, gli scontri fra gruppi armati e le violenze contro i civili hanno provocato un tale disastro umanitario che è probabilmente molto più grave dei fatti di violenza estrema perpetrati negli anni 2013 e 2014.

La maggior parte del Paese è pertanto ormai caduta in un aperto conflitto. 
Le città di Bangassou, Bria, Alindao e Zemio sono state e sono tuttora teatro di scontri, di attacchi contro le popolazioni e di esodi continui che hanno tutti ingenerato enormi bisogni sul piano umanitario, come sul piano sanitario, già estremamente precari.

L’ associazione “Médecins Sans Frontières”, presente in Centrafrica sin dal 1997, da molti anni lancia inutilmente centinaia di allarmi sulle conseguenze dell’indifferenza internazionale mentre la situazione umanitaria andava degradandosi sempre più rapidamente in quel Paese già così drammaticamente martoriato: “Repubblica centrafricana: una crisi silenziosa (dicembre 2011) ; “Repubblica centrafricana : Un anno di violenze continue contro i civili” (marzo 2014) e “Rifugiati centrafricani in Tchad e nel Camerun: “la valigia e la bara” (luglio 2014).

In risposta alla crisi del mese di dicembre 2013 che è sfociata in un conflitto dalle violenze estreme, “MSF” ha infatti duplicato la sua presenza e la sua assistenza medica realizzando ulteriori progetti al fine di aiutare i rifugiati centrafricani nei Paesi vicini e quindi di rispondere così ai bisogni ingenerati da quella crisi spaventosa, caratterizzata da eccidi e persecuzioni inimmaginabili.

Ad oggi, “MSF” gestisce diciassette progetti distribuiti su tutto il territorio, cui si aggiungono progetti di soccorso ai rifugiati centrafricani in Camerun, nel Tchad e nella Repubblica democratica del Congo. Oltre 2 400 collaboratori lavorano a fianco di 230 medici provenienti dalla Francia, come da altri Paesi europei.

Ma il Paese deve ancora oggi fronteggiare una situazione di emergenza sanitaria divenuta ormai cronica. La crisi politica e le violenze contro i civili, infatti, aggravano ancor più la penuria dei servizi sanitari esistenti, laddove il 72% delle strutture ospedaliere sono state colpite e distrutte dalle continue violenze e dai saccheggi ad opera di bande criminali ed inoltre, attualmente, la grande maggioranza delle strutture ospedaliere dipende dal sostegno di organizzazioni umanitarie o confessionali.

Le emergenze sanitarie sono pertanto immani: il paludismo resta la causa principale di mortalità soprattutto fra i bambini minori di cinque anni, il tasso di mortalità causato da contaminazione da HIV è molto elevato e l’emergenza che riguarda la salute mentale è altresì molto alta soprattutto presso tutta quella popolazione che ha subito gravi traumatismi a causa delle terribili violenze fisiche e psicologiche, delle atrocità cui ha assistito inerme ed abbandonata e della totale insicurezza in cui sopravvive ormai da anni.

D’altra parte, allorquando il livello di copertura vaccinale in RCA figurava molto al di sotto degli obiettivi nazionali già prima del 2013, la crisei attuale ha ancor più interinato una riduzione delle vaccinazioni: soltanto il 13% dei bambini di meno di 1 anno sono totalmente al sicuro perché vaccinati.
Nel 2016, MSF, in collaborazione con il Ministero della Sanita centrafricana, ha pertanto intrapreso una campagna di vaccinazione preventiva che si configura come la più importante nella storia degli interventi umanitari dell’associazione stessa. Si tratta di vaccinazioni contro la poliomelite, il tetano, la difterite, la pertosse, l’epatite B, il morbillo ed alcune forme di polmonite e di meningite. Un’azione fondamentale che MSF svolge anche e soprattutto nelle zone rurali di difficile accesso.

La persistente insicurezza in numerose zone del Paese continua pertanto ad osteggiare la capacità di intervento delle Organizzazioni umanitarie, come “Médecins sans frontières” e quindi anche per raggiungere le persone che si trovano in grave stato di pericolo e bisognose di urgenti interventi medici e chirurgici di vitale importanza.

Nel 2014, ventidue persone, di cui tre collaboratori di “MSF” sono state uccise durante l’attacco all’ospedale di Boguila.

Nei mesi di maggio e giugno 2016, un autista di “MSF” ed un’altra persona che si travava nel convoglio trasportante materiale medico, sono stati ritrovati morti a seguito di un gravissimo incidente provocato da bande criminali.

Ora, altresì ed inesorabilmente, la Repubblica Centrafricana si sta anche letteralmente svuotando della sua popolazione musulmana, cacciata dalle milizie « anti-balakas », sotto gli occhi delle Forze francesi e straniere che non sono comunque abbastanza numerose per impedire questo esodo.

La Missione dell’ONU in Centrafrica (Minusca), il 3 gennaio scorso, segnalava due morti e quattro feriti, ma informava anche che i Caschi Blu avevano riportato la calma in città. Gli scontri in quella zona erano ripresi il 27 novembre scorso dopo l’uccisione di uno dei capi di “Rivoluzione e Giustizia” – Clément Belanga – accusato dalla popolazione di aver commesso spaventosi eccidi e che è stato “giustiziato” da un membro del Movimento di Liberazione Nazionale del Centrafrica.

Di fronte alla violenza degli scontri, “MSF” ha dovuto chiudere progressivamente sette centri sanitari situati intorno alla città di Paua, denunciando, altresì, che tre di questi siano stati saccheggiati.

La Repubblica Centrafricana è vittima di un conflitto micidiale dal 2013. Lo Stato controlla soltanto una piccola parte del territorio, mentre i gruppi armati si affrontano nelle diverse province al fine di garantirsi il controllo dell’estrazione dei diamanti e dell’oro, oltre che dell’allevamento bovino in un Paese certamente ricco di preziose risorse ma comunque uno fra i più poveri al mondo.