LO SCHIACCIANOCI? MEGLIO SULLE PUNTE

DI LETIZIA MAGNANI

Quando ho iniziato a scrivere di teatro, libri e cultura in genere, anni fa, mi sono ripromessa di non stroncare mai nessuno, perché dietro ogni lavoro culturale ci sono fatica e impegno. Ma quando è troppo è troppo. Ridateci le tragedie dove l’eroina muore (la polemica sulla rivisitazione del finale di Carmen di questi tempi è bizzarra, al limite della demenza, però, non della folli) e soprattutto nella danza classica ridatemi le punte. Ed sì, perché di uno “Schiaccianoci” sulle mezze punte non so davvero cosa farmene.

In effetti è piuttosto imbarazzante la mania di scenografi e registi di rivedere i classici. Imbarazzante al limite dell’umiliante, per il corpo di ballo (il Balletto di Roma in questo caso), per il teatro che ha ospitato (il Bonci di Cesena) e per il pubblico.

Massimiliano Volpini, ha voluto stravolgere uno dei grandi classici di sempre, “Lo Schiaccianoci”, togliendo le punte e facendo ballare le ballerine con un improbabile trench rosso che mal si concilia con le musiche di Čajkovskij.

Alla ricca e festosa Casa Stahlbaum, ambientazione originale del primo atto, si sostituisce un’immaginaria periferia metropolitana abitata da senzatetto. Un imponente muro separa questa zona dal centro della città. Nessun pupazzo o soldatino, ma solo un principe, il Fuggitivo, e la sua amata: due giovani temerari che tentano il grande salto oltre il muro affrontando bande di uomini oscuri, vigilanti di rivoluzionari tumulti. La tradizionale ‘battaglia dei topi’ si trasforma in uno scontro di strada il cui esito sarà l’evasione del Fuggitivo e la salvezza di Clara.

Il secondo atto riaggancia ambientazioni e personaggi della tradizione, dove però non si capisce chi sia chi. Nel secondo atto finalmente tornano le punte, solo per un paio di ballerine e per pochi minuti. La scenografia è trascurabile, i costumi non commentabili. I ballerini sarebbero perfino bravi, se avessero la possibilità di seguire le note di Čajkovskij, senza dove a tutti i costi “modernizzare” qualcosa che era moderno per il solo fatto di essere stato scritto.