OBSOLESCENZA PROGRAMMATA: APPLE NEI GUAI

DI ROBERTO BALANZIN

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Nanterre ha aperto un’inchiesta contro Apple per “truffa” e “obsolescenza programmata”. L’azione intrapresa dalla procura francese è conseguenza della denuncia da parte dell’associazione “Alt all’obsolescenza programmata” (HOP) che accusa il colosso di Cupertino di ridurre, volontariamente, la vita dei propri smartphone attraverso gli aggiornamenti forniti agli utenti. Se in Italia non esiste una legge che punisce tale pratica, in Francia l’obsolescenza programmata è illegale in seguito ad una legge, la “Loi Hamon” del 1 Luglio 2016 e chi mette in atto pratiche riconducibili all’obsolescenza viene severamente punito: fino a 2 anni di reclusione per chi ha sviluppato il prodotto ed una multa che può arrivare al 5% del fatturato annuo.

Ma cos’è “l’obsolescenza programmata”?

Pratica già nota sin dai tempi post-depressione negli Stat Uniti, l’obsolescenza programmata è una strategia volontaria e pianificata da parte di un’azienda nel definire il ciclo vitale di un prodotto commercializzato con il chiaro obiettivo di renderlo inferiore in modo da massimizzare le vendite dei nuovi articoli. Il prodotto, per strategia della stessa azienda, smette di funzionare o diventa inutilizzabile, portando il consumatore all’inevitabile acquisto di uno nuovo.  Apple, nel caso specifico, è accusata di aver rallentato i propri smartphone e la risposta ufficiale del colosso di Cupertino è stata che sì, gli aggiornamenti forniti agli utenti per preservare la batteria come diretta conseguenza rallentano gli iPhone ( dall’iPhone 7 in giù). La stessa azienda si è poi scusata di come la faccenda sia stata gestita, soprattutto a livello di comunicazione, ma ormai il “vaso di Pandora” è aperto e la questione è stata mal digerita da tantissimi clienti Apple nel mondo.

I guai della mela

Nonostante Apple abbia avviato una “campagna promozionale” per la sostituzione delle batterie (in vendita a 29 euro anziché 89), il polverone sollevato dalla vicenda è grande e, addirittura, alcuni analisti parlano di un ipotetico crollo nelle vendite che porterebbe Apple a vendere 16 milioni di iPhone in meno nel 2018 rispetto alle previsioni. Intanto, secondo Patently Apple, le class action contro l’azienda californiana salgono a 30 e la maggior parte imputa alla Apple una clamorosa mancanza di trasparenza rispetto al problema delle batterie e del relativo rallentamento dei dispositivi. Oltre che in Francia anche negli Stati Uniti e in Israele sono state avviate delle indagini sul caso mentre in Italia il Codacons ha dichiarato che farà un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e all’Antitrust.

Se Samsung, Lg, Htc e Motorola hanno rassicurato i propri clienti circa eventuali problemi, dichiarando pubblicamente che non vengono assolutamente portate avanti strategie atte a rallentare l’efficienza dei processori, Apple continua a navigare in acque torbide. Per ora il titolo a Wall Street non ha avuto significative variazioni al ribasso ed ha resistito ampiamente al caos degli ultimi giorni. Sicuramente bisognerà aspettare l’esito delle indagini, fino a quel momento la “Spada di Damocle” penderà sulla Silicon Valley.