AMAREZZA


DI CLAUDIA BALDINI

Il primo grande male che affligge non solo la Cgil, ma il sindacato in generale, è lo strapotere delle categorie dei pensionati. I numeri della Confederazione lo confermano: al 1° luglio 2016 gli iscritti attivi, cioè i lavoratori, sono 2.085.099. A fronte di 2.444.835 di tesserati allo Spi.
Ovvio che nel complicatissimo gioco di equilibri interni finisca per saltar fuori una dichiarazione oggi 2018 vicino alle politiche a favore del PD, così amato da noi Spi.

Ma il bacino finora sicuro dei pensionati si sta assottigliando pure quello: nel giugno 2013 i tesserati over 60 erano 2.728.376, e qui – dicono dalla Cgil – c’entrerebbe molto la riforma Fornero che ha rimandato la pensione a centinaia di migliaia di persone. Va anche aggiunto che tra il dichiarato di Cgil, Cisl e Uil e il dato reale dell’Inps sui pensionati nel 2016 c’è una differenza di quasi un milione di iscritti. In meno.

Altro capitolo, le varie categorie prese singolarmente. Il Nidil, che in teoria dovrebbe rappresentare tutti gli atipici, quindi il fronte più ampio ancora oggi, per ora ha il 48,8 per cento in meno di iscritti. Il commercio, la Filcams: -24 per cento. Gli edili, la Fillea: -21,4 per cento. Il ramo dell’agricoltura, la Flai: -20,6 per cento. Le tute blu della Fiom: -12,5 per cento, con le battaglie a viso aperto di questi ultimi anni che, controindicazione, hanno portato i 12mila iscritti del gruppo Fiat a poco più di 2mila.
Ma Fiat è sempre stata così.
Poi, i disoccupati: sugli oltre 5 milioni di iscritti, nel 2014 solo 15.362 erano i senza lavoro (e sono 8mila oggi).

Insomma, ne esce fuori un quadro non roseo: incapacità di entrare in contatto con i più giovani, gli stessi piagati dalla miriade di contratti precari; irrilevanza nel mondo di chi il lavoro per ora se lo sogna. Sono anni difficili per il sindacato, sotto ogni punto di vista. L’indice gradimento dell’istituzione in sé è ai minimi storici e l’attacco più forte in questi ultimi mesi è arrivato proprio dal Pd. E la segretaria ancora è ferma lì.

Questo per dire tutta la mia amarezza, che non è nuova. Ma come pensiamo(perché io sono Cgil da 50 anni e non intendo andarmene e non rompere più le scatole a questa dirigenza non degna della Storia di questo sindacato) di convincere i lavoratori, i precari, i giovani che hanno la tagliola delle tutele crescenti e senza giusta causa, che noi siamo con loro ? Che Cgil è il loro sindacato. Non c’è bisogno di autonomi. Cgil è con loro.

Possiamo celebrare Di Vittorio quanto vogliamo. Il Pd ci mette in mora, il 5 stelle ci vuole riformare lui, gli altri sono indifferenti, Cisl e Uil boh? Non pervenuti. E noi? la nostra Storia (quella coerente con le nostre lotte) è ferma a Cofferati. Il resto è convenienza di Palazzo

Ricordo, a proposito dell’intervista di Susanna Camusso a Repubblica che ho pubblicato integralmente, che in Cgil oggi sì grazie allo SPi la maggioranza sono senz’altro Piddini, ma tra i lavoratori sono tanti sia i 5 stelle che la lega, soprattutto al Nord in Fiom. Ecco, almeno non schierarsi sarebbe rispettoso per tutte le componenti.

Ed ecco qui l’intervista della segretaria Cgil Susanna Camusso. Ho dovuto fare due pagine. E’ integrale ed è su Repubblica di oggi. Se cliccate sopra la potete leggere meglio.