MARONI VS SALVINI: SI FA DURO LO SCONTRO FRA LEGHISTI

DI LUCA SOLDI

 

 

Arriva la candidatura ufficiale di Attilio Fontana alla presidenza della regione lombarda ma non accenna a placarsi lo scontro fra i due big Salvini e Maroni.
Ormai dimentichi del fioretto siamo già all’arma grossa e quello ch’è peggio, in pubblico.
Il passo indietro di Maroni e quindi l’assist al candidato renziano e sindaco di Bergamo , Gori, ha reso esplicito un clima di profonda avversità che era stato a lungo malcelato.
Punto evidente era stata l’uscita di Salvini che a modo suo aveva chiarito su eventuali aspettative future del presidente Maroni: “Se lasci il tuo incarico in Regione Lombardia, che vale molto più di tanti ministeri, evidentemente in politica non puoi più fare altro”.

Naturale che il galateo, fra compagni d’ideali e di cammino vada a farsi benedire anche se in questa mattinata Maroni prova a prova a fare un beau geste.
Passano poche ore ed una opportuna intervista chiarisce che Maroni, malgrado il suo ruolo non abbia nessuna intenzione di restare ad ascoltare: “Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio”.
Nessun bizantinismo:”Consiglierei al mio segretario non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo- e proseguendo- Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica”.
Pesano le radici e le certezze politiche ormai incompatibili fra i due e lo strappo definitivo, un tempo lontana ipotesi, sembra essere concreto e possibile: “Possiamo dirlo. È così. È questo uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a ragionare su un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica”.
Emergono forti lontananze che potrebbero non del tutto preoccupare l’alleato Berlusconi già intento, per conto suo, a sminuire la figura di Salvini, come abbiamo potuto assistere proprio ieri nel corso della trasmissione di Vespa, Porta a Porta.
Distinguo che sono veri e propri bastoni fra le ruote che il presidente della Regione Lombardia non vuole più sopportare:
“Devo anche riconoscere che in questi giorni sono stato massacrato dai miei compagni di squadra, che hanno scelto di dare alla mia vita nuova un’interpretazione del tutto arbitraria, mentre sono stato ricoperto di affetto e amicizia da un mondo politico lontano da me, e questo mi ha colpito”.

Entra in causa un sms di solidarietà da parte di un raggiante Matteo Renzi, e “tanti altri” sottolinea Maroni che poi orgoglioso aggiunge:
“Ma una telefonata mi ha fatto particolarmente piacere: quella di Giorgio Napolitano. Siamo stati quindici minuti al telefono, con simpatia e affetto, ha riconosciuto che la mia è stata una scelta coraggiosa, e lo ringrazio, ha detto che noi del 1955 siamo fatti così, vale per me e vale per Veltroni, e che a un certo punto abbiamo bisogno di prendere aria e di pensare alla nostra vita”.
Lo scontro fra leghisti, fra le anime del movimento-partito si fa dunque aspro, duro ben oltre quelle che erano le previsioni di alcuni attenti commentatori del mondo leghista.
Le notte pare ricondurre il dissidio a più miti lidi, Maroni in queste ore prova a chiudere la partita, giurando l’addio alla politica e la fiducia nel leader segretario, ma quanti sono disposti a crederlo, perché quel “Viva Salvini premier”, davanti alla stampa al completo, suona davvero di tutto fuori che sincero.