TROPEA, LA PERLA DEL MEDITERRANEO, SCIOLTA PER MAFIA


DI GIULIO CAVALLI

Il Consiglio di Stato ha confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni mafiosi. L’ex sindaco Rodolico parla di “inconsistenza delle contestazioni” ma i fatti raccontano ben altro.

Dopo il Tar è arrivato il Consiglio di Stato: il consiglio comunale di Tropea, nel Vibonese, è stato sciolto per mafia annullando la sospensiva dopo che il Tar aveva annullato il decreto di scioglimento deciso dal governo il 12 agosto del 2017. “L’analisi svolta evidenzia la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”: inizia così il decreto che il Presidente della repubblica Mattarella aveva firmato sulla base della relazione del ministro dell’Interno Angelino Alfano e dentro c’è la storia torbida degli ultimi mesi che ha consegnato la città famosa in tutto il mondo in mano alla criminalità organizzata.

Tutto parte dall’ordigno esplosivo che danneggiò in pieno centro storico l’auto del sindaco Giuseppe Rodolico (Partito Democratico) che si insediò il 25 maggio 2014. La Prefettura, sull’onda di quell’attentato, decise di avviare uno stretto monitoraggio sulle attività comunali. Negli atti si racconta degli accordi pre elettorali del sindaco Rodolico “maturati alla presenza di soggetti presumibilmente vicini alle cosche mafiose Mancuso e La Rosa”, tra cui “un incontro in un albergo nelle vicinanze di Tropea al quale erano presenti, oltre al futuro sindaco, soggetti riconducibili ad ambienti criminali. Durante la riunione veniva decisa parte del futuro assetto della Giunta comunale con l’assicurazione, ad uno dei candidati sindaco che, se avesse ritirato la propria candidatura e avesse sostenuto la lista del primo cittadino, avrebbe ottenuto in cambio un incarico da assessore”. E quel posto d’assessore alla fine ovviamente è arrivato.

Poi c’è il tuffo di capodanno dell’assessore in compagnia del genero del boss: il 31 dicembre 2014 , come da tradizione, un gruppo di tropeani decide di salutare l’arrivo del nuovo anno con un bagno di benaugurio organizzato tra gli altri da Francesco Zaccaro (genero del boss locale Tonino La Rosa) e l’allora assessore al Turismo Antonio Bretti si adoperò perché l’evento avesse risonanza sulle reti locali oltre a parteciparvi festosamente. Solo l’indagine dei carabinieri convinse il sindaco a sollevare l’assessore “distratto”.

Nella relazione prefettizia, tra l’altro, si parla anche di un chalet adibito alla vendita dei fiori (appartenente a un pregiudicato) che, pur abusivo, non è mai stato demolito come da ordinanza ma anzi ha ottenuto diversi favori dal sindaco: la vicenda, si legge nella relazione, “dimostra l’incapacità del vertice dell’apparato politico di resistere alle pressioni di soggetti controindicati” e dimostra come le condotte del sindaco Rodolico “abbiano tentato di favorire un noto pregiudicato, già intestatario di beni confiscati riconducibili alla locale consorteria criminale”.

Il sindaco da parte sua ha sempre difeso l’indifendibile operato della sua amministrazione e anche oggi, con la conferma ufficiale dello scioglimento, ha dichiarato di essere “consapevolmente convinto della forte spinta morale che l’Amministrazione da me guidata ha esercitato durante i mesi del breve mandato, in particolare, con la emanazione di atti inconfutabili mirati a contrastare qualsivoglia forma di infiltrazione a qualsiasi tipo di illegalità”.

Le istituzioni evidentemente la pensano diversamente.

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