LA GROßE KOALITION INFERVORA LA SINISTRA ITALIANA

DI NICOLA FRATOIANNI

Temo che i tifosi italici della riedizione, fuori tempo massimo, della Große Koalition a Berlino stiano correndo troppo frettolosamente e con troppo entusiasmo alle conclusioni.
Dico questo perché, nel merito, l’accordo raggiunto questa mattina tra i negoziatori socialdemocratici e democristiani prevede limitatissimi risultati sul versante del Welfare (qualcosina su pensioni, congedi parentali e asili nido) e una vera e propria resa, culturale e politica, alle posizioni più arretrate in materia di diritto d’asilo e immigrazione. Su questo terreno vincono le posizioni dei più reazionari esponenti della CSU bavarese, ormai votati all’inseguimento perdente dei populisti di estrema destra.
Ma soprattutto perché, con questo accordo, la socialdemocrazia tedesca si arrende definitivamente al ruolo di ruotino di scorta di una Merkel in declino, incapace di offrire risposte innovative alle presenti drammatiche contraddizioni e alle future sfide epocali che la Germania e l’Europa tutta devono affrontare: diseguaglianze sociali e territoriali, disequilibrio economico e finanziario, cambiamenti climatici e migrazioni. Su questi nodi invece tutto dovrebbe cambiare, nella politica europea, tedesca e italiana.
Ma forse è proprio questo il motivo che spiega i provinciali e infantili entusiasmi, diffusi nella destra e nel Partito Democratico nelle stanze dei palazzi romani.
In Germania come in Italia, quella delle “grandi coalizioni” o delle “larghe intese” è la scelta di un pateracchio perdente, è una scelta di conservazione. È l’opzione a tutela degli interessi di pochi, oggi dominanti.
Ecco perché la sinistra, in Germania con la Linke, in Italia con LiberiEUguali, oggi è da un’altra parte, fuori dal coretto dei tifosi plaudenti. Impegnata invece a costruire un’alternativa, per cambiare tutto, a favore dei molti.