MANUELA SERRA, SENATRICE M5S: “FINITO IL MANDATO, TORNO ALLA MIA VITA”

DI CHIARA FARIGU

La campagna elettorale procede in modo piuttosto concitato, partiti e partitini dell’ultima ora  cercano aggregazioni per rimanere a galla,  studiano strategie e alleanze,  e fanno a gara a chi la spara più grossa in fatto di promesse acchiappa voti.  In tutto questo bailamme,  il M5S, ancora una volta, si differenzia dall’universo politico del dejà vu. Vuoi perché  da sempre allergico alle alleanze e vuoi perché questi “cittadini prestati alla politica”, come amano definirsi, non sono “abbullonati” alla poltrona, tanto per citare una famosa frase di Di Battista, il 1° pentastellato a dare l’addio alla politica dentro le istituzioni per dare vita alle sue passioni di sempre: la scrittura, i viaggi, la famiglia.

Altri hanno seguito il suo esempio e presto torneranno alla vita di privati cittadini e alle loro attività precedenti. Una di loro, la senatrice Manuela Serra, membro della Commissione Cultura in questa 17^ legislatura.  Cagliaritana, 46 anni, insegnante di professione, è  la prima donna sarda ad essere stata eletta al Senato della Repubblica.  Un impegno accompagnato da grande passione che ha portato avanti con dedizione totale  anteponendo  il dovere pubblico a quello familiare, con non pochi sacrifici. La senatrice tra meno di due mesi, ultimato il suo mandato elettorale,  tornerà dai suoi figli e alle sue attività.  Una scelta ponderata, anche se non facile, tuttavia da rispettare.

 

  • Senatrice Serra, quali le motivazioni che l’hanno spinta a non ricandidarsi?

Cinque anni da portavoce in Senato sono stati oltremodo sfiancanti per l’impegno profuso e dolorosi per la presa di coscienza.

La mia e nostra scuola ha subito, con “la Buona Scuola” una ferita che sarà difficile rimarginare: la fiducia tra colleghi, il lavoro di team, la continuità didattica, l’ascolto e la comprensione pedagogica sono  obiettivi  di fondamentale importanza (oggi venuti meno nella trasformazione della scuola da Luogo di confronto educativo/formativo/socializzante a Luogo Azienda)  che vanno recuperati  quanto prima, altrimenti andranno  persi definitivamente.

Io amo la scuola, ho scelto di insegnare ai bambini,  e per questo mi sono formata e specializzata e  ora voglio ritornare in aula per insegnare la coscienza civica, sviluppare curiosità e dubbio.

 

  • Lei è stato membro della Commissione Cultura al Senato, quali gli atti da lei portati avanti che hanno contribuito a migliorare l’istituzione scolastica oggi al tracollo?

Inizialmente pensavo che il mio essere membro della Commissione VII avrebbe potuto essere utile per un input positivo.  Mi accorsi  da subito però che  la maggior parte dei membri che ne facevano parte non erano docenti e solo pochi  avevano idea di cosa fosse la scuola e quali  le criticità da risolvere.  Imparai presto a capire che di scuola si parlava poco o niente,  i decreti del governo avevano la priorità su tutto  e le leggi della maggioranza sono state un continuo quantificare fondi per  stabilire come e quando determinare  i finanziamenti per ricerca, università e strutture scolastiche.

Appena fu annunciato il pacchetto di articoli interno al testo di Legge 107 della cosiddetta “Buona Scuola”, fu un duro colpo. Le audizioni furono numerose, ma nulla di ciò che noi, come forza politica di opposizione proponemmo, fu accolto. La legge fu votata con la fiducia, ricordo e rivivo quei momenti come un giorno di lutto.

Due i punti che sono riuscita a far approvare:  quello sulla continuità didattica e l’istituzione del Fondo per i bambini autistici relativo alla legge sull’ Autismo.

 

  • Pensa di aver fatto tutto il possibile o si rimprovera qualcosa?

Rimprovero a me stessa, di non essere riuscita a farmi capire da tante colleghe che, ancora oggi, sono convinte che ai partiti si possa delegare la propria vita professionale.

Gli insegnanti hanno una responsabilità enorme sulla vita futura della nostra società e sui prossimi cittadini che si affacciano al mondo politico.

 

  • In questi anni lei è stata un punto di riferimento per i cittadini sardi. Quel suo intervento in Aula, nel denunciare “l’abomino contro i sardi” perpetrato ai danni degli operai di Alcoa, finito tra le lacrime e col groppo in gola, commosse tutti, anche i colleghi della maggioranza. Non pensa che la sua rinuncia, oggi privi proprio quei cittadini di quella luce di cui hanno bisogno?

Non so, fui derisa per quella debolezza, non si è mai “buoni profeti nella propria terra”.

 

  • Se potesse tornare indietro, sceglierebbe nuovamente di candidarsi col M5S per portare avanti il suo ideale politico? Cos’ha il M5S che, secondo lei,  non hanno gli altri partiti o movimenti?

Mi sento profondamente onorata di aver potuto essere portavoce del M5S, un movimento di cittadini senza legami con alcun lobbista o potere economico. Questo ha dato e continua a dar fastidio  a troppi, basta vedere con quanta foga viene quotidianamente denigrato il lavoro svolto da sindaci, consiglieri regionali e dai  portavoce Nazionali e Europei. Il M5S non ha nulla di simile agli altri partiti, non ha una struttura, nè un organigramma.  E’ formato da persone che  mettono a disposizione ideali, passione e competenze, ciascuno nel proprio campo,  per un impegno finalizzato al raggiungimento del bene comune ma a Tempo Determinato, dato che il termine dei due mandati è una regola dalla quale non si transige.

 

  • Quali prospettive si pone oggi il M5S rispetto a 5 anni fa? Se dovesse vincere le elezioni, sarebbe veramente in grado di eliminare i privilegi della casta e di ripristinare i diritti lesi di cui si fa portabandiera ora che è all’opposizione?

Sì.  Noi abbiamo pensato, progettato e proposto una serie di punti nel programma, accessibili e visionabili da tutti gli iscritti. Abbiamo chiesto una mano ad esperti e tecnici, presto avremo le liste dei parlamentari e la squadra di governo.  A noi preme dare dignità ai cittadini e occuparci del bene Nazionale, non del bene del singolo. E’ un sogno che può essere realizzato se si ha la passione e la determinazione per portarlo avanti . Ancor più se ci si sente tutti coinvolti e responsabili  in  questo impegno di cambiamento.

  • Come vede il suo futuro da cittadina privata?

Da insegnante, mamma e compagna,  una responsabilità di non poco conto.