PICCOLI BULLI O IMPUNITI CRIMINALI?

DI VINCENZO SODDU
Ahamed Fdil, marocchino di 64 anni, era stato trovato arso vivo in un’auto lo scorso 19 dicembre a Santa Maria di Zevio, in provincia di Verona. Uno spettacolo raccapricciante, l’evidente tentativo di salvarsi, il corpo riverso oltre la portiera destra della Fiat Bravo che rappresentava da tempo la sua casa. Una scena che da subito non aveva convinto le Forze dell’Ordine.
Così oggi, al termine di una lunga indagine, gli inquirenti hanno individuato e interrogato a lungo un 17 enne e un 13 enne che avrebbero confessato l’aggressione ai danni del senzatetto.
E uno scherzo finito male sembra essere adesso la motivazione principale del gesto, sulla base delle dichiarazioni rese dai due ragazzi.
Uno scherzo, dunque, forse dei botti, forse della carta a cui i due avrebbero dato fuoco e che avrebbe causato l’incendio dell’auto.
Questi i fatti.
Ma cosa avrebbe spinto in realtà due minorenni, figli di immigrati integrati, a dare fuoco, per gioco, a un innocente clochard che vive, amato dalla sua città, in un’auto abbandonata senza dar mai fastidio a nessuno?
Quale la molla che porterebbe questi e altri adolescenti a offendere, colpire, togliere la vita, apparentemente senza motivo?
Il male, essenzialmente il male, la stessa banale malvagità che spinge altri minorenni di un’altra parte d’Italia a infastidire un compagno down, reo soltanto d’essere diverso, e a farlo oggetto di continue provocazioni.
Qualcuno parla di noia, del bisogno di riempire spazi vuoti in comunità prive di soddisfacenti distrazioni. E fatalmente ci si fa condizionare da quella scorciatoia ben nota agli educatori, e che ci porta ad adottare una logica assolutoria, affettiva, prima ancora che rieducativa. Perchè questi ragazzi potrebbero essere nostri figli e allora siamo portati a tutelare le nostre creature, a coccolare i nostri piccoli mostri, a nascondere in fondo le nostre responsabilità, che sono le responsabilità di una società ormai incapace di punire, ove necessario.
In fondo, ciò che anima questi ragazzi non è altro che la riproposizione di un male che è presente dappertutto, dalle Tv ai giornali, e che viene assorbito passivamente.
L’assenza di sensi di colpa, la latitanza di contenuti validi a creare un senso critico autonomo, genera una voglia di emergere in un deserto di valori spesso annullati dalla stessa famiglia, che deroga ai suoi ruoli.
Una famiglia che ha definitivante fallito.
E allora l’unica risposta deve venire dalla scuola, dallo Stato, dalle associazioni, e non può che essere che chiara. Disponibile all’aiuto, ma chiara nelle risoluzioni, ove questo aiuto fosse rifiutato. E se i colpevoli non sono maggiorenni chiamando in causa i genitori.
Perchè spesso i mostri hanno dei nomi familiari, e allora bisogna chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e riaprire le sbarre.