CONTE DOVEVA EVITARE LA RISSA CON MOURINHO

DI ITALO CUCCI

Uno ha avuto l’imprudenza – o impudenza – di parlarmi, divertito, della rissa fra Mourinho e Conte. E l’ho investito – quasi fosse il seguito della medesima – di male parole. Era un amico di Conte, uno che in passato, prim’ancora dei trionfi Juventini, me ne raccontava tante, di Antonio, da farne un libro. Ma l’hanno preceduto. E ancora se ne duole. Molte delle virtù del tecnico salentino mi erano note, anche perché sono uno di quelli che l’ha conosciuto ottimo calciatore, dedicandogli pagine – azzardo – degne del miglior Camin, il cronista poeta cantore della juventinità. Conoscenza e amicizia confortate dalla disavventura giudiziaria seguita con solidarietà e dal gran lavoro dedicato alla rinascita della Signora, ricostruita con caparbietà e passione, con quell’Intensità ch’è stata il suo cavallo di battaglia. Il suo brand.

Avrei potuto dire “il suo marchio” ma l’avventura inglese pretende un anglicismo. Come corner, goal, mister.
Mister Conte, l’amico Antonio mi ha deluso. La penosa rissa con Mourinho in tempi ignoranti il politicamente corretto sarebbe stata definita “da lavandaie”. Già più nobili le “baruffe chiozzotte” che Carlo Goldoni presentava in barocco veneziano, facendo infine dire alle sue donne sguaiate “semo donne da ben…onorate…aliegre, e aliegre volemo star…”. Già a guardarli in faccia, Josè e Antonio, nulla di allegro avevano, e il dibattito solo letto induceva a cercarne la forma parlata, anch’essa negativa per Conte che usa un inglese da full immersion mentre l’altro insegnava lingue. E linguacce. L’amico di Antonio ha protestato: “Ma è stato Mourinho a provocare citando i clown da panchina”; e io a ribadire: senza nominarlo, ma Antonio c’è cascato con tutte le scarpe, dovendogli esser noto il ruolo di provocatore dell’uomo di Setubal, erede di quel poeta un po’ pazzo un po’ cialtrone, Manuel Maria Barbosa du Bocage, cui mi ha confessato di ispirarsi.

Onestamente, non ci ha fatto una gran figura, Conte, beccandosi insulti sanguinosi che si sono riversati in buona parte sulla Juventus “del doping” più che sul modesto Siena “delle scommesse”. Come riaprire la dolente sfida dialettica del peggior derby Inter-Juve. A proposito di derby, mi vien da ridere ricordando chi si scandalizzava per gli strali che si lanciavano Herrera e Rocco alla vigilia di Milan-Inter. Roba da signori, pensando a oggi. Ripeto: non assolvo Mourinho, signor Chissenefrega, mi secca la figura che ha fatto Conte proprio mentre si parla del suo ritorno in azzurro. Temo che sulla panca dell’Italia gli avversari – nonsoloinglesi- lo tratterebbero come un Domenech qualsiasi, il ct francese astrologo e buffone. Sorry, Antonio.