NAPOLI CHIEDE SICUREZZA E LEGALITÀ: LA MARCIA DEGLI OMBRELLI CONTRO LA VIOLENZA

DI SIMONA CIPRIANI

 

Napoli è stanca, è ferita, è offesa. Napoli scende in piazza per gridare il diritto alla legalità e alla sicurezza. Sfila per le strade un corteo di cittadini stanchi di assistere al degrado culturale e alla violenza delle così dette “baby gang” che, ormai da troppo tempo, impunite, dilagano in città.
Gli episodi degli ultimi mesi con aggressioni immotivate di adolescenti nei confronti di coetanei hanno avuto conseguenze pesantissime. L’ultima in ordine di tempo risale a ieri sera alle 21.30 fuori la stazione della metropolitana, fermata Policlinico. Un sedicenne che è finito in ospedale con una frattura al setto nasale, ha raccontato di essere stato avvicinato da un gruppetto di ragazzi tra i 16 e i 18 anni che dopo averlo insultato lo hanno accerchiato e picchiato. Sabato sera il rito degli insulti e dell’accerchiamento aveva coinvolto un quattordicenne che si trovava insieme a un amico di 15 anni nella Villa comunale di Pomigliano, un tentativo di rapina conclusosi a colpi di catena.
Venerdì scorso un quindicenne di Melito è stato massacrato a calci e pugni da ragazzetti poco più che bambini: portato in ospedale, è stato necessario asportargli la milza spappolata dalla violenza dei colpi subiti.
La notte del 7 gennaio un diciottenne era stato aggredito nella zona dei “baretti”, il salotto “buono della città”, dove ogni giorno si riunisce quella movida cittadina per cui sono sul piede di guerra i residenti che non riescono a chiudere occhio fino alle 4 del mattino, teatro, nel novembre scorso, di una sparatoria tra due gruppi di giovani provenienti dai Quartieri Spagnoli e San Giovanni a Teduccio, in cui rimasero feriti sei ragazzi.
Il mese scorso era toccato ad Arturo, 17 anni, aggredito in pieno centro, in un vero e proprio tentato omicidio: colpito da quattro minorenni con 20 coltellate di cui alcune alla gola, è vivo per miracolo.
Sabato mattina alcune associazioni, riunite nel Comitato per la quiete pubblica napoletana, con la partecipazione di scuole e altri cittadini hanno sfilato per le strade della città chiedendo più sicurezza, più controlli e rispetto delle regole, puntando il dito contro chi, a loro giudizio, è assente e non interviene con provvedimenti sufficienti ad arginare una situazione ormai gravissima.
Il corteo si è snodato da piazza Matteotti a piazza dei Martiri scandendo slogan contro i rappresentanti istituzionali e contro l’inefficienza, incolpevole, delle forze dell’ordine private di uomini e mezzi.
Le telefonate di denuncia che arrivano ai Carabinieri o alla Polizia si rimpallano tra gli uni, gli altri e i Vigili Urbani per poi cadere nel nulla con la risposta: “Non abbiamo macchine da inviare”. Così la città rimane fuori controllo in balia delle “baby gang”, delle stese, degli spacciatori, delle rapine, degli schiamazzi e ogni genitore che ha un figlio fuori di casa spera che questa volta non tocchi proprio a lui.
I cittadini esasperati chiamano in causa i propri rappresentanti e chi deve tutelare la sicurezza senza risparmiare nessuno. I nomi del Sindaco Luigi De Magistris, del Prefetto Carmela Pagano, del Questore Antonio De Iesu sono gridati a gran voce dai manifestanti sotto gli ombrelli colorati che sono stati scelti a simbolo della protesta.
Dai social network sono intervenuti sull’argomento anche alcuni rappresentanti dei partiti politici a sostegno delle ragioni dei cittadini esasperati.
Per Mara Carfagna “l’eccesso di tolleranza e permissivismo ha creato una situazione che non è più sostenibile”. “Il Governo non può più derubricare il problema come una questione marginale che riguarda solo determinati territori, le istituzioni locali devono smetterla di tollerare per non sembrare complici”.
Massimo Costa, segretario provinciale del Pd, esprime, dalla sua pagina Facebook, forte preoccupazione e piena vicinanza al giovane aggredito venerdì pomeriggio, chiedendo “il potenziamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine e interventi mirati nei confronti dei minori che sfuggono alle famiglie, alla scuola e ai servizi sociali”.
Dal suo profilo Facebook, Gianluca Cantalamessa, coordinatore della Campania per la Lega, chiede le dimissioni di chi “gestisce ordine pubblico e sicurezza, se non per una responsabilità diretta almeno per responsabilità oggettiva” aggiungendo che “Il combinato disposto del forte indebolimento degli istituti della famiglia e della scuola come prevenzione e di un sistema di sicurezza ridicolo come repressione, porterà i nostri figli a essere vittime della violenza incontrollata che affligge la città, mettendo in serio pericolo la parte migliore della nostra gioventù”.
Anche l ‘Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, ha scritto alle istituzioni cittadine per sollecitare un tavolo di concertazione su le politiche educative facendo riferimento proprio ai gravissimi episodi accaduti in città “che hanno visto come protagonisti persone di minore età coinvolte in fatti aventi rilevanza penale, per lo più realizzati in gruppo”. Per il Garante è importante “acquisire dati e informazioni utili ad approfondire la conoscenza del fenomeno” e di conoscere “quali politiche educative, di prevenzione e di sostegno sono state o si intendono realizzare” al fine di promuovere la cultura del rispetto dei diritti, della legalità e della convivenza civile.
Per intervenire efficacemente sarebbe quindi opportuno non solo arginare il fenomeno ma anche e soprattutto mettere in atto in maniera sinergica “ azioni di prevenzione ed educazione al rispetto della legalità “.
“Senza dimenticare il fondamentale ruolo educativo svolto dalla scuola e, ancora prima dalla famiglia, che rappresenta il luogo deputato alla trasmissione dei valori, della solidarietà, del rispetto delle regole e dell’altro.”