MOSCOVICI RISPONDE A DI MAIO : “IL LIMITE DEL 3% NON VA SFONDATO”

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

 

Pierre Moscovici, ex Ministro delle Finanze francese, nonché ad oggi commissario agli Affari economici dell’ Unione Europea, si dichiara molto preoccupato dall’esito delle imminenti elezioni politiche italiane, pronunciandosi anche con sentita indignazione sul candidato alla Regione Lombardia, il leghista Fontana che ha proferito parole degne del peggior nazismo, nell’aver affermato che “bisogna salvaguardare la razza bianca”.

Nessuno pensi che quel che si dice “a casa propria” cada nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale, tanto più se alcune affermazioni fuori tempo e fuori luogo fioriscono sulle labbra di sedicenti “statisti” la cui arrogante ignoranza continuerà a produrre ingenti danni all’Italia ed altrettante ricadute negative sul prossimo futuro italiano in Europa .

Bisogna sapere che, così come il Parlamento Europeo denunciò con fermezza il grave rischio per la libertà e la democrazia in Polonia, altrettanto attentamente guarda all’Italia in questo preciso momento storico in cui sembra stiano tornando a passi da gigante dietrologie fascistizzanti ed altri populismi di ben scarso contenuto politico e culturale. E’ pertanto normale che l’attuale contesto italiano susciti preoccupazione in attesa di vedere il responso delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

E stamani il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha quindi espresso il suo parere sul voto del 4 marzo considerandolo come un ulteriore “rischio politico” che si prospetta all’orizzonte in Europa.

Quel che suscita la sua preoccupazione è semplicemente l’incertezza dei risultati politici che sortiranno dalle urne, come ha affermato in una conferenza stampa a Parigi: “L’Italia si prepara ad elezioni il cui esito è quanto mai indeciso. Quale maggioranza uscirà dalle urne? Quale programma, quale impegno europeo? Tutto ciò “accade in un contesto in cui la situazione economica in Italia non è la più solida nell‘Eurozona. È difficile immaginare che tipo di coalizione emergerà dal voto, con quale tipo di ambizioni in Europa, anche se con l‘avvicinarsi delle elezioni tutti i partiti stanno rivedendo le loro posizioni sull‘euro”, ha aggiunto.
Al momento è tornata una certa fiducia nelle capacità economiche del Belpaese, sostiene Moscovici. Il livello del debito pubblico è sempre alto, ma “comincia a scendere”.

MOSCOVICI CONTESTA LUIGI DI MAIO
Riferendosi, poi, al debito pubblico, il commissario ha bocciato la proposta di Luigi Di Maio di sfondare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. “E’ un controsenso assoluto”. “Il tetto del 3% ha un significato molto preciso, quello di evitare che il debito non slitti ulteriormente”. Il debito deve, anzi, “contrarsi nel corso del tempo”.

Il Movimento 5 stelle, che secondo i sondaggi è il primo partito in Italia, ha sfumato le sue posizioni sull‘opportunità per l‘Italia di uscire dall‘euro, pur lasciando aperta la porta a un referendum consultivo.

Le esternazioni di Moscovici non sono per nulla nuove – gli va riconosciuto – poiché aveva espresso il suo parere in merito anche ai partiti politici francesi “che pensavano che oltre il 3% si creasse la crescita”: “se fosse vero si saprebbe, conosco Paesi che sono in procedura per deficit eccessivo ed hanno una crescita debole…conosco Paesi in eccedenza di bilancio che hanno crescita forte. Se chiedessi quale Paese è in procedura per deficit eccessivo con un tasso di disoccupazione al 10% e quale Paese ha 0% e piena occupazione, citando la Spagna e la Germania, in modo intuitivo, ad ascoltare il signor di Maio, si risponderebbe la Spagna. E invece non è vero, è esattamente il contrario. Insomma l’obiettivo deve essere “ridurre il deficit”, martella il commissario Ue, da “uomo di sinistra”. Così da “combattere il debito e combattere il debito significa rilanciare la crescita”.

E LA FRANCIA, ALLORA?
Il fatto è che mentre si parla ancora del limite del 3% – un numero che ormai anche la famigerata casalinga di Voghera avrà imparato a conoscere – è importante ricordarci che il vincolo del 3% si riferisce al rapporto tra il deficit di bilancio – vale a dire la differenza tra le entrate e le spese dello Stato al netto della spesa per interessi sul debito – e il Prodotto Interno Lordo del Paese. Secondo i criteri di convergenza, anche noti come parametri di Maastricht, il deficit nei Paesi dell’Ue non deve superare il 3% del Pil.
L’Italia, secondo le previsioni economiche della Commissione Europea, è rientrata per un pelo nel 2013, con un rapporto deficit/Pil del 3%. La stima per il 2014 vedeva i conti italiani migliorare ulteriormente fino a raggiungere il 2,6% (il governo di Matteo Renzi avrebbe voluto utilizzare lo 0,4% di margine a parziale copertura dell’annunciata riduzione delle tasse per i redditi più bassi).

Detto questo, come se la cavano gli altri Paesi dell’Ue?
Cominciamo dalla Francia. Secondo le previsioni economiche della Commissione Europea, la Francia già dal 2013 aveva un rapporto deficit/Pil del 4,2%. Tale valore veniva comunque dato in calo e la Commissione prevedeva che nel 2014 il deficit sarebbe diminuito ulteriormente fino a raggiungere il 4% del Pil. Nel 2017 la Francia sforava ancora il limite del 3%, avendo registrato il 3,2% del PIL e superando così dello 0,2% il limite imposto da Bruxelles.

Le previsioni economiche per la Spagna indicavano invece un deficit di bilancio del 7,2% del Pil nel 2013 ma è intervenuta una correzione più significativa per il 2014, con il deficit stimato in calo fino al 5,8% del Pil. Il Regno Unito invece, nel 2013 aveva un deficit del 6,3%, con una previsione di un calo al 5,2% per il 2014.

Nel 2016, il saldo primario nell’”Uem” (Unione europea monetaria) è stato positivo (+0,7%), grazie soprattutto all’attivo di Grecia (+3,9% in aumento rispetto a una previsione di +1,6%), Portogallo (+2,2%), Germania (+2,1%, meglio del previsto), Irlanda (+1,7%), Italia e Paesi Bassi (+1,5% per entrambi). Le previsioni per il 2017 indicavano un ulteriore rafforzamento dell’avanzo promario (+0,8%).

Già da questi esempi appare evidente che alcuni Paesi hanno ampiamente oltrepassato il limite consentito. Ma cosa succede se si sfora il parametro del 3%?
L’articolo 126 del Trattato delinea la procedura d’infrazione per deficit eccessivo. In breve, il Consiglio, composto dagli Stati membri, indirizza una serie di raccomandazioni per un graduale rientro del deficit. Se il Paese sotto esame non mette in pratica tali raccomandazioni il Consiglio può indicare una serie di misure da attuare entro un certo limite di tempo per ridurre il deficit. Qualora il Paese in questione continui a fare lo gnorri sono previste sanzioni.

La maggioranza dei Paesi dell’Ue ha una procedura per deficit eccessivo ancora aperta. Soltanto l’Estonia e la Svezia non hanno nulla da temere. Nove Paesi – tra cui l’Italia e la Germania – si sono viste chiudere procedure aperte, mentre altri 17 Paesi hanno ancora procedure aperte.

SUL CASO ATTILIO FONTANA
In merito alle dichiarazioni del candidato del centrodestra in Lombardia Attilio Fontana sulla “razza bianca”, Perre Moscovici non ha esitato a condannare i propositi del leghista di Varese affermando che “queste parole sono ovviamente scandalose”, bisogna combattere i partiti estremisti”.
E lo dice in conoscenza di causa, Moscovici, poiché le ultime elezioni politiche francesi hanno visto arrivare al secondo turno l’ “amica d’Oltr’Alpe” di Matteo Salvini – Marine Le Pen – il cui populismo di stampo e di fatto neo-fascista è stato fermato, sebbene con appena il 24% dei voti, dall’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo. Un Presidente europeista, senza dubbio, ma con un grosso neo sulla punta del naso, tuttavia: è infatti il presidente dei ricchi, eletto dai ricchi e per fare gli interessi dei ricchi. PIL e diritti sociali sono e restano il suo ultimo pensiero.

Ma, in confronto, la Francia è ancora in grado di dare lezioni di democrazia alla sua “cugina” d’Oltr’Alpe che, invece, rischia di cadere ancora una volta – e peggio del lontano 1994 – nelle grinfie del più retrivo oscurantismo di cui si è nutrito un folto numero di elettori sedotto da improvvisati “salvatori della patria” che dietro alle loro cravatte di “Marinella”, nascondono lerce camicie nere ed altri nostalgici “forzanuovisti -casapoundisti”.