LASCIO IL VENEZUELA NELLA FAME. UN SALUTO AI LETTORI

DI ANTONIO NAZZARO

Crisi in Venezuela, morti in fila per il pane,“Gente ha fame: animali uccisi a sassate” è il laconico messaggio lasciatomi dal direttore per scrivere su cosa succede nel paese del Libertador de America. Caracas avvolta nella bianca luce che rimbalza dalla selva al cielo ai grattacieli sembra quella di sempre. Il sopravvivere cambia e tanto, ma adesso che è talmente peggiorato fa del vivere uno sconosciuto e quindi è difficile vederlo nella superfice della quotidianità.
La metropolitana, rimasto oramai l’unico mezzo di trasporto a un prezzo accessibile ai più, è piena di gente a tutte le ore e non c’è corsa in cui il treno non si dimori senza nessuna spiegazione a 30 gradi sottoterra e per la crisi senza aria condizionata trasformandosi in una tradotta. L’ultimo pezzo scritto su questa terra, che ho sognato mia ed ho sentito e sento mia, era intitolato: “Sotto l’albero della rivoluzione: la fame”. Come persona che ha appoggiato il chavismo, seppure con molte riserve, ed ha creato e partecipato in maniera gratuita a programmi culturali, spesso rimettendoci il proprio denaro, a differenza di tanti che rivoluzionariamente si sono arricchiti e adesso mi tacciano di squallido e di fascista. Ho vissuto tutto questo come una ferita alla mia vita alle mie idee politiche, sono un comunista italiano e lo sarò sempre perché come diceva mio nonno partigiano e comunista: “Per essere comunisti è sufficiente essere onesti. I padroni rubano, noi no” ed è in nome di questa onestà che scrivo. Questa parentesi quasi personale potrebbe sembrare fuori luogo ma è in verità un addio a questa terra meravigliosa. Emigro ad altro paese. E fino ad allora non tornerò a scrivere sul Venezuela: oggi un giornalista per aver pubblicato una foto in rete sulle manifestazione contro il governo o meglio contro la fame, saccheggi inclusi, è stato arrestato secondo i termini della nuova legge per la Pace. Rischia 20 anni di galera ridotti a 10 se gli va bene. Non sono un eroe e smetto di parlare.
Cosi commento le poche righe lasciatemi dal direttore, che per altro fanno riferimento a fatti veri, manca solo sottolineare che per evitare i saccheggi si sono lanciate campagne sotto il comando militare per controllare i prezzi ed evitare altri espropri proletari. Durante la processione della Divina Pastora, tradizione religiosa centrale per i credenti in Venezuela, si è visto la gente tirare arance ai militari e rappresentanti del governo. Nel frattempo arriva la notizia dell’ uccisione, nonostante si fosse arreso in video durante il conflitto a fuoco, del pericolosissimo terrorista ex poliziotto e attore Oscar Perez, quello che nel 2017 sorvolò il tribunale supremo di giustizia a bordo di un elicottero rubato alla polizia, lanciando bombe carta e chiamando alla rivolta e mai seguito da nessuno in verità.
Un saluto ai lettori e scusate la mancanza di coraggio.

questo emigrare
che è sangue fuori e dentro le vene
generazioni di valigie la foto di famiglia
e questa terra che si sfalda al toccare
sarà uno sguardo indietro
un compleanno sospeso
nella disperata speranza di un tempo emigrante
e cinquantacinque anni che aspettano
un altro ricominciare
con la stessa bestemmia e uno sputarsi sulle mani
a fare l’innocenza