ASSASSINATO UN LEADER SERBO-KOSOVARO: OLIVER IVANOVIC. LE CINQUE PISTE POSSIBILI DELL’OMICIDIO

DI ALBERTO TAROZZI

Chi ha ucciso Oliver Ivanovic, il leader serbokosovaro della lista Iniziativa civica, ieri a Kosovska Mitrovica?

Di certo un killer incappucciato, con cinque colpi andati a segno, davanti all’entrata della sede del Partito, nella zona nord della cittadina, una delle poche enclave sopravvissute della comunità serba del Kosovo con i suoi quasi 20mila abitanti.

Altrettanto chiare le conseguenze: i negoziati, a Bruxelles, tra il governo di Belgrado e i rappresentanti di Pristina (Kosovo) si sono interrotti prima di cominciare e in Serbia è stato convocato il Consiglio di sicurezza. Il capo delegazione serbo a Bruxelles, ha parlato di atto terroristico criminale contro tutto il popolo serbo, chiunque l’abbia compiuto. A Pristina l’accaduto viene stigmatizzato. Abortisce il dialogo, in una delle tante fragili tregue che attraversano i Balcani in un dopoguerra ventennale.

Oltre alla cronaca è difficile andare. Ma la situazione politica, oggi nuovamente critica, in quelle terre a noi molto vicine, ma non altrettanto conosciute, merita qualche ipotesi sul “behind”, come dice la stampa anglosassone. Capire razionalmente cosa ci possa essere dietro diventa indispensabile, proprio per non dare spazio a una dietrologia superficiale e pressappochista.

Possono essere fatte diverse ipotesi, o per lo meno ci sono diverse congetture che circolano nelle agenzie di stampa in attesa di chiarimenti affidabili, se mai verranno. Prendiamone in considerazione cinque e vediamo quale grado di probabilità contengano.

IPOTESI 1. Faida tra serbi.

Il partito di Ivanovic (“Iniziativa civica”) e lo stesso suo leader hanno rappresentato un elemento di forte apertura nei confronti dei kosovari albanesi: la loro presenza e il loro ruolo nel Parlamento di Pristina lo stava a testimoniare. C’era sicuramente una contrapposizione con la “Lista serba”, molto più organica alle posizioni di Belgrado. Qualche voce, in circolazione anche in Italia, sostiene come possibile che i colpi siano venuti da quella sponda. Un’ipotesi che lascia molto perplessi visto che la contesa, tra le due aree politiche, non aveva mai raggiunto toni particolarmente violenti. Tanto è vero che anche la distruzione dell’auto di Ivanovic, mesi fa, non aveva portato all’incriminazione di alcun attentatore serbo, in un contesto politico in cui tale accusa avrebbe fatto sicuramente comodo.

IPOTESI 2. Odio etnico.

E’ fuori discussione che a K. Mitrovica, tra le due sponde dell’Ibar che separano anche le due comunità (serba e albanese) l’odio si respiri come l’aria. Inoltre, la vicenda personale di Ivanovic era tale da consegnarlo al mirino di un killer albanese come vittima predestinata. Ivanovic infatti aveva ricevuto una condanna per presunte decisioni prese al tempo della guerra del 1999 che avrebbero portato all’uccisione di alcuni prigionieri albanesi. Il Tribunale internazionale lo aveva condannato in tal senso e lui aveva passato alcuni anni in carcere, da cui era però uscito in base a una decisione del Tribunale stesso che annullava il precedente verdetto sostenendo che il processo andava rifatto. Possibile che questo “favore” abbia armato la mano di un killer professionista, ma resta il dubbio che, se ci limitiamo al fattore personale, non saremo poi in grado di dare risposta a quel behind (che c’è dietro) di cui accennavamo poco fa.

Se si parla di qualcosa che “sta dietro” diventa obbligatorio rifarsi al contesto internazionale, che recentemente si va deteriorando, a dispetto di qualche miglioramento registrabile in mesi precedenti. A questo punto va ricordato come l’attuale strategia del leader di Belgrado (Vucic), che si ispira al non allineamento classico della Jugoslavia di Tito, abbia recentemente provocato l’irritazione della Nato, che aveva intimato a Vucic e al governo di Belgrado, in particolare al ministro degli esteri Dacic, di non tenere i piedi in due staffe (la Nato e la Russia) e di optare per la Nato come già ha fatto il vicino Montenegro. Una posizione che aveva riscaldato gli animi riproponendo una linea di separazione da guerra fredda in quei territori che poteva a sua volta suscitare le contromosse di Mosca. Da qui ipotesi ulteriori.

IPOTESI 3. Pista russa.

E’ possibile che da Mosca si vedesse in Ivanovic un pericoloso nemico per la sua linea che, da dialogante con gli albanesi, si prestava a diventare dialogante con la Nato? Avanziamo questo scenario in via puramente ipotetica, perché riteniamo che, nonostante la scarsa simpatia che i russi potessero nutrire per Ivanovic, difficilmente un raffinato stratega come Putin avrebbe progettato di rifilare un colpo basso del genere a Vucic e al governo serbo, oggi quanto mai in difficoltà, quando è nell’interesse degli stessi russi salvaguardare la tenuta politica di un governo che, nell’area, costituisce un interlocutore di un certo peso per il Cremlino. Specularmente va considerata la posizione della Nato.

IPOTESI 4. Pista Nato.

In questo caso ci troviamo nella situazione speculare alla precedente. Non è immediato pensare che alla Nato e agli Usa potesse fare comodo l’assassinio di un leader come Ivanovic, sicuramente il più aperto nei confronti dell’Occidente. Peraltro, se la missione della Nato è oggi quella di destabilizzare il governo serbo ai fini di rilanciare nella zona un clima di guerra a dir poco fredda, che vada dall’Ucraina al Mediterraneo, ci potrebbe stare anche il sacrificio machiavellico di un possibile, ma forse troppo debole, alleato come Ivanovic.

Ci resta a questo punto di che riflettere sulla pista ritenuta più probabile, come ci riferisce il Guardian, da un autorevole esperto anglosassone come James Ker-Lindsay, della St. Mary University. Secondo Ker-Lindsay il fattore scatenante potrebbe essere il possibile nuovo corso del Tribunale internazionale sulla guerra in Kosovo, non più orientato, come negli anni passati, a colpire in netta prevalenza i crimini di guerra di parte serba (vedi in proposito anche la relativamente recente sentenza su Ivanovic).

IPOTESI 5. Pista crimini di guerra.

Il cambiamento del clima avrebbe determinato comportamenti difformi tra gli ex “guerrieri” kosovari albanesi già appartenenti all’Uck e ad altre formazioni paramilitari. Da un lato un ex falco come l’attuale Presidente del Kosovo Haradinaj, a suo tempo assolto per crimini di guerra dopo che due testimoni dell’accusa erano stati ammazzati, ha sicuramente operato una svolta, aprendo ai serbi e allo stesso Ivanovic. Significativo che abbia pronunciato un discorso al Parlamento kosovaro sia in albanese che in serbo, e per la cronaca Ivanovic, a sua volta, era uno dei non molti serbi in possesso di una buona conoscenza della lingua albanese.

Dall’altra parte molti ex guerrieri si erano invece espressi in termini sempre più minacciosi fino a chiedere l’allontanamento del Tribunale internazionale.

Da qui l’ipotesi di Ker-Lindsay: che l’attentato possa risultare utile soprattutto a chi intende “distogliere l’attenzione” dalle prossime decisioni del Tribunale in materia di crimini di guerra.

Comunque sia pare credibile che, al di là delle colombe, nel mirino dei falchi, oggi, nei Balcani, ci sia soprattutto il tentativo di riportare la stabilità e istituzioni affidabili in quell’angolo di Europa, per rendere duratura una fragile tregua chiamata pace.