IL SINDACO DI MILANO RINVIATO A GIUDIZIO PER ABUSO D’UFFICIO

DI MARINA POMANTE

I due sostituti della procura di Milano, Vincenzo Calia e Massimo Gaballo, hanno chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Sala, contestato il reato di “abuso d’ufficio” perché in qualità di ad dell’Expo, avrebbe affidato senza gara, la fornitura di 6 mila alberi per Expo alla Mantovani.
Il sindaco di Milano del Pd, è già a processo per falso materiale e ideologico perché avrebbe modificato i verbali della commissione giudicatrice della Piastra dei Servizi, mentre è stata chiesta per lui l’archiviazione, per la turbativa d’asta.
Sala risponde in concorso, con l’ex manager Angelo Paris, dell’affidamento diretto alla Mantovani Spa della fornitura degli alberi per l’evento, parte del capitolo “verde” dell’appalto.
La Procura Generale ha avanzato la richiesta di processo al Gup Giovanna Campanile e la difesa è in attesa dell’atto in cui è fissata l’udienza preliminare per questa nuova contestazione. Udienza che dovrebbe tenersi il 2 febbraio, in questo giorno infatti è in agenda il procedimento per gli altri imputati nel filone principale, ma nel quale, Sala è stato stralciato poiché ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato.
I sostituti procuratori generali, hanno informato i legali dell’intenzione di riunire il nuovo procedimento a carico di Sala e Paris con quello principale. Riguardo al giudizio immediato per il sindaco di Milano, il procedimento si aprirà il prossimo 20 febbraio.

LA DIFESA
L’avvocato della difesa, Salvatore Scuto ha dichiarato: “Che la vicenda processuale che riguarda il Sindaco Sala fosse tanto anomala al punto da poter sembrare mossa da uno spirito persecutorio, lo si era capito da tempo. Non si avvertiva però, francamente, l’esigenza di una sua deriva surreale. Avevamo assistito per ben due volte all’anticipazione di notizie sensibili per le indagini attraverso gli organi di stampa. Oggi abbiamo assistito non alla notizia che anticipa la conoscenza ufficiale di un atto ma alla notizia che con capacità divinatoria prevede una decisione della Procura Generale, coperta dal segreto e per la quale non è neanche prevista la notifica alla difesa ed alla persona indagata”. proseguendo nella dichiarazione, Scuto ha aggiunto: “Ne è conseguita, almeno così si ricostruisce dalle stesse agenzie di stampa succedutesi in queste ultime ore, l’affrettata rincorsa della Procura Generale a far sì che quella notizia delle 11:04 trovasse il suo riscontro. Difficile credere alle capacità divinatorie di un’agenzia di stampa, assai semplice verificare come si sia in presenza di una continuata violazione di norme che prima che tutelare l’indagato, tutelano gli equilibri del processo un tempo denominato giusto”.

Insomma, la difesa pare alluda ad una persecuzione politica e lamenta una violazione delle norme sulla tutela dell’indagato. Prerogative che lasciano presagire che ci sarà un dibattimento aspro e che la vicenda vedrà l’azione agguerrita delle Parti.

Per un errore tecnico, la notizia è stata mandata in rete da un’agenzia intorno alle 11 del mattino, cioè qualche ora prima che l’atto fosse effettivamente firmato dai magistrati Massimo Gaballo e Vincenzo Calia.
Non è specificato meglio quale sia questo “errore tecnico” e come sia potuto accadere… E’ palese che questa anomalia abbia destato sentimento di disappunto in Giuseppe Sala e nei suoi legali.

Anche Sala, seppure concisamente, ha espresso il suo giudizio sulla questione dicendo: “Nessuna novità, neppure nel metodo”.