HAMID ZARIATE: UN MAROCCHINO, UN IMAM PER I SUOI PAZIENTI SOLO UN MEDICO

DI RENATA BUONAIUTO

Finalmente una bella storia, una di quelle che vorremo leggere ogni giorno, per poter allontanare dagli occhi e dal cuore quelle troppe immagini di violenza, razzismo, ignoranza che ci circondano.
Il signor Zariate, arriva in Italia, nel 1984, sua moglie e i suoi figli, restano in Marocco. Arriva qui senza un lavoro, senza un riferimento ma con la disperazione ed al tempo stesso la certezza che un futuro, forse da qui, potrà offrirlo alla sua famiglia.
Comincia a lavorare come ambulante. Uno dei tanti “vu cumprà”, che accompagnano le nostre pigre giornate in spiaggia. Quelli che ci salutano con un “buongiorno amica mia”, in un italiano traballante ed intanto espongono sui nostri lettini, anelli, collane bracciali, il tutto farcito di pietre “preziose” e tanta, tanta sabbia. I loro sorrisi, nascondono infiniti pensieri, troppo lontani per essere compresi, troppo sofferti per poter trovar ristoro in quei brevi attimi di sosta. Ma proprio grazie a quei sorrisi, spesso ci ritroviamo a comprare l’ennesima catenina, ben presto dimenticata, insieme all’ultimo bagno della stagione.
Giorno dopo giorno, Zariate, riesce a conservare il necessario per realizzare il suo desiderio più grande, portare la sua famiglia nel nostro paese. Due anni dopo sua moglie, Hamid e gli altri quattro figli, arrivano finalmente in Italia.
Hamid, ha solo 4 anni, non conosce la nostra lingua ma, grazie ai cartoni animati “Holly e Benji”, “Mila e Shiro”, la trasmissione “Solletico”, scopre pian piano questo strano mondo. Inizia la scuola e appare subito chiara la sua predisposizione allo studio, anche se non disdegna lo sport, in particolare il calcio, con cui si cimenta con impegno e passione. Ma anche lui, come suo padre, ha un sogno vuole diventare medico.
Per farlo, i suoi sacrifici, anche se adesso ha trovato lavoro in fabbrica, non basteranno, Hamid lo sa, ma non intende rinunciare.
Dopo il liceo, s’iscrive a medicina, per pagare le tasse non rifiuta nessun tipo di lavoro. Fa il badante, di notte e non si tira indietro nemmeno quando gli offrono di fare le pulizie, sa che i suoi sacrifici un giorno saranno ricompensati e la passione, il desiderio di diventar dottore è troppo grande.
Oggi Hamid è laureato e da tre settimane ha anche trovato lavoro. A Valle San Nicolao un paese di 1100 abitanti in provincia di Biella, il medico di base dott. Carlo Zarino è andato in pensione a sostituirlo, c’è proprio lui.
Il suo ambulatorio è sempre affollato, non tutti sono ammalati, molti passano anche solo per un saluto, per conoscere questo giovane marocchino, che nel nostro paese ha costruito il suo futuro. Ogni giorno al termine delle visite domiciliari, ci confessa che la sua borsa è un tantino più pesante, perché fra i pazienti ci sono anche vecchie conoscenze, come le maestre di scuola o i genitori dei suoi ex compagni di classe, che non gli consentono di andar via se non accetta qualche caramella o dei cioccolatini. “Se continua così finirò con l’avere il diabete ed il colesterolo a mille” ma, sorride mentre lo dice e si capisce che queste “coccole”, gli fanno piacere.
Così come resta sorpreso, quando una mattina, incontra un suo professore del liceo.
All’inizio non lo riconosce, è passato tanto tempo e, come lui stesso ammette, “abbandonato il calcio, qualche chilo in più l’ho messo”, poi a quell’età si cambia in fretta. Hamid, gli dice il nome, il professore a quel punto ricorda, la domanda gli nasce spontanea, “Anche tu lavori in fabbrica, come tuo padre?”. “No, mi sono laureato, sono un medico”. Il professore, comincia a dargli del “lei”. Hamid, gli chiede il perché di quel cambiamento “Professore sono sempre io, prima mi dava del tu…continui a farlo…“.
Per motivi di lavoro è stato spesso al Consolato, li ha incontrato tanti connazionali. Futuri avvocati, ingegneri, architetti. Ragazzi che hanno lasciato la loro terra per trovarne un’altra più libera, più accogliente. Non sempre è così ma Hamid, è rimasto lo stesso bambino che guardava il mondo con semplicità e sorpresa, con entusiasmo e fiducia, anche in questo è stato bravo.
I suoi pazienti lo definiscono sempre disponibile e gentile. Professionale ma anche umano e cosa ancor più importante non sembrano interessarsi troppo del fatto che non sia italiano ed ancor meno che sia un Imam.
Hamid, parla un italiano fluente, senza alcuna inflessione ma, non ha dimenticato le sue origini, il suo Dio, che poi in realtà è anche il nostro. Le sue lezioni, ultimamente trascurate, per i troppi impegni di lavoro e di papà, lo costringono infatti a disertare spesso il suo ruolo di guida spirituale, ma la fede è grande e lui la tiene ben stretta.
Resta un problema, quello della cittadinanza Italiana e sì perché, sebbene sia qui da oltre 30 anni, abbia studiato, si sia laureato ed oggi rivesta un ruolo di tutto rispetto come medico della ASL, non ha ancora ottenuto il diritto di essere italiano.
La sua pratica è lì, ferma a Roma, “immacolata” ed in attesa di essere esaminata, giudicata, valutata. Trent’anni non sono bastati a dimostrare la sua “appartenenza” al nostro mondo. Forse il fatto che sia un Imam, lascia ancora qualche dubbio, ma ai suoi “sermoni” tutti possono prendere parte e, sia chiaro, sono in un impeccabile italiano!