PADOVA, LISTE D’ATTESA TAROCCATE: CASO NAZIONALE E IPOCRISIA VENETA

DI MARCO MILIONI

Lo scandalo delle liste d’attesa taroccate nell’ambito della sanità padovana ha creato un risentimento in tutto il Paese. Le immagini acquisite grazie alle telecamere nascoste degli inviati della trasmissione Petrolio in onda su Rai uno hanno fatto il giro del web. Lo spettro delle mazzette chieste per accorciare i tempi d’attesa per esami che solitamente richiedono molto tempo è un argomento sensibile. Alessandra Andrisani e Piero Litta, i due medici finiti nel vortice delle polemiche, avranno tempo di far valere le loro ragioni davanti alle autorità preposte: Ordine dei medici, commissioni accademiche varie (i due infatti operavano proprio in collegamento con la clinica universitaria) e soprattutto magistratura.

Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, appresa la notizia, ha annunciato controlli a tappeto. Il che è comprensibile visto il clamore suscitato anche dalle parole del presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone. «Ma questa è concussione» ha detto in diretta davanti a milioni di telespettatori mentre commentava le immagini girate dalla troupe di Rai uno. Non va dimenticato infatti che le liste di attesa corte sono da sempre un vanto del presidente della giunta regionale. La Tv di Stato però gli ha disvelato una realtà ben diversa da quella cucinata dalla macchina della comunicazione vicina al governatore che macina comunicati stampa trionfanti puntualmente ripresi dalle reti regionali. Nel week-end però il giocattolo è andato in pezzi e non sarà facile sistemare i cocci.

Ma in casi del genere, come diceva Antonio Lubrano su Diogene, la mitica striscia del Tg2, «La domanda nasce spontanea». È mai possibile che situazioni simili non siano mai giunte alle orecchie degli organi di controllo? Basti pensare che la redazione de Il Mattino di Padova in queste ore è letteralmente subissata di segnalazioni di pazienti che lamentano condotte simili nella città del Santo.

La questione non è di lana caprina. E non investe solo il controllo esercitato dalle aziende ospedaliere, dalla Regione o dall’Università. Nella lista di coloro che debbono verificare la presenza di condotte illecite, nello specifico penalmente illecite, c’è pure la procura. Non più tardi del 10 gennaio, tanto per parlare di esempi concreti, Vvox.it ha dato conto di un esposto ai carabinieri e alla presidenza del consiglio, in cui un dirigente d’impresa a riposo spiegava di aver segnalato alcuni comportamenti sospetti da parte dell’ospedale la bellezza di due anni fa. E se la missiva abbia sortito degli effetti sperati lo spiega lo stesso pensionato padovano quando racconta che «nonostante le svariate segnalazioni» non è ancora «stato sentito da chicchessia». Che fine abbia fatto quell’esposto lo dovranno chiarire le autorità preposte: ministero della salute, azienda ospedaliera, Arma e procura.

Sullo sfondo rimane il quesito dei quesiti. Fatta cento la capacità lavorativa di un certa unità o di una serie di macchinari, quanto questi vengono realmente impiegati per un uso pubblico? Quanto quanto per attività in libera professione garantita da una norma cui non è mai stato fatto il tagliando? E soprattutto chi controlla i controllori? Quante ispezioni sono state fatte presso gli ospedali, di Padova in questo caso? La città del Santo, in cui Zaia, la Camera di commercio, in parte il Comune, e l’Università in primis, invocano la realizzazione di un nuovo nosocomio miliardario in un’area della città oggetto di controversie a non finire, è in grado di procedere col nuovo cantiere se questa è la qualità dei controlli su attività ben più minute? Eventuali legami tra il mondo delle professioni mediche, dell’Università, della politica, della finanza e della massoneria, come i conoscitori degli interstizi del potere locale ben sanno, hanno contato qualcosa nell’ottica di un eventuale allentamento dei controlli?

A questo punto però bisogna anche interrogarsi anche su un altro aspetto. Fino a che punto l’opinione pubblica è disposta a far sentire il proprio peso dopo vicende di questo tipo? Per peso chiaramente si intende non la sfuriata da tastiera sui social network. Il nocciolo della questione è capire quanto una città del prestigio di Padova abbia intenzione di andare sino in fondo. Se il buon giorno si vede dal mattino la situazione non fa sperare per il meglio. Sul sito web della storica testata veneta de Il Gazzettino infatti, nella sezione dedicata ai video, la notizia più cliccata era quella della comparsata a Canale 5 da Barbara D’Urso della ipermaggiorata americana Allegra Cole. Ma quello che veramente conta è che la politica, regionale e non, si è ben guardata dal mettere in discussione la norma nazionale che permette le prestazioni privatistiche dentro le strutture pubbliche. Come si è ben guardata dal chiedere i dati sui controlli di specie effettuati negli ultimi dieci anni dall’amministrazione regionale.