LAVORO: AUMENTANO LE ASSUNZIONI A CHIAMATA. IL POSTO STABILE? UN MIRAGGIO

DI CHIARA FARIGU

Ci sarebbe da ridere, o quanto meno da sorridere, per l’ultima affermazione di P.P. Padoan all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, se il momento non fosse così drammatico per i “troppi giovani che lasciano l’Italia per migliori opportunità all’estero”. Una dichiarazione che ha scatenato la rete: “Forse perché li avete ridotti alla fame e privati del futuro?”, risponde via twitter uno di loro al ministro del Lavoro e dell’Economia che parla di “luci e ombre” che caratterizzano il mercato del lavoro.

I dati sembrano dargli ragione. Gli istituti di statistica e la stessa Inps confermano che le assunzioni aumentano e la disoccupazione cala, non quella giovanile però che si attesta tra le più elevate d’Europa. I dati sono numeri, freddi, asettici. Non tengono conto che dietro ad ognuno di loro c’è una persona, una famiglia con bambini in difficoltà. Con un presente vissuto tra gli stenti ed un futuro che fa paura. Almeno quello immaginato dentro i confini. Con un lavoro, quando c’è, sempre più precario e sempre meno retribuito.

La conferma, qualora ce ne fosse bisogno, giunge dai dati resi noti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps: nel periodo tra gennaio e novembre 2017 le assunzioni sono aumentate del 18,7% rispetto ai primi undici mesi del 2016, ma quelle a tempo indeterminato sono calate del 5,2% pari a -60.554 contratti.

Aumenta il lavoro, ma quello a termine, con la scadenza come uno yogurt. I “Lavori a chiamata”, per qualche ora, qualche giorno o mese quando è grasso che cola. Le stesse imprese assumono di più perché incentivate, ma con contratti a termine. Diminuiscono di contro quelli stabili, a tempo indeterminato. Del posto fisso, manco a parlarne, obsoleto, defunto.Noioso”, lo definì l’ex premier Monti quando si apprestava a dargli il colpo di grazia, concretizzato successivamente dal Jobs Act di Matteo Renzi. Molto meglio quello mordi e fuggi, aguzza l’ingegno e fortifica il carattere.

Peccato non sia un requisito sufficiente quando si chiede un mutuo in banca o si vuole affittare una casa. Lì a contare è la busta paga, possibilmente dell’ultimo anno, a documentare che poi si sarà in grado di far fronte all’impegno assunto.
E poi ci si stupisce, per la verità solo loro che abitano il Palazzo, che sempre più giovani lasciano l’Italia in cerca di migliori opportunità. Ci si rammarica per l’inarrestabile spopolamento di borghi e paesi soprattutto al Sud e del fenomeno delle culle vuote. Come se tutto questo non fosse la naturale conseguenza di politiche scellerate che hanno reso quel lavoro sempre più precario, sempre più povero e sempre meno tutelato.
Non serve analizzare dati. Basta guardarsi intorno. Chi vive la vita reale sa distinguere chiaramente le “ombre” che incombono cupe, dalle “luci”, di chi questa vita la narra.

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