LE BABY GANG, ESPRESSIONE DI UN MALESSERE SOCIALE

DI MARINA POMANTE

Il fenomeno delle baby gang, ma in effetti anche quello del bullismo, che seppure come finalità sono diversi tra essi, non lo sono però nel modo e nemmeno nell’aggregazione di proseliti (il gruppo o branco), dediti ad attività, comunque violente, intimidatorie e persecutorie.
Le baby gang, che come descrive il termine, sono appunto bande formate da “ragazzini”, tendono ad emulare l’organizzazione mafiosa ed hanno al loro “interno” vere e proprie strutture gerarchiche. L’obiettivo va dal controllo del territorio a finalità prettamente delinquenziali, attraverso le quali si intende ricavarne profitto. E’ poi sottile il confine tra le minacce di gruppo ai danni della “vittima” alla quale si vuol rubare il telefonino e una vera e propria azione ragionata e della conseguente messa in pratica, di un furto vero e proprio o di un’azione “punitiva” che in taluni casi, sfocia nella cronaca raccontando le lesioni gravissime o addirittura la morte di qualcuno che è finito nel mirino di queste gang.
In molti casi, i protagonisti di queste bande provengono da buone famiglie o comunque hanno genitori che conducono una normale vita lavorativa.
Quelli che entrano a far parte di un “gruppo malato”, quando vengono interrogati, danno la spiegazione ai loro gesti, giustificandosi affermando di aver commesso il crimine perchè si annoiavano ed adducono come attenuante che non fosse loro intenzione arrivare a tanto, che la cosa è sfuggita di mano…
Quindi questi protagonisti in negativo, delinquono per trovare nella gang, lo strumento per conquistare un dato status sociale.

Le baby gang hanno assunto una visibilità senza precedenti, per la frequenza e in molti casi, la spregiudicatezza con la quale esprimono l’infrazione di leggi e regole.
Negli anni, le denunce aumentano e con esse, cresce la preoccupazione della società civile. Gruppi di ragazzotti che, nelle scuole, taccheggiano e picchiano coetanei o i professori stessi, lanciano sassi dal cavalcavia, commettono abusi sessuali di gruppo, compiono furti in appartamenti e negozi… La questione pregnante diventa capire quali cause spingano queste bande a commettere atti devianti.

COS’E’ UNA BABY GANG? CHI SONO I BULLI?
Si devono innanzi tutto prendere in esame i concetti di “condotta” e di “devianza”, la condotta è il complesso degli atteggiamenti assunti da un individuo, sulla base della propria interiorità e sugli stimoli esterni che provocano reazioni e “correzioni psichiche”. La devianza invece, scaturisce da fattori scatenanti che portano l’adolescente o il minore al reato.

Ogni componente, di solito, è parte di un gruppo nato in maniera spontanea, è accettato dalla maggioranza dei compagni o almeno dal leader del gruppo. I soggetti che compongono la baby gang sono fortemente orientati al “conformismo di gruppo”.
In esso trovano protezione, sostegno, complicità e inclusione. Le decisioni sono prese dalla personalità dominate o fortemente carismatica (anche se questo carisma si produce come l’effetto di cattivo maestro).
Ci sono gang con schemi autoritaristici ed altre invece più aperte e democratiche.

Altre cause che vanno indicate nell’identificazione di quei ragazzi che vanno a formare le gang, attengono alla provenienza da famiglie problematiche (anche se si è visto che molto spesso i componenti delle bande, sono di provenienza medio borghese e per il troppo benessere o per noia, finiscono col commettere atti di pura delinquenza).

LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI
C’è anche chi sa approfittare della “fragilità” etica e morale di questi ragazzi ed offre loro la sponda per crescere nella “malavita”, lusingandoli con denaro, droga, armi e conferendo loro quel senso d’onnipotenza al quale purtroppo anelano.
Bande di giovani e di giovanissimi, a volte addirittura bambini, vengono ingaggiate per fare “lavoretti” dalle organizzazioni criminali, consegnandoli così ad un futuro già scritto che quando non li vede uccisi dagli stessi coetanei, li conduce verso la prigione che prima o dopo andrà a far parte della loro vita, segnandone così definitivamente l’esistenza.

LE BABY GANG E LA SOGLIA DI NON RITORNO
E’ accaduto spesso ed anche in questi giorni che una banda di minori, compia gesti che causano la morte della vittima, spesso impotente o nell’impossibilità di reagire o semplicemente di sfuggire al crescendo di violenza gratuita che il branco ha deciso di sfogare su di lui. Persone rimaste gravemente ferite o uccise per essere state date alle fiamme, per un “gioco” estremo, per noia, perchè era solo un barbone, perchè sono bravi ragazzi e la cosa gli è sfuggita di mano, perchè mica volevano ammazzare nessuno…
Episodi di pestaggi di gruppo, contro persone inermi o incapaci di reagire e non ci si ferma nemmeno quando l’oggetto dell’attacco del gruppo, cade a terra o perde i sensi e anzi è proprio in quel momento che l’elemento del branco che sente di dover dimostrare la sua supremazia a tutti, sferra il colpo mortale.

Viene da interrogarsi sui motivi profondi che hanno generato questo fenomeno negli anni cresciuto a dismisura, il pensiero si sposta sulle gang americane che spadroneggiano nei territori dei quartieri, tutte cose viste sui film… Solo che adesso non serve andare al cinema per assistere ad atti di vandalismo o di abusi alle persone, basta trovarsi nella carrozza giusta della metropolitana al momento giusto.

La legge ed il legislatore, non prevedono nè applicano naturalmente le stesse “sanzioni e pene” che trovano invece logica conseguenza contro crimini commessi dagli adulti e quindi, il minore che delinque gode di “indulgenza” e finisce assegnato ai servizi sociali o al carcere minorile (dove le regole sono meno rigide) o viene condannato ad una serie di sedute dallo psicologo.

La caduta dei modelli da seguire, inizia probabilmente nelle mura domestiche, la famiglia che costituisce il fulcro della formazione dell’individuo, che senza necessità di arrivare ad un’educazione autoritaria ma piuttosto autorevole, dovrebbe instillare nel giovane quei sentimenti e quei comportamenti tali da abituarlo ad essere un adulto consapevole, se lungo il percorso dell’adolescenza, viene a mancare il sostegno della famiglia ma anche della scuola, gli individui più sensibili, fragili, emotivamente esposti, possono cadere nella rete di questo surrogato di famiglia che offre loro le certezze ed il riconoscimento ricercato.
In taluni casi, genitori quarantenni si comportano loro stessi da bambini, lasciando quasi ad un fatalismo distratto l’autoformazione caratteriale del ragazzo e talvolta non si avvedono dei piccoli e grandi tormenti che investono la vita del figlio.
Il surrogato alla mancanza di attenzione e partecipazione è costituito in larga misura dal denaro e dagli oggetti che riempiono gli spazi lasciati vuoti. Non si possono colpevolizzare i genitori incapaci di cogliere i segnali di pericolo che inevitabilmente un ragazzo in procinto di fare il passo in direzione di una gang, comunque lancia, anche suo malgrado.
La vita frenetica e gli impegni pressanti, ci hanno allontanato dalla vita privata familiare e lo hanno fatto un poco alla volta, costringendoci a vivere insieme ma come singoli individui.
Forse sarebbe il caso di fare un passo indietro e tentare di recuperare umanità e dialogo, piuttosto che riunirsi a tavola ed occuparsi di consultare l’ultimo messaggino ricevuto sullo smartphone o non distogliere lo sguardo dal programma televisivo, dovremmo avere il coraggio di parlare di più e cercare di intuire se l’altro, stia vivendo un disagio.