LILIANA SEGRE: DALLA DEPORTAZIONE NAZISTA A SENATRICE A VITA

DI RENATA BUONAIUTO

Liliana Segre nasce a Milano il 10 settembre 1930, non ha ancora un anno quando sua madre Lucia Foligno, muore. Rimane con suo papà Alberto ed i nonni paterni, un’infanzia certo non facile ma, al tempo stesso tranquilla. Non le mancano amore, affetto, attenzioni. Lucia ignora di essere ebrea, o forse sarebbe più giusto dire, considera le sue origini un particolare che può solo arricchire la sua essenza. Nel 1938 ha solo 8 anni. Il suo mondo a quell’ età, si ferma alla scuola ma, una mattina per lei i cancelli saranno chiusi. Iniziano le persecuzioni contro gli ebrei. Il padre nel tentativo di proteggerla la nasconde presso alcuni amici utilizzando documenti falsi. Siamo nel 1943, sono trascorsi 5 anni e quella “non vita” adesso sta diventando insostenibile.
Alberto decide di fuggire con Liliana in Svizzera ma, al confine vengono fermati. Cercano di nascondersi in un piccolo paese in provincia di Varese ma, vengono arrestati.
Dopo una detenzione di oltre 40 giorni, fra Como e Milano, sono deportati ad Auschwitz – Birkenau. I suoi ricordi di quel 30 gennaio 1944 quando dal “binario 21” della stazione di Milano – Centrale, stretti in un abbraccio senza fine, vide per l’ultima volta la sua casa, accompagneranno quei 7 lunghi giorni di viaggio.
Liliana arriva nel campo di concentramento e viene immediatamente separata dal padre che troverà, il 27 aprile, la morte.
Sul suo braccio, un numero 75190. Poi solo dolore, paura, disperazione.
Liliana è poco piu’ di una bambina. Ha solo 14 anni, è sola, spaventata, debole. Ma non c’è pietà per l’esercito delle SS, che la costringe a sfilare nuda, in quella che era la “marcia della morte” per selezionare se in quelle “esili braccia” ci fosse ancora un briciolo di energia da poter “spremere” per i lavori forzati cui era assegnata. Infinite le umiliazioni subite, immenso il dolore e la paura provata.
Il primo maggio del 1945, Liliana con altri 24 bambini viene finalmente liberata. E’ la fine di un incubo, ma le ferite ed i ricordi resteranno sempre.
Il suo “silenzio” durerà 45 anni. Un tempo per ricucire la sua vita, per ritrovare la fiducia, la speranza, la fede.
Nel 1990, Liliana si sente pronta ad affrontare i ricordi. Nelle scuole di Milano, iniziano i racconti e le testimonianze di quello che aveva vissuto. Nel 1997, prende parte a “Memoria”, un film – documentario, presentato al Festival di Berlino. Nel 2005 la sua testimonianza raccolta da Emanuela Zuccalà, diventa un libro “Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah”. Il 27 novembre l’Università di Trieste le conferisce la laurea honoris causa in Giurisprudenza.
Oggi il Presidente Sergio Mattarella, ai sensi dell’articolo 59 della Costituzione, ha nominato Liliana Serge senatrice a vita per i suoi altissimi meriti in campo sociale.
Gentiloni, ha commentato così su un twitter: “La vita di Liliana Segre testimonianza di libertà. Da senatrice ci indicherà il valore della memoria. Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali”.
La Boldrini, parla di “Donna forte e coraggiosa…ha messo a disposizione delle giovani generazioni la sua esperienza”.
La neo senatrice Liliana Segre invece commenta così:
Sento su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A’. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale’ ”.
Quella bambina che i nazisti volevano fosse solo un numero “75190”, e sulla cui vita hanno con lucida crudeltà camminato, oggi all’età di 87 anni intende proseguire la sua opera, per raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia della discriminazione, la devastazione che genera l’odio.
Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio“.
Buon lavoro Senatrice.