CONTRATTO SCUOLA: NULLA DI FATTO. LA FIRMA? DOPO LE ELEZIONI. FORSE

DI CHIARA FARIGU

Un rinnovo sofferto, il contratto dei lavoratori della conoscenza. Bloccato dal 2008, stenta a trovare le risorse che lo tolgano dal freezer in cui è stato dimenticato. Il 17 gennaio l’ultimo incontro tra Aran, che fa le veci del governo, e sindacati, si è risolto in un nulla di fatto. L’ennesimo. Come in un perverso gioco dell’oca, ad ogni passo in avanti ne seguono due indietro in questa contrattazione che sta assumendo scenari sempre più grotteschi fino a sfiorare il ridicolo.

Quali i tempi e le motivazioni del nuovo estenuante rinvio?

Il tutto sembrerebbe rimandato alla prossima settimana, ma i rumors più accreditati parlano di una ipotetica firma di accordo a dopo le elezioni, con buona pace dell’esecutivo che rimanderebbe volentieri ad altri la patata bollente. Perché, comunque la si veda, di rogna si tratta, per chi definisce gli accordi e di umiliazione per chi ne andrà a “beneficiare”, visti pure i nuovi carichi di lavoro che s’intendono aggiungere a fronte di un riconoscimento economico pari a pochi spiccioli di euro.

I motivi del rinvio, sempre gli stessi: le risorse da destinare.

Sembrerebbe che già all’esiguo aumento degli 85 euro lordi più volte promesso dal governo ne manchino all’appello 12 circa. Da qui il braccio di ferro: chiudere la trattiva a 73 euro da spalmare, udite udite, nell’arco di un triennio (13 il 1° anno, 20 il secondo e 40° nel terzo), per la serie o questo o niente, o premere, come vorrebbero i sindacati, per una cifra più consistente includendo nell’aumento i 200 milioni di euro previsti dalla Buona scuola per premiare i docenti migliori e i 383 milioni che finanziano i 500 euro a docente per la formazione professionale? In tal caso l’aumento sarebbe di circa 130 euro, sempre lordi e sempre spalmabili. Ipotesi surreale quest’ultima, in quanto andrebbe a inficiare quei bonus introdotti dalla L.107.

Alle risorse, scarse e scaglionate, di per sé motivo più che vergognoso per una trattativa ancora in alto mare, si aggiungerebbero una serie di attività, volute dall’Aran, che da “volontarie” o “straordinarie” diventerebbero obbligatorie, aumentando il carico di lavoro a costo zero. I sindacati dicono di essere sul fronte di guerra, ma in questi anni abbiamo assistito troppo volte alla loro perdita di influenza nella contrattazione, e non solo. E, dulcis in fundo, allo studio regole sull’utilizzo dei social per docenti-studenti e relative sanzioni disciplinari per i trasgressori.

Questi i fatti di una trattativa in fase di stallo. Di un contratto bloccato ormai da quasi dieci 10 anni, a testimonianza della considerazione pari a zero che la politica riserva ai lavoratori della scuola. I più anziani e i meno remunerati d’Europa, vilipesi e denigrati socialmente, sempre più protagonisti di atti violenti da parte di studenti e famiglie.
Un recente rapporto Eurydice (Rete Europea di Informazione sull’Istruzione), che mette a confronto le retribuzioni del personale scolastico europeo negli anni di crisi che colpito l’Unione Europea, conferma come l’Italia sia rimasta il fanalino di coda nell’aggiornare gli stipendi, già ampiamente sotto la media dei colleghi europei. E che persino in Paesi come Grecia, Portogallo, Slovenia il blocco, resosi necessario per la crisi, sia terminato tra il 2013 e il 2014.

Riusciranno i nostri a sciogliere i nodi legati ancora a filo più che doppio? Ancora qualche giorno e sapremo. Al momento ogni dubbio è lecito.

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