D’ALEMA: SE VINCE RENZI IL CENTRO SINISTRA NON SI RICOSTRUIRA’ MAI PIU’

DI MONICA TRIGLIA

«Se Liberi e Uguali avrà più forza, questo aprirà la strada alla costruzione di un nuovo centro sinistra. Mentre se ad avere più forza sarà Renzi, il centrosinistra non si ricostruirà mai più». Massimo D’Alema ha aperto lunedì scorso in Piemonte, a Casale Monferrato, la sua campagna elettorale. Lo ha fatto in un incontro pubblico, rispondendo a una lunga intervista.

Partiamo dal lavoro, la più grande sofferenza per gli italiani. Gli indicatori dicono che la ripresa c’è e l’Istat sostiene che l’occupazione è in aumento. Eppure trovare un’occupazione è sempre più difficile.

«La ripresa internazionale c’è e anche l’Italia ne beneficia. Ma la crescita del Paese rimane ben al di sotto della media europea. Invece di alimentare un immotivato trionfalismo, una classe dirigente seria dovrebbe ragionare sulle cause e su quali politiche pubbliche mettere in atto. Politiche che non devono essere orientate a un’ulteriore riduzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori. Bisogna fare altro: promuovere investimenti per la formazione, l’innovazione, la ricerca. E smettere di pensare che la competitività debba fondarsi sullo sfruttamento, visione ultraliberista questa che ha purtroppo conquistato il cuore e la mente di una parte di quello che è stato il centro sinistra. Il risultato è sì una crescita dell’occupazione, che però è in gran parte assistita, cioè sostenuta da incentivi pubblici, e vedremo cosa accadrà quando scadranno. Oppure è impiego precario e sottopagato, che per l’Istat è occupazione ma per chi porta a casa 400 euro al mese non lo è, perché su questo non si costruisce un progetto di vita».

Qualche cosa di concreto si può fare?

«La grande sfida di oggi si muove in una direzione opposta a quello che è stato fatto con il jobs act. Dobbiamo costruire un sistema di regole e di tutele che sia adeguato alle caratteristiche nuove del lavoro».

Intanto un italiano su 5 è a rischio di povertà. Un dato mai così preoccupante negli ultimi dieci anni.

«Una delle ragioni della nascita di LeU è la lotta per l’uguaglianza. Quell’uguaglianza che Norberto Bobbio, nel libro “Destra e sinistra”, indica come il grande discrimine tra la destra e la sinistra. Nella postfazione che ha scritto in una riedizione del volume, un aitante giovane dirigente politico italiano (Renzi ndr) sostiene che la visione di Bobbio è superata, che oggi il discrimine è tra innovazione e conservazione, e che gli innovatori devono rottamare i conservatori. Questa visione è alla base di molte scelte politiche sbagliate che sono state prese nel corso degli ultimi anni. Battersi per l’uguaglianza non è superato, ma è quanto di più moderno ci sia».

La forbice tra ricchi e poveri si sta allargando.

«Il sistema fiscale prevede che lo Stato debba ricevere di più da chi ha di più. Così può garantire a tutti in modo uguale il godimento di determinati servizi. Ma oggi in Italia 138 miliardi di euro – le grandi ricchezze, non le tasse che invece pagano i lavoratori e le piccole imprese – sfuggono alla fiscalità. E questo aggrava l’iniquità. Altro che meno tasse per tutti, il vero problema è farle pagare ai più ricchi».

Milioni di italiani non hanno più la possibilità di curarsi.

«Siamo stati ossessionati da una campagna che ha demonizzato la spesa sanitaria. Ci sono sprechi? Allora si combattano, ma non si dica che in Italia, un Paese che sta invecchiando e dove il bisogno di tutela della salute ovviamente cresce, si spende troppo. Da noi la spesa sanitaria è pari al 6 per cento del Pil, in Germania e Francia è dell’8. Se non abbiamo votato la Finanziaria non è perché “odiamo il Pd” ma è anche perché abbiamo chiesto, senza ottenerla, l’abolizione dei superticket. Tagliare, tagliare, tagliare e compensare con ticket e superticket è una strada che porta a una crescente discriminazione. L’accesso alla sanità pubblica, il diritto di cura devono essere gratuiti per tutti i cittadini».

Un’emergenza che è diventata strutturale è quella dei migranti. Sono tanti in Italia a gridare all’invasione.

«Ci sono sentimenti irrazionali da parte dell’opinione pubblica di cui comunque la politica deve farsi carico. Spiegando qual è la verità. Partiamo dal concetto di invasione. Negli ultimi due anni la destabilizzazione di una parte importante del nord Africa e del Medio Oriente, a cui l’Europa ha dato un potente contributo salvo poi non volersi prendere responsabilità delle conseguenze, ha determinato un flusso straordinario di profughi. Chi scappa da una guerra ha diritto di asilo ma anche quando i conflitti si saranno risolti, il flusso migratorio continuerà. Siamo un continente vecchio e relativamente ricco e di fronte a noi c’è un’Africa giovane e povera».

C’è una soluzione?

«Noi dei migranti abbiamo bisogno. La popolazione residente in Italia diminuisce ogni anno di 40-50 mila unità. L’età media degli italiani è 44 anni, se chiudessimo le porte per difendere la razza, come dicono certi barbari, in pochi anni diventeremmo un Paese nel quale gli ultra65enni sarebbero di gran lunga più numerosi rispetto ai 30enni. E il rapporto tra persone attive e in pensione verrebbe meno. Già oggi gli immigrati producono il 12 per cento del Pil e l’Inps sta in piedi grazie a loro».

E quindi cosa propone?

«Bisogna eliminare la Bossi-Fini che è una pessima legge e rende quasi impossibile l’immigrazione legale perché per ottenere il visto bisogna avere in partenza un contratto di lavoro e uno di affitto. E tornare a una legge intelligente come era la Turco-Napolitano che non prevedeva le porte aperte ma quote annuali anche in relazione alle necessità del Paese, e attirava persone di qualità. Poi sono necessari investimenti sull’integrazione. Così come milioni di italiani sono stati accolti in tante parti del mondo e hanno contribuito alla crescita di tanti Paesi, molti migranti possono contribuire alla crescita del nostro».

Oggi ci sono migliaia di migranti chiusi nelle carceri lager libiche.

«L’accordo con la Libia ha reso l’Italia corresponsabile di una grave violazione dei diritti umani e l’ho detto dal primo giorno. Quando ero ministro degli esteri nel governo Prodi rifiutai di firmare un accordo analogo. Avevamo posto come condizioni che la Libia ratificasse la Convenzione di Ginevra sui diritti umani e che consentisse all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di gestire i campi degli immigrati. Gheddafi disse di no e noi non firmammo».

Ora però l’accordo c’è.

«Perché l’attuale governo ha fatto propria una istanza della destra. Che errore! Oggi la destra è in testa ai sondaggi grazie a una politica di governo che ne ha rilegittimato la cultura e gli obiettivi. Relativamente all’accordo con la Libia, il governo Gentiloni – a fronte delle critiche molto forti che sono venute dalle Nazioni Unite, dalla chiesa cattolica e anche da inchieste giornalistiche importanti come quella del New York Times – ha cercato di porre rimedio coinvolgendo l’Onu e aprendo corridoi umanitari».

E voi cosa farete?

«Noi candidiamo uno che di migranti ne sa moltissimo. Il dottor Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, impegnato dal 1997 a salvare vite umane. “Sono il medico nel mondo che più di tutti ha chiuso gli occhi a bambini morti” mi ha detto».

A votare vanno sempre in meno, e i giovani pare non andranno affatto.

«Viviamo in una società che è pesantemente discriminatoria verso la nuova generazione. Che avrebbe il diritto e dovrebbe ribellarsi. Nel proprio interesse. Non tutti i giovani sono indifferenti, una parte è coinvolta e dovrebbe diventare l’avanguardia, far crescere la consapevolezza che o i ragazzi di oggi iniziano a occuparsi della politica o la politica non si occuperà di loro».

Si possono aiutare in qualche modo?

«Stiamo cercando di ricostruire una sinistra in Italia, e questo è una forma di aiuto. Una sinistra che fa della libertà e dell’uguaglianza le sue ragioni fondamentali potrebbe diventare per i giovani qualcosa di diverso dalla politica ordinaria. Un interlocutore di chi pensa che questa società vada cambiata».

Cosa succederà dopo il 4 marzo?

«Andiamo a votare con una legge elettorale che è gravemente sbagliata, vergognosa, a mio giudizio incostituzionale, non democratica. Che impedisce al cittadino di scegliere i propri candidati.

Noi non possiamo allearci con il Pd anche per il modo arrogante e irresponsabile con cui ha affrontato una questione delicatissima che riguarda la democrazia, ricorrendo addirittura al voto di fiducia. Dopo le elezioni ci saranno in Parlamento dei raggruppamenti, quello della destra sarà più numeroso, ma tutti gli analisti dicono che non avrà la maggioranza. Ci troveremo in un quadro di difficile governabilità che richiederà molto senso di responsabilità da parte di tutti. Questo darà un potere particolare al Capo dello Stato, spetterà a lui scegliere una personalità che possa essere accettata da forze diverse. Andiamo verso una legislatura di tipo costituente, il parlamento dovrà mettere mano a una nuova legge elettorale. In un volgere di tempo non lunghissimo si tornerà alle elezioni».

E allora perché gli elettori dovrebbero votare per voi di Liberi e Uguali?

«Innanzitutto perché portiamo in Parlamento temi che non affronta più nessuno, come i diritti dei lavoratori e il rinnovamento della scuola. E poi, se noi avremo più forza, questo aprirà la strada alla costruzione di un nuovo centro sinistra. Mentre se ad avere più forza sarà Renzi, il centrosinistra non si ricostruirà mai più. Noi vogliamo un centro sinistra che rappresenti i valori della sinistra, i principi della democrazia e la serietà della politica. Ma per farlo ci vuole un radicale cambiamento rispetto alle politiche di questi anni. E un cambiamento di dirigenti».

Lei non è propriamente un dirigente “nuovo”.

«Se sono tornato a impegnarmi non è perché ritenga di rappresentare la classe dirigente del futuro, ma perché ci troviamo in un passaggio fondamentale. Scriveva Antonio Gramsci che una generazione che pensa di costruire le proprie fortune disprezzando le generazioni precedenti dimostra solo la propria mediocrità. Noi ne abbiamo avuto le prove».

Sono molti quelli che vi accusano di contribuire alla vittoria della destra non alleandovi con il Pd.

«Il rischio di una sconfitta del centro sinistra non nasce dalla resistenza di un piccolo movimento di rancorosi, come qualcuno ci ha definito. Ma dal fatto che chi ha governato il Paese ha rotto con i sentimenti e le aspettative di una parte importante del popolo di sinistra senza peraltro riuscire a conquistare gli elettori di destra. Chi oggi lancia appelli, forse avrebbe dovuto farlo di fronte a certe scelte nella politica del lavoro e della scuola che hanno prodotto una gravissima lacerazione con quella che è stata la base sociale del centrosinistra. A chi mi dice: “Ma perché ve ne siete andati” rispondo “Il vero problema è perché ce ne siamo andati così tardi”».

Lei oggi ha detto molte cose di sinistra, sarebbe contento Nanni Moretti che nel film Aprile gridava “D’Alema dì qualcosa di sinistra”.

«Ho trascorso tutta la mia vita a dire e a fare cose di sinistra. Quando a Enrico Berlinguer chiesero di cosa fosse più orgoglioso, avrebbe potuto rispondere in tanti modi, a partire dal fatto di aver portato il Pci al massimo storico elettorale. Invece spiazzò l’intervistatore dicendo: l’essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù. Io mi riconosco in questo».