AMBIENTE, PAESAGGIO E LEGALITÀ: PER IL VENETO SONO TABÙ

DI MARCO MILIONI

Per il Veneto fare i conti con l’ecologia non è una cosa facile. Un tempo cuore del mitico Nordest questa terra ha vissuto un periodo di ricchezza straordinaria dopo il boom dei tardi anni ‘60. Il tutto però è costato carissimo. La regione, assieme alla Lombardia, è la più cementificata d’Italia. Il consumo di suolo però non è solo sinonimo di sprawl, come dicono gli urbanisti amercani, ma anche di inquinamento idrogeologico e industriale tout-court. I casi di Marghera, dei cementifici del Padovano, l’affaire Miteni, lo scandalo del cromo nel medio Brenta, la guerra per gli abusi edilizi nella cittadella giudiziaria di Vicenza, gli arresti per la vicenda Coimpo nel Rodigino, le querelle infinite sul Mose, sull’ospedale di Mestre, sull’inquinamento sotto l’aeroporto di Venezia e sulla Pedemontana veneta, hanno fatto il giro dei media nazionali. Ma non hanno suscitato tanto clamore nell’opinione pubblica nazionale. Poi è arrivato il crac delle popolari. Il Veneto ha perso la sua innocenza. L’opinione pubblica ha cominciato ad abbandonare il cliché di ricca terra di evasori, ma con un grande cuore rivolto al volontariato, votata ad un autonomismo strisciante. E ha iniziato a fare i conti con una realtà complessa, piena di luci e ombre, in cui queste ultime però sono ben diverse da quelle di cui la vulgata s’è occupata sino ad oggi.

In questo caleidoscopio dove angelico e diabolico, mefitico ed aulente si sfiorano, vibrano e certe volte prudono quasi all’unisono, l’ultima della serie arriva dalla provincia di Treviso. Una famiglia di proprietari terrieri ha denunciato alla stampa locale quello che reputa un comportamento prepotente da parte della Regione e da parte di Sis, il consorzio incaricato appunto dall’amministrazione regionale di realizzare la Superstrada pedemontana veneta, o Spv, come la conoscono nelle province di Treviso e Vicenza nelle quali il serpentone d’asfalto lungo 90 kilometri dovrebbe prender vita.

I Piccolotto di Altivole nel Trevisgiano, una vita dedicata all’allevamento delle api e alla selezione delle migliori piante per aromatizzare il loro miele, ritengono di essere stati oggetto di un sopruso poiché le ruspe della Sis avrebbero devastato una parte del loro fondo per preparare il sedime della Spv. Senza però che ci fosse un regolare decreto di esproprio. Ora la famiglia ha mosso un pool agguerrito di legali. E sarà la magistratura, penale in primis, a fare chiarezza. Ma ciò che colpisce è la mancanza di tatto della giunta regionale che si è ben guardata dal fornire spiegazioni. Il che porta alla luce un problema ancora più spinoso. Che è quello di come la classe dirigente veneta (non solo la politica, non solo il centrodestra perché sarebbe sciocco e riduttivo additare responsabilità solo ad una parte) abbia deciso di considerare poco strategici i dossier del paesaggio e dell’ambiente in una regione che a livello turistico è la numero uno nel Paese.

Un piccolo grande esempio del fastidio che un pezzo di questa classe dirigente avverte quando si prova ad affrontare temi di questo tenore, lo si può misurare dalle polemiche scaturite a ridosso del 6 gennaio quando don Albino Bizzotto, fondatore dei beati costruttori di pace ha organizzato una messa con annesso dibattito sui temi ambientali (Miteni e Spv in primis) nella valle dell’Agno: più precisamente a Castelgomberto, proprio a un tiro di schioppo dai cantieri della Pedemontana, dove pochi mesi fa terra s’è inghiottita un pezzo di galleria in costruzione. E a un tiro di schioppo dalla trissinese Miteni, l’industria chimica nota in tutta Italia per lo scandalo dei derivati del fluoro.

In un primo momento l’amministrazione di Castelgomberto si è messa di traverso. Chiedendo ai manifestanti di produrre una non bene identificata autorizzazione del vescovo alla messa. Ne è venuto fuori un putiferio. L’amministrazione messa in riga dalla prefettura, la quale ha spiegato che una richiesta del genere non stesse ne in cielo né in terra, è finita sulla graticola dei comitati che hanno accusato il primo cittadino Lorenzo Dal Toso, vicino alla Lega, di essersi mosso in maniera pretestuosa. Una condotta che si sarebbe prestata al sospetto che il preconizzato diniego null’altro fosse che una scusa per censurare il dibattito pubblico. Anche alla luce del fatto che proprio nella valle dell’Agno recentemente c’è stata la prima interdittiva antimafia della storia del Vicentino. Per cercare di avere un punto di vista diverso sull’argomento chi scrive ha realizzato una scheda filmata, a disposizione in anteprima esclusiva per Alganews.it. Buona visione a tutti.

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