DELITTO DI MAFIA – MARIO FRANCESE: LA LIBERTÀ DI CONOSCENZA NON VA FERMATA

DI COSTANZA OGNIBENI

È previsto per stasera alle 21 su canale 5 il film che narra la vicenda di Mario Francese, giornalista simbolo della lotta alla mafia che lavorava per il Giornale di Sicilia, ucciso a Palermo nel 1979 a colpi di pistola: un importante documento storico che fa luce su un episodio che non tutti conoscono. Ma c’è qualcuno che non è d’accordo con la messa in onda e ha inviato una lettera di fuoco a Mediaset e alla Tao 2 di Pietro Valsecchi, la società produttrice della pellicola, per bloccarla. Questo qualcuno porta il nome di Antonio Ardizzone, editore dello stesso Giornale di Sicilia per cui Francese aveva lavorato per tanti anni, e alla base del suo ostracismo c’è la paura che il film possa ledere l’immagine del giornale per i suoi contenuti. Contenuti assolutamente divulgabili, come precisa lo sceneggiatore Claudio Fava, poiché basati su quanto emerso dalle sentenze di condanna degli assassini di Mario Francese. Sentenze che parlano di un legame tra gli Ardizzone, già allora proprietari ed editori del Giornale di Sicilia, e alcuni esponenti mafiosi e che in qualche modo spiegano, ma non in modo esaustivo, cosa c’era alla base dell’uccisione del coraggioso cronista che aveva appena consegnato un dossier-inchiesta sulla nuova mafia dei Corleonesi. Un dossier reso pubblico solo diversi mesi dopo, quando il suo autore era già morto. Chi è stato, dunque, a informare la mafia dell’esistenza del dossier prima che venisse pubblicato? Solo in redazione potevano saperlo ed è stato sulla base di questo importante interrogativo che il figlio di Mario, Giuseppe Francese, si è battuto per far riaprire l’inchiesta, conclusasi con la condanna di Totò Riina e i boss della Cupola.
Ci sono verità scomode, atroci; ci sono angoli bui della storia passata che non vengono mai messi in luce. “Delitto di Mafia – Mario Francese” è un inno alla libertà di stampa. Ma la sua uscita è un inno alla libertà di informazione a tutto tondo.