MI SA CHE BERLUSCONI, DI ECONOMIA, SA POCO

DI MATTEO MARCHETTI


Berlusconi, quello che vi diverte tanto, è tornato a parlare di flat tax, citando a sostegno della sua (inesistente) fattibilità John Fitzgerald Kennedy e Ronald Reagan. Come al solito, mentendo. Aspettando l’intervento della task force antibufale, sottolineiamo le principali.

1) Dice che Kennedy ha realizzato la flat tax. Falso: Kennedy non ha mai né realizzato né accennato a un simile provvedimento. Berlusconi stesso lo sa, tanto che a dicembre in un’intervista sempre al Corriere disse che «non si parlava di flat tax, ma nel suo ultimo discorso sullo stato dell’ Unione, pochi mesi prima di essere assassinato, Kennedy propose una forte riduzione delle aliquote». Che mi sembra un po’ diverso.

2) Reagan ha sì aumentato il gettito da 618 a 990 miliardi di dollari. Ma ha avuto risultati economici – in termini di creazioni di lavoro – peggiori non solo di Clinton ma anche del poro Carter.

3) Le entrate fiscali passarono da 618 a 990 miliardi, vero. Ma le uscite passarono da 746 a 1144 miliardi di dollari. Il debito pubblico – che all’inizio del suo mandato era al 32% sul Pil – alla fine era al 53%; in termini assoluti, da 997 a 2850 miliardi.

4) Secondo uno studio del Tesoro americano (2003), i tagli contenuti nell’Economic Recovery Tax Act del 1981 sono costati all’erario circa 111 miliardi di dollari, in un modello depurato dai tagli (3 punti di Pil all’anno). Quindi l’aumento del gettito non è stato dato dal piano fiscale ma dalla crescita, indotta da tutt’altri fattori.

Tutto ciò non per dire che in Italia non si può fare una flat tax (tautologico). Ma soprattutto per dire che la Reaganomics è ampiamente misconosciuta e sopravvalutata. E che Berlusconi – che si picca, in quanto ex grande imprenditore, di capirne molto – di economia sa poco o punto.

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