IL DRAMMA DI CASSINO. NO, NON E’ DIRITTO DI CRONACA

DI LUCIO GIORDANO

E’ una tragedia che forse si poteva evitare. O forse no. Ma è indubbio che la morbosità dei colleghi giornalisti abbia messo il carico da undici su questo dramma familiare, esistenziale, che si è risolto nel peggiore dei modi: il suicidio della guardia penitenziaria che nei dintorni di Cassino, in provincia di Frosinone, avrebbe abusato della figlia quattordicenne.

Avrebbe. Sì,  il condizionale è d’obbligo, perchè il gesto di quel papà, se compiuto,  sarebbe quanto di più mostruoso  un padre possa compiere nei confronti di una figlia. Due figlie, se la vicenda venisse confermata, perchè pare che anche la primogenita , in passato,  fosse stata violentata dal padre. Vero, falso? Lo scoprirà la magistratura. Punto. Ma quello che i giornalisti non avrebbero dovuto fare è rincorrere  come ossessi e con squallida morbosità, un caso di cronaca così delicato. Una morbosità, è vero,  capace di regolare qualche copia in più di giornale, qualche decina di migliaia di telespettatori altrettanto morbosamente incollati alla tv, per seguire un dramma di cui non si vorrebbe avere contezza. No, non si gioca con la vita degli altri, tanto più se c’è di mezzo una minorenne.

Certo, ci sarebbe la carta di Treviso, a tutelare i minori. E ci dovrebbe essere anche  uno scatto di orgoglio giornalistico e di sensibilità, per avere la consapevolezza che, sbattendo il nome del paesino in provincia di Frosinone ( piccolo, davvero piccolo, con poche anime che sanno tutto di tutti) si sarebbe provocato lo tsunami nelle esistenze di questa famiglia senza puntelli.E speriamo sia finita qui, c’è solo da augurarselo, perchè le ferite per questa famiglia  rischiano di allargarsi ulteriormente. Avete pensato a cosa potrebbe accadere da qui ai prossimi giorni, nel cuore di quella adolescente passata già attraverso il fuoco della vita?

Qualcuno si chiederà: cosa avrebbero dovuto fare i giornalisti? Ignorare la vicenda rinunciando al diritto di cronaca? Sì, esattamente questo. O quantomeno dare la notizia in maniera  scarna, mettendo la sordina all’intera storia e non suonare la grancassa dopo il tema in classe che ha messo sotto i riflettori l’intera storia. Perchè sbattere il mostro in prima pagina no,  non è diritto di cronaca. E’ ‘pruderie’, morbosità un tanto al chilo, commercio di attenzione mediatica, calcolo politico. Ma non diritto di cronaca. No,  per un evento così drammatico, non lo è davvero. Ci sono argomenti, insomma, che vanno trattati con estrema cura, tanto più se a subirli sono dei minorenni, la cui esistenza rischia di essere strappata  per sempre alla normalità,  oltre che dalla tragedia  in sè, anche da questa rincorsa al sensazionalismo.

Si badi bene: qui non si vuole dare tutta la colpa alla stampa, il dramma se confermato c’era già tutto  . Ma amplificandolo in questo modo rischia di sfuggire di mano ai diretti interessati di questa vicenda. Ben altri, dunque, avrebbero dovuto essere i protagonisti della tragedia di Cassino: assistenti sociali, all’ altezza di un caso così scabroso. E poi scuola, forze dell’ordine, giustizia, i concittadini della piccola comunità ciociara. Tutti loro, naturalmente,  avrebbero dovuto maneggiare con cura le vite appese di questa famiglia al vento.

Sono in sostanza ben altre le storie da sbattere in prima pagina:  quelle dei corrotti  e le storie di mafia, per dirne un paio. Oppure le oscure trame dei signori della guerra, le misteriose politiche internazionali che, silenziose, appoggiano i padroni della terra. E’ questo il giornalismo che ci piace.     Ed è perciò che noi di Alganews trattiamo poco la cronaca nera:  per evitare di contribuire al terremoto di esistenze fragili, scompigliate. Magari sbagliamo. Ma almeno abbiamo la coscienza a posto. Perchè no, sulla vita della gente non si gioca. Non si può giocare.