FABRIZIO DE ANDRE’, PRINCIPE LIBERO: IL POETA-MUSICISTA CHE HA RACCONTATO I PERDENTI

DI ELISABETTA VILLAGGIO


La sigaretta sempre accesa, il ciuffo ribelle che gli copre l’occhio sinistro, lo sguardo inquieto e l’aria da monello. Luca Marinelli interpreta alla grande il personaggio nel film “Fabrizio De Andrè, principe libero”, un biopic di oltre tre ore che racconta la vita del grande poeta-musicista dalla sua adolescenza fino al rapimento in Sardegna avvenuto nel ’79.
Il film che sarà nelle sale per solo due giorni, il 23 e 24 gennaio per poi passare in televisione su RAI 1, in due puntate il 13 e 14 febbraio, è stato voluto da Dori Ghezzi, sua moglie e compagna per tanti anni, che ha seguito la lavorazione dalla sceneggiatura all’uscita dedicandosi con amore e tenacia a questo progetto profondo e commovente.
Fabrizio, figlio della borghesia genovese, che abita in una villa con parco ad Albaro, è un ribelle fin da piccolo. Non vuole suonare il violino come vorrebbe il padre, presidente dell’Eridania, la società produttrice di zucchero, perché gli fa male al mento. Il padre allora, per assecondare il suo talento, gli regala una chitarra. Fabrizio, che ha un rapporto conflittuale con genitore, trova uno dei suoi più grandi fan nel fratello Mauro, di poco più grande e noto avvocato che morirà prematuramente a causa di un infarto avvenuto durante un viaggio in Sudamerica. Fabrizio che scrive di notte e dorme di giorno, che beve whiskey oltre misura, che frequenta le prostitute di via Prè, che ha paura di apparire in pubblico ed è spronato dal suo amico di sempre Paolo Villaggio, interpretato da Gianluca Gobbi, molto somigliante ma eccessivamente grasso per quello che era Villaggio ai tempi. Fabrizio, che a soli 22 anni è già padre di Cristiano, avuto con Puny, la più bella ragazza di Genova, come è definita nel film. Una donna borghese che ama quest’uomo difficile e complesso che non si può arrendere alle regole della società alla quale appartiene ma vive controcorrente. Fabrizio e l’amicizia con Tenco, Fabrizio e Genova, Fabrizio che si esibisce alla Bussola, mitico locale di Marina di Pietrasanta dove l’impresario Sergio Bernardini lo convince proponendogli una bella cifra, Fabrizio e l’amicizia con Fernanda Pivano e poi l’incontro magico con Dori, interpretata da una brava e molto somigliante Valentina Bellè, che lo fa innamorare per il suo sorriso, la sua passione e dedizione e con la quale avrà una figlia, Luvi, e andrà a vivere in campagna in Sardegna per dedicarsi alla terra e agli animali e dove vivrà 4 mesi terribili durante il loro rapimento.
Fabrizio De Andrè, principe libero”, è un film che oltre a farmi commuovere mi ha fatto rivivere la mia infanzia e giovinezza a Genova quando Fabrizio passava ore e ore a casa nostra con la sua chitarra e la sua sigaretta sempre pendente dalle labbra o tra le dita. Fabrizio con il suo sorriso irriverente, la sua timidezza mitica, i suoi modi gentili, il suo sentirsi quasi sempre fuori luogo in un mondo che gli apparteneva poco e forse non gli piaceva troppo. Un uomo che ha raccontato gli altri, i perdenti, quelli ai margini che nessuno vede o vuole vedere. Fabrizio l’anarchico che è rimasto sempre coerente a se stesso, che non ha inseguito sogni di gloria ma si nascondeva davanti al successo arrivato prepotentemente quando Mina ha cantato in televisione, a Canzonissima nel ’68, La canzone di Marinella, che rimane forse la sua opera più famosa.
Il film esce tra la ricorrenza della sua scomparsa, avvenuta l’11 gennaio 1999 e il suo compleanno: il prossimo 18 febbraio avrebbe spento 78 candeline.
Inutile dire che la colonna sonora è grandiosa e alcune delle canzoni sono cantate da Fabrizio, o Faber come lo aveva soprannominato mio padre con il quale si conoscevano da sempre e al quale è dedicato il film, mentre altre sono eseguite dallo stesso Marinelli che lo fa con bravura nonostante la sua scelta sia stata criticata dai fan più intransigenti per il fatto di essere romano e non genovese.
“Fabrizio De Andrè, principe libero” è coprodotto da Rai Fiction e Bibi Film, scritto da
Francesca Serafini e Giordano Meacci e diretto da Luca Facchini. Regia di Luca
Facchini con Luca Marinelli, Valentina Bellè, Elena Radonicich, Davide Iacopini,
Gianluca Gobbi e con la partecipazione straordinaria di Ennio Fantastichini.

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