MORTI A LUCI ROSSE, COSA ACCADE NEL MONDO DEL PORNO?

DI ANNA LISA MINUTILLO

Il mondo è quello del porno americano, le persone che ne sono rimaste vittime sono giovanissime donne, pornoattrici molto famose nel circuito, le cose che le accomunano: la giovane età, l’improvviso decesso, i loro corpi statuari in stato di grave debilitazione, la grande depressione in cui tutte sono venute a trovarsi e la mancanza di supporto psicologico ma anche di preparazione prima di accostarsi a questo settore. L’ultimo episodio riguarda la morte della 23enne Olivia Lua che si serve di un ultimo
messaggio criptico rivolto ai fan e postato su Twitter: «La sento ovunque. Non mi fa più paura». La mattina dopo il corpo senza vita è stato trovato in un centro di riabilitazione di West Hollywood. Secondo gli inquirenti la 23enne sarebbe stato uccisa da un cocktail di farmaci e alcolici assunti la sera stessa. Il responso definitivo richiede un periodo di attesa che si attesta tra le sette o otto settimane. Intanto però la lecita domanda: cosa sta accadendo nel mondo del porno americano? .Prima di Olivia Lua a perdere la vita è stata la giovanissima Olivia Nova (nome d’arte di Alexis Rose Forte), di appena 20 anni, ritrovata senza vita in un appartamento di Las Vegas lo scorso sette gennaio. Olivia Nova, aveva passato poco tempo dentro l’industria del porno e magari proprio per il timore di restare emarginata, non aveva osato parlare di questi problemi con nessuno, pensando di essere in grado di risolverli da sola, ma così non è stato. In appena tre mesi sono cinque le ragazze ritrovate morte, non sembravano soffrire di alcuna patologia, tutte con la stessa volontà di arrivare, di affermarsi, di dare una svolta alla propria esistenza, ma allora perché si continua a morire? . Difficile trarre conclusioni, difficile esprimere giudizi, un settore questo da sempre al centro di polemiche, ma anche un settore che porta cospicui introiti a chi investe. Un settore che per perbenismo e mentalità ristretta viene tanto discusso e criticato ma al tempo stesso utilizzato da persone che non lo ammetteranno mai. Un settore dove si rifugge alla routine, sognando la ragazza che alimenta fantasie dei sogni “proibiti”, che si serve di chi ha lo stesso diritto di vivere e sognare, ma che vede chi lo occupa costretto ad abbandonare quei sogni . Un settore che forse proprio coloro che gestiscono mette a tacere temendo le conseguenze che potrebbero scaturire qualora queste giovani donne decidessero di parlare e di rendere note. Ma vediamo cosa è accaduto prima della morte di Olivia Lua . Prima di lei, sono scomparse Yurizan Beltran, 31 anni (overdose), August Ames, 23 anni (suicidio) e Shyla Stylez, 35 anni (ancora da chiarire le cause). Queste morti hanno provocato scossoni nella “Porno Valley” californiana, sollevando parecchie questioni, quali ad esempio la presunta mancanza di supporto e aiuto da parte dell’industria nei confronti delle proprie attrici, sempre più colpite da casi di depressione e esposte alla “gogna mediatica” da migliaia di utenti sui loro profili social.

Pressioni queste che non fanno certo bene a chi le riceve e non sa come difendersi e con quali armi controbattere. In effetti la tanto vituperata libertà sessuale pare essere accettata ma anche rincorsa dai più e va tutto bene quando a svolgere professioni di questo tipo ci sono le figlie di altri, ma creerebbe uno scompiglio di proporzioni inenarrabili se al posto di queste giovani dovesse ritrovarsi ad esserci una delle figlie dei “consumatori” di questo florido mercato. Liberi di giudicare ma non di accettare, e la vita continua intanto che quella di altri termina. Professione difficile quella della pornostar, che espone a giudizi a cui viene mancato di rispetto troppo facilmente. Aumenta la pressione per chi la ricopre, la “gabbia dorata” si trasforma in una trappola mortale che stritola e toglie il fiato, che fa ritrovare ad essere tanto ricercate da una parte, ma anche tanto allontanate poi nella quotidianità da chi osannandole proverebbe invece vergogna nel farsi vedere in giro con una di esse.

Vediamo cosa è accaduto ad August Ames, impiccatasi lo scorso cinque dicembre nel suo appartamento. Il suo suicidio è stato provocato dai numerosi tweet di odio che aveva ricevuto dopo aver dichiarato di non voler girare una scena con un attore hard proveniente dalle pellicole gay. Tweet in cui veniva accusata di omofobia e che hanno contribuito ad alimentare la depressione di cui soffriva già da diverso tempo, ma di cui non aveva parlato, se non con il marito e qualche amica intima.

Un filo rosso, fatto di disturbi alimentari, depressione, assunzione di sostanze, bevute smodate che servono per stordirsi, per non vedere, per andare avanti, qualcosa di cui le stesse attrici non vogliono parlare, forse per il timore di non essere chiamate a svolgere altri ruoli, forse solo perché apparrebbe agli occhi dei più, inconciliabile il fatto di avere numerosi fan a seguirle o forse perché dopo aver percepito ingenti somme di denaro, tutti si aspetterebbero che le stesse fossero felici della loro esistenza, ma siamo sicuri che sia veramente così? Siamo sicuri che i soldi e la fama regalino realmente la felicità?

Per Yuri il timore dell’ arrivo di attrici più giovani che la potessero sostituire ha avuto un ruolo fondamentale, qualcosa di insopportabile che comportava malessere e preoccupazione, qualcosa non in grado di gestire correttamente, qualcosa che ha fatto optare per una via senza ritorno. Yuri, che pur essendo bellissima, temeva che la prima diciottenne nuova arrivata potesse rubarle il lavoro.

Per soddisfare la richiesta degli utenti, che ultimamente sembrano gradire di più le ragazze “Lolita” negli ultimi anni, è stato richiesto esplicitamente alle pornoattrici di mantenersi magre in modo da apparire più giovani. Un reale stravolgimento fisico che le porta a perdere molti chili, a cui seguono il dover girare scene poco gradite, ma che sono comunque obbligate ad interpretare.

Lexi invece sapeva di aver raggiunto il limite, i dottori l’avevano avvertita in ottobre, la casa dove è stato ritrovato il suo corpo senza vita era di un amico. Si trovava lì perché aveva deciso di ripulirsi, non aveva assunto niente per tre giorni. Aveva detto di voler cambiare stile di vita, perché aveva una famiglia che la amava, ma le intenzioni non sono state sufficienti. Forse le sarebbe stato utile un trattamento più drastico presso un ospedale per ripulirsi completamente. Ma Lexi non ha preso in considerazione questa opportunità.

Morti misteriose, così come lo è quella di di Shyla Stylez, nome d’arte dell’ attrice canadese Amanda Friedland, classe ’82. Era un’attrice molto famosa, con ben 456 film all’attivo e, a un anno dall’addio al porno, il 9 novembre del 2017 è stata ritrovata senza vita nel suo letto, morta durante il sonno, mentre era ospitata dalla madre in Canada. Dopo molte settimane, non è stata fatta ancora chiarezza sulla causa della sua morte.

Un mondo non facile quello del porno in cui su un equilibrio precario si muovono queste donne che viste quasi come prive di sentimenti, non fanno altro che rispondere alla domanda del mercato, diventando vittime ignare di un sistema pronto a stritolarle e ad abbandonarle ai loro destini senza muovere un dito, quasi come se non si trattasse sempre di vite, ma di prodotti che alimentano sogni di altri a cui come contropartita viene chiesto di dimenticarsi di se stesse.

La Direct Models, è la casa produttrice per la quale le attrici lavoravano, anche questo si rivela essere un elemento che le unisce, e appare ancor più dubbio il fatto che nonostante le richieste che l’agenzia esigesse da queste donne, nulla sia stato fatto quando, rendendosi conto, dello stato di decadimento fisico e morale in cui le stesse versavano, vi sarebbe stato tutto il tempo sufficiente per evitare conclusioni così drastiche e tristi. La solita corsa allo “scarica barile” dove l’ agenzia riversa le responsabilità sul mondo social ed il mondo social non può esimersi dal far notare che qualcosa chi occupava uno spazio reale nelle vite delle pornostar, avrebbe dovuto invece avere l’obbligo di fare. Le pornoattrici vanno bene nell’immaginario collettivo ma non possono avere il diritto di presentarsi e di vivere la propria vita per ciò che sono realmente, delle persone, a cui va portato rispetto. Sono servite cinque morti per cominciare a parlare del lato fino ad ora tenuto nascosto che riguarda dell’industria pornografica statunitense.
Potremmo definire queste cinque morti come morti in qualche modo annunciate, nessuna di loro ne ha parlato concretamente con qualcuno, nessuno ha guardato oltre le performance richieste a queste giovani ragazze e fa un triste effetto constatare la solitudine esistenziale in cui le stesse venivano a trovarsi.
Donne come corpi ricattabili e ricattati, tenuti vincolati al sistema per il timore di ritrovarsi senza lavoro.
Fa tristezza pensare a richieste di aiuto affidate all’etere ma non al dialogo reale, di cosa avevano paura? Cosa volevano non diventasse di dominio pubblico?
Indizi, supposizioni, sviste volute o volutamente taciute da parte di chi continua imperterrito ad oltraggiare le persone?
Gli Usa sono inondati da antidolorifici, prescritti con una discutibile leggerezza, una leggerezza che fa spesso dimenticare che gli stessi creano dipendenza e che questa si intrecci con il lato oscuro del porno.
Giovani vite spezzate, giovani vite che verranno dimenticate, di cui i fruitori conserveranno fotogrammi che si ingialliranno con il trascorrere del tempo, per sostituirle con quelle di qualche altra ignara vittima di una civiltà che si ritiene tale ma non lo è affatto se deve ricorrere a rendere infelici le vite altrui solo per evadere dalla vita che si sono scelti loro.