STOP DAL VIMINALE ALLE FAKE NEWS

DI MARINA POMANTE

Alla fine siamo arrivati a tanto, dopo aver sommerso gli utenti dei social, di bufale, menzogne ben costruite, diffamazioni vere e proprie, montature abiette e strumentalizzazioni a fini politici, il Governo, tramite il ministero dell’Interno, congiuntamente al capo della Polizia, Franco Gabrielli ed il direttore della Polizia Postale, Nunzia Ciardi, hanno presentato al Cnaipic nella sede del Polo Tuscolano di Polizia, il nuovo servizio a disposizione degli utenti, per la segnalazione delle fake news.

Da ora, coloro che vorranno segnalare dei post ritenuti contenenti false informazioni avranno anche la possibilità di inserire l’indicazione esatta della url, l’indicazione delle piattaforme social dove la “fake” viene diffusa e altre informazioni che si ritengono utili. Una volta ricevute le segnalazioni, una squadra apposita del CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) le verificherà attentamente grazie all’impiego di tecniche e software specifici, poi in caso di infondatezza, provvederà alla smentita con una pubblicazione.

Non si tratta di una nuova Legge, innanzitutto, perché “le normative si fanno a parte”, ha detto il ministro Minniti. In seguito a qualche annuncio di Matteo Renzi, il DDL presentato dal Pd è rimasto un annuncio… Intanto la Legislatura è arrivata alla sua fine lasciando ogni ipotesi di intervento incompiuta.
In altri paesi come la Germania, la questione delle “bufale”, sta iniziando ad essere affrontata con decisione, ad inizio anno è entrata in vigore una Legge per la regolamentazione proprio di tutto questo, anche se la concretezza dei risultati è tutta da verificare. In Francia, il Governo ha annunciato l’imminente presentazione di una Legge simile. Non sono mancate le polemiche in entrambi i Paesi da parte di chi accusa di censura automatica dei commenti con la bolla: fake news.

In effetti esisteva già la possibilità di segnalare degli “illeciti” ad uno sportello virtuale gestito da esperti, investigatori e tecnici, in grado di garantire un servizio in materia di questioni giuridiche e sociali, solo che adesso è stato potenziato col supporto del CNAIPIC, sarà infatti questo organismo che si preoccuperà di “scoprire” le bufale che circolano e si scambiano tra web, social network e anche su whatsapp.
E’ stata competenza della Polizia Postale che fino ad oggi ha gestito questa attività, attraverso una apposita Pagina Facebook, alla quale far pervenire le segnalazioni.

COSA CAMBIA IN EFFETTI?
Il nuovo servizio prevede diverse fasi: l’utente che ritiene di essersi imbattuto in una notizia falsa, la segnala sul portale della Polizia, all’indirizzo: http://www.commissariatodips.it La segnalazione istantanea avviene cliccando su un pulsante rosso chiamato: “red button anti fake news”, si inserirà poi il proprio indirizzo mail, il link della notizia giudicata falsa o sospetta ed un breve commento di illustrazione del contenuto segnalato. Poi, dal “commissariato virtuale” il link passa alla sala operativa dove sono presenti 50 agenti addetti al controllo di tutto il materiale. Nel caso in cui venga accertata la “falsità” della notizia si interviene verso il provider e gli si chiede di rimuovere la notizia ove possibile o di evidenziare eventuali smentite dell’interessato. In caso di reato e solo in questo caso, viene invece avviato un provvedimento penale.

CHI GENERA LE FAKE NEWS?
L’attività di divulgazione di “notizie bufala” è presente in rete a causa dell’opera di alcuni, che al solo scopo di soddisfare il proprio spirito di “disturbatore” o meglio ancora di “provocatore”, creano e pubblicano sui social, improbabili notizie ma dalla parvenza e dalla verosimiglianza tali da farle diventare veicolo di opinione.
Un’attività questa, simile a quella dei comuni “troll” ma dagli effetti più pericolosi ed in grado di orientare una certa parte dell’opinione pubblica.
La “fake” infatti è creata generalmente allo scopo di denigrare qualcuno e creare intorno alla vittima, un alone di sdegno e disappunto da parte del lettore (utente) che magari distrattamente prende per buona la cosa, senza preoccuparsi di verificarne il riscontro, in casi estremi si è arrivati ad una vera e propria “crociata” contro qualcuno, bersagliato dalle “bugie ben costruite” e queste guerre all’indirizzo del malcapitato, non sempre hanno una durata effimera, a volte si protraggono per settimane…
E’ proprio in vista delle prossime elezioni, che si è deciso di intervenire, per evitare il bombardamento di notizie fasulle che sono pubblicate allo scopo di orientare le scelte…

REAZIONI
Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha risposto a chi ha accusato il nuovo servizio di essere solo una sorta di Grande Fratello con l’intenzione di controllare l’informazione in rete, limitando così la libertà, Minniti ha dichiarato: “Si tratta di uno strumento del tutto trasparente e legittimo di servizio pubblico offerto ai cittadini”. Sarà la Polizia Postale che valuterà le segnalazioni e ne darà eventuale smentita ufficiale nonché interverrà tramite i provider per la rimozione e nei casi di reati, provvederà alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria.
Il ministro ha anche tenuto a precisare che le Forze di Polizia non parteciperanno al dibattito politico.
Anche il capo della Polizia Gabrielli, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale a sostegno del progetto: “Utilizzeremo gli strumenti che abbiamo e continueremo a fare quello che già facevamo prima in totale trasparenza: sappiamo che la campagna elettorale è un momento delicato e importante, ma noi intendiamo verificare solo le notizie palesemente infondate, non diremo mai se le opinioni di questo o di quel politico non sono vere”. Non esiste nessun effetto Grande Fratello, ha inoltre ribadito Gabrielli.
Nunzia Ciardi, il direttore della Polizia Postale, ha argomentato che non tutti sono in grado o hanno gli strumenti per riconoscere una fake news ed ha fatto l’esempio dei funerali di Totò Riina, una notizia che divenne “virale” sui social network.


Nello scorso novembre infatti, rimbalzò in rete una foto dove ai funerali del boss mafioso, erano presenti Cariche dello Stato… Il profilo Facebook del responsabile, fu poi bloccato proprio da Facebook in seguito alla segnalazione.

Il caso Boldrini, anch’esso risalente allo scorso anno è un altro esempio di una “bufala” divenuta virale. Circolò in rete la notizia che un presunto nipote della presidente Boldrini, era stato assunto (anche se non ne aveva i titoli) a Palazzo Chigi con uno stipendio da 8 mila euro al mese…
Da questo odioso attacco derivò l’idea della campagna #bastabufale, che la stessa Laura Boldrini sostenne.

L’ATTEGGIAMENTO DEI COLOSSI DEL SOCIAL NETWORK
Le multinazionali tecnologiche sono assolutamente disponibili e pronte a rispettare l’impegno di eliminare i messaggi di incitamento all’odio entro 24 ore.
Già a maggio 2016 Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft, sottoscrissero un Codice di Condotta contro la diffusione di questi contenuti in Europa e adesso, aderiranno anche Google+ e Instagram.
La Commissione Europea ha però evidenziato come ancora siano presenti alcune lacune, in special modo, la mancanza di un feedback per gli utenti segnalatori.
Una valutazione, materia di ricerca di alcune ONG ed Enti pubblici, ha evidenziato che le aziende informatiche rimuovono entro le 24 ore, il 70% dei messaggi di incitamento all’odio che vengono segnalati dagli utenti, Segnale evidente di quanto sia preso seriamente il fenomeno dalle piattaforme on-line.

L’AUTOLESIONISMO DEGLI UTENTI
Un ambiente virtuale libero da censure e controlli ed aperto a tutti è evidentemente un sogno che via, via, svanisce e cresce sempre più la necessità di ricorrere a filtri e contenimenti all’azione indipendente dei fruitori.
Se come è giusto, devono essere attivati dei meccanismi di protezione per gli utenti, è chiaro che esiste un utilizzo distorto del “mezzo” da parte di certuni che approfittano della libertà di un sistema, per un utilizzo malevolo e per fini illeciti.
La strada imboccata per la tutela dei cittadini utilizzatori dei social, limita di fatto, la libertà assoluta, la forma di “Anarchia positiva e responsabile” con la quale questi social network erano nati.
L’autocontrollo sta fallendo e non è fantasioso pensare ad un futuro dove l’accesso, sarà consentito solo dopo essersi qualificati, poi documenti alla mano, si potrà procedere a mettere like e faccine ai commenti dell’amico e pubblicare le foto delle vacanze…
Chissà se lo svilimento oscurantista che si intravede all’orizzonte, servirà a contenere le pulsioni ingannatorie e beffarde di quelli che oggi seminano odio e sputano veleno?
Certo è che gli incontri in chat, saranno in caduta, perché sarà più complesso raccontarsi come un aitante palestrato dai folti capelli a chi invece è grassottello, pelato con occhialetti spessi un dito. In attesa che ciò accada (speriamo mai) approfittiamo per riempire la rete di cose belle ed intelligenti, perché gli estimatori del bello sono ovunque e loro, sono l’antidoto agli idioti.