UN PAIO DI GAMBE PER LA PRIMA PAGINA

DI FLORENZA CARSI

Disse di parlare come fossi davanti alla suocera, anzi, come fossi alla radio. Come se quello che usciva dalla bocca fosse ormai (irrimediabilmente e drammaticamente) perduto nell’etere. Disse anche di guardarsi dai maschi della categoria. Secondo lui (rispetto alle colleghe) erano abili a non trasmettere riscontri emotivi. In sostanza, falsavano come scimmie ladre le loro espressioni e trattenevano come stitici l’emozione di una notizia, di una stangata, di un colpo grosso. Concluse mettendomi in guardia dall’etica del giornalismo: forse tiene nascosta una fonte, ma non considererà mai che una notizia ti possa appartenere. In altri termini, il mio vecchio capo londinese (a cui devo ogni insegnamento nei rapporti con i giornalisti) mi avvertì: sputtanarsi con loro è un attimo (“come rimanere incinta”) e il mio bel faccino non avrebbe fatto alcuna differenza (“se proprio la tenti, allora mostra le gambe, quello funziona”).
Da allora ho imparato la lezione.
Ho capito che un giornalista vuole la notizia e lotta per darle lo spazio migliore. La sensazione di averla per le mani è la benzina che lo fa trotterellare dal capo a perorare la causa. Quindi, se proprio devi trattare con un uomo e giornalista, allora devi giocare a cadere nel tranello del suo tranello. Devi aspettare la domanda buona a cui abboccare. Una volta trovata, allora esiti. Sorridi impacciata. Provi una blanda (falsissima) retromarcia. Accenni un cedimento… ma senza esagerare. Se puoi, cambi discorso. Eviti lo stallo e lo logori dilungandoti su qualcosa di inutile (aspetti che torni lui sull’argomento). È lui che deve tirare le conclusioni. Capire. Intuire. Afferrare. Congetturare. Quando chiederà se fosse davvero come lui ritiene che debba essere, allora si è giunte in prossimità del traguardo. Ma occorre stare attente. Quando chiederà una risposta definitiva, non la dovrà avere. Non cedete. Le regole in questo caso sono rigide e non si può sgarrare: si deve solo sorridere, guardarlo negli occhi (diritto-diritto molto intensamente) e rimanere in silenzio senza negare, senza confermare. Sul momento si sentirà sollevato. Sollevato dal fatto che non hai insistito ad insistere. Che non hai inquinato, con delle sospettose ammissioni, le plastiche pensate che si stanno addensando nella sua testolina. Non hai fatto altro che tentare una dolcissima fuga (bene!). Ecco che il delitto è compiuto. Manca solo il colpo finale. Il timbro! Il timbro arriva al termine di quella lunghissima pausa silenziosa, quando (gentilmente) gli chiedi un caffè. Lui dice sì e ti accompagna alla macchinetta. Ma non lo fa perché non ha la possibilità di fartelo portare dalla segretaria, ma perché ha bisogno di tempo.
Camminando ti guarda da dietro (ovviamente il culo) e ragiona su varie cosette: a chi pesterà i piedi pubblicando quella notizia; quanti giorni starà via sua moglie; se può proporti di uscire a cena; come ottenere la conferma alle sue domande. Cerca delle priorità ma cede alla tentazione di una risposta definitiva. Ma è tardi. Il caffè è bevuto ed il taxi alla porta! Così non è necessaria dargliela (ne quella, ne la risposta definitiva).
È esattamente così che alcune notizie dall’incerto valore strappano una prima pagina (anche se di taglio medio). Non è il mio mestiere gestire i rapporti con gli uomini giornalisti, ma talvolta devo. Se sono donne, è meravigliosamente più semplice: mi limito ad essere sincera e (generalmente) tutto fila liscio.
Queste le mie conclusioni uscendo da un quotidiano a cui ho dovuto fare visita nell’interesse di un cliente sprovveduto. L’unico imprevisto è che mi ha raggiunta al cellulare con un invito a cena. Tutto merito della mia sartina sotto casa a cui ho fatto sistemare il nuovo tailleur grigio (che – evidentemente – cade bene). Comunque ho rifiutato: so che negarsi ad uno di loro dopo una cena sarebbe impossibile. Andrebbe oltre le possibilità umane: troppo abili, troppo smaliziati. Puoi giocare solo d’anticipo e quando sono obnubilati dalla notizia! In una cosa però sono ragguardevoli: la mattina dopo sono quasi (ma solo quasi) più lesti di me a sparire da una camera d’albergo.
Appena rientrata in ufficio, pronta ad una riunione.

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