ALBANIA: IL MIRAGGIO ECONOMICO COSTRUITO SULLA POVERTÁ

DI ANTONIO NAZZARO

Ricordo al sentire il suono Albania un vecchio mercantile così pieno di persone che la chiglia sembrava fatta di corpi, sotto un sole accecante d’agosto e 40 gradi, e poi l’immagine dello stadio di Bari pieno di extracomunitari europei in attesa di un domani. Adesso questa terra di là dell’Adriatico è diventata una specie di territorio in rinascita.
Si assiste all’esodo di un gran numero di giovani professionisti italiani di diversi settori, e parallelamente una zona di pensionati che al sopravvivere in Italia con la pensione scelgono di godere in queste vicine terre quasi uno status di ricchezza stesi come sdraio in fila sulle coste albanesi.
L’Albania forse il paese più chiuso d’Europa durante il periodo comunista e unica nazione del blocco comunista talmente fedele allo stalinismo da uscire dal Patto di Varsavia per le critiche di Chruščёv a Stalin, è adesso meta e cantiere multi-etnico.
I grandi progetti edilizi urbani vedono molti europei come ad esempio l’architetto italiano Marco Casamonti progettista del nuovo stadio, adesso in costruzione, nel cuore di Tirana o l’appena inaugurato restyling di Piazza Skanderbeg a Tirana dallo studio belga 51N4E.
Tirana è una citta che vede l’arrivo di quasi 70 nuovi abitanti al giorno guidata da un giovane sindaco che cerca di lanciare la capitale nella modernità con app dove si da la possibilità al cittadino di segnalare le cose che non vanno direttamente al municipio, creando così un filo diretto fra utenza e amministrazione, lo stesso ha creato la figura del Sindaco della notte dando l’incarico ad un saxofonista. Non solo ma sembra aver risolto problemi atavici come la raccolta rifiuti e quelli dell’illuminazione pubblica.
L’esplosione dell’Albania come terra dove poter far fortuna o turistico-balnearia su cui far scorrere gli ultimi anni di vita si fanno evidenti quando si leggono i dati degli stipendi: il salario medio mensile di un albanese, con un lavoro fisso nel settore pubblico o della piccole e media impresa guadagna con l’istruzione minima fino a 200-250 euro, con livello universitario da 300 fino a 600 euro. Il salario minimo interprofessionale ruota intorno ai 155 euro anche se il costo della vita è tra i più bassi d’Europa.
L’Albania resta comunque un paese che non solo consuma più di quanto produce ma vede una buona parte della sua economia nell’invio di valuta pregiata degli emigranti che rappresenta più dell’8% della prodotto interno. Mentre il settore del turismo è in crescita enorme e l’Albania nel 2014 è stata nominata la 4° destinazione turistica da visitare dal New York Times.
Difficile, nonostante lo smantellamento del sistema della corruzione capire come viene gestita questa nuova ricchezza e la sua ricaduta sull’intera popolazione albanese che non raggiunge i tre milioni. Infatti, nonostante le promozioni di questa terra come area di un “rinascimento” albanese, restano ancora da mettere in sesto elementi centrali dello stato sociale come la salute pubblica e gli ospedali. La maggior parte delle ambasciate europee indica senza mezzi termini che in caso di malattia grave la soluzione è tornarsene a casa.
Leggevo una delle tante storie di emigrazione raccontata con poche parole da Klodian e Merita emigranti albanesi in fuga dalla la miseria. Per tredici anni Klodian ha lavorato in una fabbrica in Italia. Quando l’impresa ha chiuso, è tornato in Albania a coltivare patate. ”Sufficiente per mangiare, ma non per vivere”. Sono immigrati illegalmente in Germania e adesso temono di essere espulsi.
La Germania ha stabilito che i tre stati balcanici: Serbia, Macedonia e Bosnia-Herzegovina sono “paesi sicuri” e da poco sono stati aggiunti anche Kosovo, Montenegro e Albania cosa che in realtà permette una più facile espulsione dei richiedenti asilo. Inoltre, secondo la Comunità Europea nel 2019, potrebbero iniziare i negoziati perché l’Albania entri a far parte dell’ Europa comunitaria.
Nel frattempo l’Olanda denuncia l’arrivo di albanesi che usano il territorio dei Paesi Bassi per raggiungere l’Inghilterra e che sono i maggiori richiedenti asilo nella terra dei tulipani. In Germania, dopo i profughi della guerra in Siria sono sempre gli albanesi a guidare la lista dei richiedenti asilo. Ed in Italia nel 2015 sono quasi 50 mila gli albanesi che sono diventati cittadini italiani.
L’Albania sembra quindi chiusa tra due immigrazioni quella povera albanese e quella europea fatta ricca dalla povertà di un paese ancora in fuga dalla fame.